Cruising

Posted: 29th February 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Al Pacino, Karen Allen, Paul Sorvino, Don Scardino, Joe Spinell, Jay Acovone, Barton Heyman, Richard Cox, Gene Davis, Randy Jurgensen
Regia: William Friedkin
Durata: 97 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 1980

VOTO:

In una afosa New York estiva, un serial killer si accanisce contro la comunità omosessuale violentando e facendo a pezzi alcuni disgraziati rimorchiati nell’ambiente dei club notturni. Alcuni resti umani vengono rinvenuti a galla del fiume Hudson, così la polizia decide di intervenire mandando in missione un agente in incognito.
Steve Burns (Al Pacino) risponde ai tratti fisici prediletti dall’assassino, così si ritrova costretto a fingersi gay e infiltrarsi nel sordido mondo dei leather bar, locali ad alto tasso di lascivia dove gli avventori, rigorosamente pellati, vivono la loro sessualità esplicitamente, senza troppi patemi d’animo.

Dopo lo sconvolgente exploit horrorifico de L’esorcista, William Friedkin affronta un altro tema scabroso ed esageratamente scandalistico. Cruising fu infatti un grosso insuccesso di critica e di pubblico (fu addirittura candidato ai Razzie Awards come peggior film, peggior regia e peggior sceneggiatura!) e attirò numerose critiche dagli ambienti LGBT che, in maniera abbastanza naïf, tacciarono il film e il regista di omofobia.
L’argomento è ancora oggi scomodo e il rischio di mancare di rispetto è sempre elevato; ciononostante, e nonostante le critiche, Friedkin tratta il tema con la dovuta freddezza tecnica e narrativa. Effettivamente i vari omicidi sono efferati e spesso abbastanza grafici, ma questa è una prerogativa di qualsiasi giallo che si rispetti. Che gli omossessuali vengano uccisi è lo snodo cruciale del film, ergo è impensabile lanciare un’accusa per questo, mentre alcuni risvolti di sceneggiatura conclusivi parrebbero intendere una sorta di corruzione fisica e morale conseguente alla frequentazione di certi ambienti, ma sono solo speculazioni su un finale lasciato volutamente in sospeso e straordinario proprio per la sua ambiguità.

Certo, i leather bar ritratti nel film non sono posti di gran classe; gli habitué sono sudati, arrapati e inclini a ogni nefandezza, basta sbandierare il fazzoletto del colore abbinato alla propria perversione prediletta e non si avranno problemi a rimediare persino una pioggia dorata. Credo che ambienti simili, e ben più peggiori, esistano nella realtà underground di tutti i giorni e indipendentemente dall’orientamento sessuale. Ci saranno postacci laidi sia per gay che per etero, e persino per gli amanti della zoofilia. Ciò che Friedkin compie, con Cruising, è pura cronaca mascherata da thriller, del resto il film è tratto da avvenimenti realmente accaduti a New York negli anni ’60 (leggere l’omonimo romanzo di Gerald Walker per approfondimenti). Criticare un film per i suoi intenti cronachistici sarebbe un po’ come accusare un libro di storia di filonazismo solo per aver parlato dell’Olocausto.

Effettivamente, dopo un iniziale bollore mediatico, il film è stato riscoperto negli anni ’90 e, attualmente, addirittura considerato come un caposaldo del cinema attivista gay, segno che a lamentarsi nel 1980 furono solo personaggi a cui bruciava il culo a prescindere dalle loro inclinazioni sessuali, quelli che al giorno d’oggi bolleremo con sprezzo come haters.

E a interpretare un film così impegnativo non poteva esserci che un pezzo da novanta come Al Pacino, che accetta e conduce senza timore un ruolo ingrato e spaventoso per chiunque altro. Finire nudo, incaprettato chiappe all’aria e mantenere allo stesso tempo la propria professionalità e credibilità intatta è qualcosa che solo un pezzo grosso (no pun intended) come Al può permettersi.

Cruising rimane uno dei film più sconosciuti girati da Friedkin e, per simmetria, anche uno dei più ostici da mandare giù. Ma rimane un grande esempio di thriller fuori dagli schemi, coraggioso, provocatorio e difficile da dimenticare.
Ovviamente, per via delle numerose sequenze scabrose, il film è stato martoriato a più riprese dalla censura. In TV, per esempio, passavano una versione brutalmente tagliata, e si mormora che dal montaggio finale del master cinematografico furono eliminati addirittura 40 minuti mai editi e perduti per sempre (James Franco e Travis Mathews hanno provato, nel 2013, a ricrearli attraverso il documentario Interior. Leather Bar.).
Da riscoprire nella nuova e completissima, nei limiti del possibile, edizione in DVD francese (con audio e sottotitoli italiani inclusi!).

PRO
Cupo, crudo, durissimo

CONTRO
Argomento per molti ancora Taboo

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