Cure

Posted: 13th October 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Kôji Yakusho, Masato Hagiwara, Tsuyoshi Ujiki, Anna Nakagawa, Yoriko Dôguchi, Yukijirô Hotaru, Denden, Ren Ôsugi
Regia: Kiyoshi Kurosawa
Durata: 111 min.
Titolo originale: Kyua
Produzione: Giappone 1997

VOTO: ½

È un periodo di scimmia potente per il Giappone, così sto guardando (o ri-guardando) J-Horror a nastro continuo. Naturalmente evito di ammorbarvi con troppa roba televisiva. Mi garba tutto, ma voglio cercare principalmente di consigliare materiale veramente caparbio.
Quale film migliore, allora, se non uno dei principali esponenti della rinascita del genere, assieme a Ringu di Nakata?
Sto parlando di Cure, del titanico Kiyoshi Kurosawa (nessuna parentela col sensei Akira…) che successivamente firmerà il capolavoro assoluto Kairo/Pulse.

Cure parla del detective Takabe, alle prese con una strana serie di delitti. Persone senza un movente, di punto in bianco, sbroccano e ammazzano qualcuno di caro o intimo – moglie, fidanzata, collega di lavoro – marchiandolo chirurgicamente con una enorme X sulla gola. Una dinamica così splatter, nonostante gli assassini non abbiano niente in comune, non può passare inosservata, così Takabe cerca di sbrogliare la vicenda, trascurando la moglie malatissima che si imparanoia da sola a casa.
Da qui in poi, tra un omicidio e l’altro, ci si infila in una spirale delirante fatta di mesmerizzazioni, vaneggi psicologici profondi e allucinazioni tremende, giungendo a un finale spiazzante, di una follia così lucida da mettere i brividi.

Il film è lento e inesorabile, il ché, generalmente, significa gran rottura di coglioni. Ma qui no, perché la sceneggiatura intrippa come poche, nonostante capisca che i lunghi tempi morti tipici del cinema nipponico possano scoraggiare i non avvezzi. La violenza non è eccessiva come in altre pellicole, ma la quantità di splatter è ben dosata, anche se generalmente statica (si parla di primi piani su cadaveri martoriati, niente sgozzamenti artistici o bassa macelleria).
Ma ciò che veramente sorprende sono la qualità suprema di regia e uso delle scenografie, che trasmettono una freddezza e un disagio (interiore, ma non solo) assurdi con ogni inquadratura, spietatamente geometriche come il macabro marchio che contraddistingue gli omicidi. È qualcosa difficilmente spiegabile a parole, ma che cerco di evocare citandovi un po’ di pianelle vecchie, umidità nell’aria, ambienti spogli… pensate di tornare in un posto simile, dopo una pesante giornata di lavoro, e trovare un avanzo di pasta scotta come cena. Più o meno il senso di desolazione è quello.

Uscito alla fine degli anni ’90, in pieno boom da “film col serial killer” post Seven, Cure è in realtà un’opera molto più stratificata e cerebrale, che non si ferma alla mera masturbazione sui corpi morti ma attua un mindfuck progressivo che, parallelamente al buon Takabe, ipnotizza lo spettatore conducendolo a un epilogo cattivissimo e sospeso, una roba che, credetemi, spezza il fiato.
Tutto questo, scontato ma doveroso ribadirlo, se non vi aspettate il thrillerone pirotecnico con più pistolettate che righe di plot.
È necessario usare un po’ il cervellino ed essere sensibili a interrogativi esistenziali anche scontati, il minimo sindacale per evitare che i propri neuroni si atrofizzino, assuefatti dalla violenza gratuita e sterile che invece imperversa copiosa in altre produzioni. Produzioni che hanno un senso ludico e catartico, beninteso, ma è giusto che ogni tanto si investighi sulla propria coscienza e consapevolezza di sé anche attraverso il cinema.

Ennesima dimostrazione che il vero cinema si fa con le idee e non con i soldi. Low budget risicato (un milione scarso di yen), freddi interni comuni gestiti alla perfezione, una sceneggiatura a prova di bomba e qualche effetto gore artigianale. Nient’altro.
Perché cazzo non si riesce più a fare qualcosa di simile anche in Italia?

PRO
Ipnotico

CONTRO
Troppo lento per i profani

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  1. Cinepillole Guida Antiflop says:

    i Giapponesi ci sanno fare con l’ipotico.. 🙂

  2. bradipo says:

    Kyioshi Kurosawa è un grandissimo, mi fa piacere questo recupero…