Die Hard – Un buon giorno per morire

Posted: 24th February 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: Bruce Willis, Jai Courtney, Sebastian Koch, Rasha Bukvic, Cole Hauser, Yuliya Snigir, Amaury Nolasco, Megalyn Echikunwoke, Mary Elizabeth Winstead, Sergey Kolesnikov, Ana Makarenko
Regia: John Moore
Durata: 96 min.
Titolo originale: A Good Day to Die Hard
Produzione: USA 2013

VOTO: 

Inutile ribadirlo ulteriormente, l’action vecchia scuola è tornato di moda ma al botteghino comincia già ad accusare una certa stanchezza pregressa.
Girato durante la post-produzione di Expendables 2, sbuca fuori dal nulla questo Die Hard 5 che ha il gravoso compito di riscattare un quarto capitolo non proprio esaltante.
Esce il trailer ma non convince. Si mormora che il sottotitolo italiano sarà “Nulla è come appare” e ho un attacco di diarrea fulminante. Viene corretto il tiro, modificando il nome italiano in linea con quello USA, ma ho ancora gli strizzoni. Arrivato il gran momento, entro in sala e mi preparo a sentenziare.

John McClane (Bruce Willis, of course) vuole rivedere suo figlio Jack (Jai Courtney), mai sentito nominare prima di allora (errata corrige: i fedelissimi lettori mi fanno notare su Facebook che in realtà i pargoletti Jack e Lucy apparivano in Trappola di Cristallo: non lo ricordavo proprio, grazie per la segnalazione, ragazzi!). Jack però è in galera, in Russia. E allora papi che fa? Prende un aereo e va a trovarlo in tribunale. Peccato che scoppi tutto, e Jack se la fili assieme a un importante testimone implicato in storiacce a tema nucleare.

Cominciano le cazzate.
Nonostante la città sia a ferro e fuoco e Jack sia braccato da terroristi armati di lanciarazzi e tank corazzato, John cerca il dialogo con battute assurde del calibro di “Mi vuoi spiegare?”.
Jack scappa e John lo segue a ruota. Parte una sequenza freneticissima di inseguimento automobilistico dove John, nell’ordine: si cappotta con la Jeep distruggendo una decina di macchine parcheggiate, si rialza come niente fosse – manco una strisciata di sporco sulla maglietta -, tira un cartone in faccia ad un automobilista e gli ciula la macchina; con la stessa macchina, un SUV o forse un 4X4, tampona a ripetizione un carro armato mentre chiacchiera al telefono con la figlia Lucy (Mary Elizabeth Winstead), dicendole stronzate mentre intorno esplode tutto, e il SUV non si graffia manco il parafango; tramite un trick automobilistico, il tank va a schiantarsi in maniera acrobatica contro un pilone in cemento rimorchiato su un camion, provocando danni per migliaia e qualche dozzina di civili feriti, ma della polizia manco l’ombra.

Insomma, salta fuori che Jack è in realtà un agente segreto incaricato di scortare il testimone di lusso lontano dai sicari che vorrebbero fargli la pelle. Ovviamente i sicari sono più scaltri e cominciano a dare la caccia al trio.
John McClane smette di essere un eroe umano e vulnerabile, abilita il god mode e massacra terroristi come fossero mosche, aiutato dal figlio che c’ha i bicipiti pompati a creatina e dev’essersi sfondato parecchio su Call of Duty.
Il film si riduce ad essere uno sparatutto cafonissimo senza tensione, con battute stantie (inevitabili le frecciatine tra babbo e figlio) e cattivi più anonimi dell’Edo Costa di Die Hard 4, che al confronto andrebbe rivalutato.

90 minuti di esplosioni (scoppia davvero tutto), mitragliate, frasi ad effetto loffie e forzate, ma mai un momento veramente indimenticabile, se non un bel dito medio scagliato con tutto l’astio del mondo nel rocambolesco finale.
La sceneggiatura è semplicemente indecente. Sapete benissimo che non sono mai troppo esigente con i film d’azione, ma qui sembra davvero che lo sceneggiatore Skip Woods (altrove più brillante) abbia buttato giù un canovaccio mentre era al cesso e la produzione glielo abbia approvato senza neanche leggerlo: centrali nucleari che saltano in aria, elicotteri da guerra e Harrier che vomitano piombo a cielo aperto, orde di terroristi a spasso per Mosca, e né la polizia, né l’esercito, né la popolazione sembra farci granché caso. Ci ritroviamo di fronte al solito cliché della one-man-army indistruttibile, aggiornata a two-men per essere al passo coi tempi, contro il resto del mondo, nella fattispecie cattivissimi sovietici grossi, palestrati e con tattoo CCCP sulla schiena scolpita.
Uno dei bricconi, però, è sputato identico al pelatone col mitragliatore di Metal Slug, ve lo ricordate?

