Dal tramonto all’alba

Posted: 21st December 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel, Juliette Lewis, Salma Hayek, Tom Savini, Ernest Liu, Cheech Marin, Danny Trejo
Regia: Robert Rodriguez
Durata: 108 min.
Titolo originale: From Dusk Till Dawn
Produzione: USA 1996

VOTO:

Per concludere la tripletta di uscite pre-natalizie, mi sembra che la cosa migliore sia recensire un film che con il Natale non abbia proprio un cazzo a che fare, sennò sai che palle?

Torniamo allora nuovamente indietro agli anni ’90, vi prometto che sarà l’ultimo lagnoso amarcord da qui a un po’ di tempo. Si parla sempre di un periodo in cui, complice l’assenza di internet dalle nostre vite, gli unici modi per individuare i film validi erano il passaparola o, alternativamente, fidarsi del giudizio prezzolato delle riviste di settore.
A suggerirmi di noleggiare Dal tramonto all’alba fu mio cugino che, interrompendo una telefonata tra le nostre madri, mi convinse senza troppi giri di parole a fiondarmi in videoteca. Non ricordo le parole esatte, ma il concetto di base era più o meno “Guardalo, non ti dico altro”.

Mi ritrovai tutto spavaldo tra gli scaffali del videonoleggio a esaminare la custodia.
La cosa che mi saltò subito all’occhio fu la presenza nel cast di George Clooney. Clooney all’epoca faceva il Dottor Ross in E.R. ed era l’idolo delle casalinghe. Pure mia madre, generalmente refrattaria ai divi del piccolo e grande schermo, ne era incredibilmente fan. Inoltre, la presenza di Tarantino, Harvey Keitel (!!!) e, in cabina di regia, di Rodriguez (all’epoca semi-sconosciuto, ma Desperado me l’ero già sparato con gran gusto) mi incuriosì oltre misura, pur non riuscendo completamente a inquadrare di che genere di film si trattasse. Cioè, ci stava un attore di telefilm di successo, un regista di successo che però fa l’attore, un attore di gran successo che fa il comprimario e a dirigere tutto non c’è un grosso nome di successo, ma un piccolo cineasta intraprendente. Che cazzo sarà successo?

Si inizia come una sorta di road movie criminale con l’ostaggio. Seth e Richie Gekko, rapinatori di banche e tagliagole patentati, sono in fuga verso il confine con il Messico, nel cofano un po’ di paperdollari e un’impiegata allo sportello come garanzia. La preoccupazione maggiore è varcare la dogana, perché i loro grugni sono ben noti alle forze dell’ordine e con un simile malloppo nel bagagliaio sarà dura passare incolumi i controlli.
Così, dopo aver fatto saltare in aria una stazione di servizio per ragioni futili, Seth e fratellino pazzoide rapiscono una famigliola fresca di lutto, formata da padre pastore in crisi mistica, figlia maggiore ribelle e figlio minore cinesoide, per imboscarsi nel loro camper. “Com’è la storia fra voi due, siete una coppia di froci?”, sibila Seth, scambiando padre e figlio per un sordido intrigo interrazziale.

Tra risse verbali e allucinazioni erotiche (“Richie, puoi farmi un favore? Leccami un po’ la passera…”), l’insolito combo riesce a passare indenne la dogana e giungere a El Paso. È l’occasione giusta per festeggiare, in attesa dell’incontro con il contrabbandiere Carlos fissato per l’indomani mattina, in un bel posticino raffinato, il famigerato Titty Twister.
Questo locale, aperto dal tramonto all’alba, è una sorta di bordello infernale con lap-dancers, liquori pesanti e barman poco affabili come un granitico Danny Trejo con gilet in pelle e petto nudo.

I nostri, nonostante l’eterogeneità della congrega, sembrano acclimatarsi piuttosto bene, specie quando esplode il main event della serata, la sensuale esibizione di Santanico Pandemonium, “la signora più malvagia che abbia mai danzato sulla faccia della terra”, ovvero una Salma Hayek fuori parametro che manda in visibilio le folle quando offre un sorso di birra a Tarantino, gran visir dei feticisti, cacciandogli un piede in bocca e facendosi scorrere la Cerveza Chango lungo la gamba.
“Questo sì che è uno spettacolo!” urla Clooney, e noi con lui.

