Dagon – La mutazione del male

Posted: 10th May 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Ezra Godden, Francisco Rabal, Raquel Merono, Macarena Gómez, Brendan Price, Birgit Bofarull, Uxía Blanco, Ferran Lahoz
Regia: Stuart Gordon
Durata: 98 min.
Titolo originale: Dagon
Produzione: Spagna 2001

VOTO:

Sempre Stuart Gordon, sempre un adattamento da Lovecraft.
Il titolo farebbe pensare proprio a una trasposizione da Dagon ma, a parte la presenza della fascinosa e grottesca divinità marina, il film è tratto liberamente dal racconto La maschera di Innsmouth, sagacemente citato nel nome dell’ambientazione che fa da sfondo alla vicenda horror, Imboca (in bocca, in mouth… l’avete capita? Eh? Eh?).

In pratica un ricercatore, la morosa e una coppia di vecchi pirla se ne stanno a cazzeggiare e prendere il sole a bordo della loro imbarcazione, poco distante dal porto della sopraccitata cittadina. La morosa lancia il PC del ricercatore in acqua, friggendogli in un colpo solo mesi e mesi di ricerche; lui sacramenta ma non la corca di botte.
A un certo punto, un cumulo di nuvoloni neri appare dal nulla e in men che non si dica si scatena una tormenta paurosa.
Il ricercatore e la morosa sono costretti a cercare aiuto in paese, mentre i vecchi pirla rimangono in balia dei flutti.

La cittadina di Imboca non è proprio ridente: gli abitanti, perlopiù pescatori, hanno tutti gli occhi spippati, deambulano in maniera inquietante e l’arredo urbano gronda umidità da ogni molecola. L’albergo locale, per esempio, è putrefatto, marcescente: il materasso ha sviluppato un ecosistema personale di muffe bluastre e dal lavandino fuoriesce poltiglia verdognola decisamente poco potabile.

La spiegazione di tale weirdness è presto rivelata: un tempo timorata di Dio, Imboca è ora devota al terrificante Dagon, divinità degli abissi prodiga nell’inviare pesci e oro ai suoi fedelissimi in cambio di qualche sacrificio umano di tanto in tanto, contrariamente alle altre teologie scevre di convenienti dinamiche do ut des. I devoti proliferano.
Maggiore il grado di fedeltà raggiunto, maggiore sarà la loro somiglianza con un mostro tentacolare degli abissi (indi “La mutazione del male”; capito il sottotitolo? Eh? Eh?). Contenti loro.

Nonostante Dagon sia una produzione a basso budget, stanziato dalla spagnola Filmax di Julio Fernández in combo con Brian Yuzna, la cura nella realizzazione è veramente esemplare. Innanzitutto, l’ambientazione da città portuale è stratosferica, con scenografie lividissime e sgocciolanti, un’atmosfera veramente maledetta che punta tutto sul minimalismo del miglior cinema del terrore. È bastato prendere una periferia di mare qualsiasi e inzupparla di pioggia battente e qualche luce al neon ben esaltata dalla fotografia. Stop. Zero architetture 3D, zero set colossali. Il ricorso alla tridimensione digitale è presente solo in alcuni brevissimi momenti e, non a caso, sono anche i punti in cui il film mostra più il fianco. Ok, un bel tentacolo pixellato ha sempre il suo fascino, ma stona con la corporalità del resto della pellicola, bella concreta e aderente al reale.

Certo, sul finale i toni devono un po’ esagerare, altrimenti il pubblico si annoia. Così, tra dozzine di make-up prostetici ben realizzati, il possente Dagon deve comparire almeno un istante per dominare la scena e sottolineare la sua superiorità; fortunatamente, per la realizzazione del Dio Esterno, un budget più cospicuo sembra esser stato impiegato. È poco più che un flash improvviso, ma il climax è costruito alla perfezione, ben scandito dalle liturgie sacrileghe in onore di Cthulhu, e coincide con il momento più cattivo e scorretto del film, che pur non lesina momenti turpi durante la sua ora e mezza di durata.

Completano infatti la visione un paio di scuoiamenti, qualche gola tagliata e i terrificantissimi lamenti degli Imbocanos, metà umani e metà tentacolari, le cui sonorità ricordano per frequenze e pelli d’oca provocate le nemesi che infestavano survival horror paurosissimi del calibro di Forbidden Siren o Silent Hill.

Un piccolo film per gli amanti del brivido classico e delle suggestioni del solitario di Providence; era il 2001 e di lì a poco altre suggestioni, quelle orientali, si sarebbero imposte sul panorama orrorifico mondiale. Non fu per forza di cose un male, ma quali che siano le ragioni, film pragmatici come Dagon, ormai, non ne escono più. Peccato.

PRO
Atmosfera superlativa

CONTRO
Momenti digitali deleteri

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  1. Walter Marek says:

    se non invoglia alla visione una recensione così…ho letto alcuni romanzi e racconti di Lovecraft (stupendo “Il caso di Charles Dexter Ward” – da cui Corman ha tratto “La città dei morti” con Vincent Price – oltre al celebre ciclo di Cthulhu) e la descrizione dei luoghi e in particolare delle città di mare è tra le più evocative della narrativa novecentesca…se ti ha colpito l’ambientazione spettrale nel borgo portuale (Imboca credo sia ispirata all’immaginaria Innsmouth, ideata dallo scrittore) evidentemente Gordon è riuscito a creare la giusta atmosfera, fondamentale in pellicole basate su opere del “Solitario di Providence”…altro titolo da aggiungere nel listone dei film da recuperare..

    • Walter Marek says:

      Ho visto che la parte su Imboca/Innsmouth c’è anche nella recensione, mi era sfuggito..

    • Death says:

      Ho letto poco di Lovecraft ma devo assolutamente rimediare! Come atmosfere Dagon è veramente massiccio, con un budget più cospicuo sarebbe uscito un vero e proprio capolavoro… ma forse con troppi soldi a disposizione la produzione non avrebbe rischiato con certe scelte di sceneggiatura, non proprio mainstream… 😉

      • Walter Marek says:

        l’ho guardato un paio di giorni fa ed avevi ragione, sulla scenografia hanno fatto un gran bel lavoro considerando il budget limitato…anch’io ho pensato che con una produzione di alto livello sarebbe uscita una bomba, in effetti Lovecraft è poco sfruttato dalle grandi major di Hollywood, peccato…poi certo che se stanziassero super cifre solo per affidare le gesta di Cthulhu e soci a qualche regista yes-man (che strizza l’occhio a teen-ager e mode del momento) mi tengo il luridissimo albergo di Imbuta con tanto di toilette spruzzata (presumo dal buon Dagon ah ah…a proposito, molto efficiente il baccalà alla reception, altro indiziato per la tinteggiata ai servizi igienici!)

        • Death says:

          Clamoroso il portinaio baccalà! Comunque sono anni che Guillermo del Torno cerca di portare al cinema Alle montagne della follia… ma pare che incontri sempre grossi problemi produttivi…