Ora, se il film si fosse intitolato “Gran bordello a San Pietroburgo” non avrei avuto niente da ridire. Il problema, ancora una volta, è la scomodissima eredità di un brand e di un personaggio oramai mitici, visti sputtanati nel nome del dollarone, perché sembra che non ci sia altra motivazione dietro un’operazione di rispolvero simile. Se si escludono le immancabili citazioni, il film non ha niente a che spartire coi precedenti capitoli: niente colpi di scena (o meglio, uno c’è, ma lo intuirete ancor prima dei titoli di testa), niente sarcasmo sprezzante, niente villain memorabili.

Il terrore è che la serie subisca il solito reboot, perché Bruce Willis, per quanto sia l’action star che sembra aver subito meno di tutti gli acciacchi del tempo, non fa altro che lamentarsi di quanto sia vecchio, di quanto vorrebbe andarsene in vacanza, di quanto non abbia più voglia di tutto ciò.

Viene lecito pensare che il testimone venga raccolto da Jai Courtney, ovvero il secondo clone discount di Tom Hardy (il primo è Logan Marshall-Green). Jai è gonfio di steroidi e non ha paura del pericolo, ma ha il carisma di un armadio a due ante, con tutto il rispetto per gli armadi.

Piccola postilla inutile: Bruce Willis è pieno di tatuaggi. È evidente, spuntano le linee da sotto le magliette slabbratissime. C’ha un dragone sulla spalla destra e un paio di angeli incazzati neri sulla spalla sinistra, ma non li mostra mai per intero nei suoi film. Questo non è un punto a sfavore, ma ci tenevo a farvelo sapere, perché sono ossessivo.

PRO
Salta in aria parecchia roba

CONTRO
Purtroppo si chiama Die Hard

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  1. Cleaned says:

    A livello di “operazione” papà-figlio mi ha ricordato tanto l’ultimo, giocattoloso, Indy. Resta un action godibile ma di “storielle” così potrebbero tirarne fuori una l’anno. Aspetti una vita a far tornare McLane in azione (che intanto invecchia) e non hai un’avventura memorabile in canna??

    • Death says:

      È un peccato perché certe scelte tecnico-registiche sono anche pregevoli (forse io avrei eliminato un po’ di “camera traballante” di troppo), il problemone è proprio la sceneggiatura che è davvero sciapida…
      Ora vorrebbero girare Die Hard 6, chissà che ne uscirà fuori 🙁

  2. Cleaned says:

    Cioè, il clichè del “cattivone che vuole mettere le mani su roba nucleare dimenticata in cantina” se lo erano già giocato cinque minuti prima su Expendables 2…

    Solo che lì era Willis della CIA, non il figlio 😛

  3. Mirko says:

    Per assurdo se in The Last Stand ci si metteva, al posto dello sceriffo, McClane veniva un Die Hard migliore pure del 4.

  4. Non ce la faccio proprio, passo come ho passato il numero 4

    • Death says:

      Prova a guardarlo senza vedere i titoli di testa, magari illudendosi che non si tratti di John McClane sembra pure un bel film 😀

      • Sciamano says:

        A me é piaciuto un pelo di più: tipo due teschi e mezzo….la storia/sceneggiatura é pessima ma l’azione a mio avviso regge benino, non mi sono annoiato, e Willis si difende. Pure io non ricordavo nel primo episodio la citazione del figlio.

        • Death says:

          Alcune scene d’azione sono ben realizzate, anche se la mancanza di un contorno narrativo ogni tanto mi faceva sonnecchiare 😀 Comunque c’è di peggio, senza dubbio, e almeno un paio di scene mi hanno divertito (il ”tuffo” finale è grandioso XD)!

  5. Joey Cruel says:

    Sono d’accordissimo: è un’enorme delusione.
    Ho citato parte della tua recensione nella mia recensione (http://www.filmtv.it/film/50764/die-hard-un-buon-giorno-per-morire/opinioni/681648/) per quanto sia d’accordo.
    Io spero che il sei risollevi una delle saghe a cui più tengo… se penso che quando andai a vedere il 4 mi aspettavo una delusione del genere e invece fu un bel film e soprattutto con il CGI limitatissimo!