Ecco che, quando ormai hai smesso di cercare di capire in che genere rientri il film, stordito dai troppi cambi di registro in così poco tempo, Rodriguez, o meglio la sceneggiatura del Quentin, ha l’intuizione che fa entrare per direttissima From Dusk Till Dawn nel novero dei cult cinematografici contemporanei.
Il Titty Twister è in realtà un ritrovo di vampiri assetati di sangue che ogni notte sbranano gli incauti camionisti rifugiaticisi in cerca di ristoro. Comincia una bolgia di sangue e trovate kitsch veramente irresistibili, non ultimi il Liquidator caricato ad acqua santa o i preservativi usati a mo’ di gavettone benedetto.

Il film, oltre al mero divertissement splatter, è un vero e proprio profluvio di battute leggendarie e personaggi divenuti ormai icone, come il grandissimo Tom Savini nei meccanici panni di Sex Machine, sudato, barbuto, e con un revolver al posto del cazzo, per non parlare del trasformista Cheech Marin, che interpreta BEN TRE! personaggi diversi, ogni volta camuffato a dovere. E poi ancora Fred Williamson, star della blaxploitation, che trafigge con un matitone il cuore usato in Jason va all’inferno, o lo spassosissimo – specie in versione vampirica – gruppo di Tito & Tarantula che musica il film con un misto di rock e influenze mariachi di grande atmosfera.
Impossibile, oltre che inutile, continuare a elencare la quantità smisurata di materiale meritevole presente nella pellicola, anche perché le parole difficilmente renderebbero giustizia a ciò che succede su schermo.

Dal tramonto all’alba rimane uno degli esempi più fulgidi di sinergia tra regia e sceneggiatura degli anni ’90, con il suo continuo giocare tra i generi, fondere stili e strizzare l’occhio alla pop-culture o, metareferenzialmente, a sé stesso e ai suoi autori, c’est-à-dire ciò che dì lì a poco sarebbe stato universalmente codificato come “tarantinismo”. Rodriguez, di suo, ci mette un certo estro nella messa in scena e un gran gusto nel dinamismo delle sequenze più concitate, oltre che la verace e personale poetica della frontiera tra Texas e Mexico.
In poche parole, uno dei film più imprescindibili dell’ultimo decennio del secolo scorso; se non l’avete ancora visto siete pregati di recuperare immediatamente, altrimenti che cazzo ci fate a leggere questo blog?

Per concludere, ci terrei a farmi due risate insieme a voi sulla maggior parte della critica colta che, all’epoca, bollò il film come spazzatura pornografica, un concentrato di violenza gratuita diseducativa e mancanza di valori. Il ché, posso comprenderlo, potrebbe anche essere vero. Ma trovo eccezionalmente divertente la poca lungimiranza dei cosiddetti studiosi della settima arte che, in teoria, dovrebbero essere abbastanza sensibili alle avanguardie postmoderne da fiutare il potenziale carismatico di un film come questo. Voglio dire, qualcuno ha avuto il coraggio di definire cult movie fetecchie conclamate come Twilight dopo aver però liquidato Dal tramonto all’alba come spazzatura solo perché i vampiri, una volta tanto, la gente l’ammazzano in maniera truculenta, come oltretutto gli si confà meglio. Allora mi chiedo, senza per questo voler incensare di onori immeritati gli scribacchini improvvisati (come me, del resto) del web: la critica specializzata ha ancora senso di esistere?

PRO
Tripudio postmodernista

CONTRO
Troppo violento? E sticazzi?

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  1. Max Leone says:

    Cacchio ho postato il commento a From Dusk Till Down sull’altro post! Vabbè.. Mi si può perdonare per l’ora.. Stavo facendo pasto pre-nanna..