Cult

Posted: 22nd October 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Yû Abiru, Mari Iriki, Mayuko Iwasa, Ryosuke Miura, Natsuki Okamoto, Sayuri Oyamada
Regia: Kôji Shiraishi
Durata: 84 min.
Titolo originale: Karuto
Produzione: Giappone 2013

VOTO:

Prima di avvicinarsi a un film come Cult (Karuto, per i nippofoni) bisogna considerare la carriera di un regista estroso e imprevedibile come Kôji Shiraishi.
Esploso nel 2005 con il celeberrimo Noroi (The Curse), mockumentary serratissimo tra i migliori – nonché tra i primi del nuovo corso – del genere horror, il Kôji ha proseguito la sua carriera girando un po’ il cazzo che gli pareva, generalmente pellicole molto pop e decisamente commerciali (oltre che altri mock), come Carved, noto anche come Slit-mouthed Woman (Kuchisake Onna) e la doppietta Teke Teke, film di cassetta piuttosto veloci, girati con buona mano e che strizzano l’occhio al folklore popolare delle leggende metropolitane in voga nella city. Roba rapida ma pregevole per fare gransoldi, niente di male. Esce poi Grotesque, forse il suo film più infame poiché il più estremo, ritirato da vari mercati internazionali in quanto torture porn all’ennesima potenza. Shiraishi ha ammesso pubblicamente di averlo realizzato senza alcuna pretesa artistica, solo per far girare il cazzo a puritani e benpensanti, e intanto fare ancora un po’ di gransoldi. Un bel 10 per l’onestà intellettuale e per il maximum trolling.

Arriviamo dunque al 2013 con Cult, che sembra tornare alle origini perché inizia come un mockumentary alla Noroi, ove 3 Idols abbastanza famose (che interpretano sé stesse) vengono ingaggiate, assieme a un prete shintoista abile nell’esorcismo, per girare un documentario su una casa realmente infestata da misteriose presenze. Il pretesto è quanto di più canonico possa esserci, ma Shiraishi decide di buttarla completamente di fuori, con un’atmosfera surreale inframezzata da vere e proprie sequenze deliranti, con continui ribaltoni situazionali e narrativi che, nonostante l’argomento trito, mantengono vivo l’interesse e lo stupore senza mai appesantire i testicoli (come invece rischiava di fare Noroi), anche perché il film è breve e scorre via liscio tra una trovata e l’altra.

C’è praticamente questa entità maligna, ora filiforme, ora tentacolare, che caga il cazzo a una famigliola composta da mamma + figlia, e l’intervento della troupe, in particolare dell’esorcista, non fa che peggiorare le cose. Il bonzo è particolarmente irresistibile, coi suoi mantra recitati velocissimi come un rap di Busta Rhymes e con le sue benedizioni lanciate come anatemi, oltretutto pienamente efficaci nonostante l’apparente ridicolaggine di formule e gesti.
La situazione precipita più di una volta, fino a che la troupe non si vede costretta a chiedere l’aiuto del top di gamma per ciò che concerne il paranormale, un sensitivo vestito fighetto e col capello ossigenato che si fa chiamare NEO, in onore del protagonista di The Matrix (sic!).

Non si può spoilerare oltre una trama che fa del nonsense il suo punto di forza e che, nonostante la maggior parte delle circostanze siano sopra le righe, riesce anche a infilare qualche breve sequenza dannatamente perturbante, non facilissime da contestualizzare in un prodotto di questo tipo.
Forse l’unica pecca veramente evidente sono gli effetti digitali, pare volutamente posticci ma che sono un vero e proprio pugno in un occhio, a dir poco amatoriali, ma per questo, paradossalmente, ancora più inquietanti e bizzarri.
Per il resto Cult rappresenta un’irresistibile fusione tra horror soprannaturale e commedia demenziale; tra bombe demoniache, cani tentacolari ed esorcismi più kitsch di un varietà serale è veramente difficile annoiarsi.

Quindi, sparatevi prima Noroi per avere un assaggio di mocku realmente inquietante, poi dateci dentro con Cult per vedere come un regista sia capace di rielaborare il genere come cazzo gli pare e piace, nel completo spregio delle regole accademiche.
Onore al sensei Kôji Shiraishi e alla sua produzione squisitamente disomogenea e anarchica.

PRO
Fuori di testa

CONTRO
SFX poveracci

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  1. Simone says:

    Una bella botta di delirio ce l’ha messa anche in Occult, qualche anno prima: sempre il solito mockumentary (dove però il protagonista è lui e tra i vari c’è pure Kyoshi Kurosaea), parecchio teso e inquietante, e poi ci attacca una parte finale di fanculi e pernacchie che solo un giapponese può permettersi e fare finta di niente nei film successivi 🙂