Cradle of Fear

Posted: 17th June 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Dani Filth, Emily Booth, Stuart Laing, Edmund Dehn, Eileen Daly, Rebecca Eden, Louie Brownsell, David McEwen, Willie Evans, Emma Rice
Regia: Alex Chandon
Durata: 120 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Gran Bretagna 2001

VOTO:

Complice l’uscita del loro nuovo disco orchestrale, Midnight in the Labyrinth, ho rispolverato i miei vecchi dischi dei Cradle of Filth, un bel tuffo nel passato. Musicalmente parlando hanno sempre un tiro pazzesco, anche se oramai sentir cantare strillare cose come “Supreme Vampyric Evil” fa un po’ sorridere.

Ma quella musica era la valvola di sfogo ideale per un ragazzino molto ligio ai doveri scolastici eppur così ribelle culturalmente, il tipo di ribellione che si può attuare a 16 anni, beninteso. Io La Rabbia Giovane non l’ho mai cagata neanche di striscio; per me metterla in culo al sistema era spararmi in cuffia urla oltretombali e arrangiamenti gotici, mentre tutto intorno impazzavano le rassicuranti litanie di Nelly Furtado.

Gaudio magno, dunque, quando riuscii a ottenere una copia di Cradle of Fear, in pessima qualità da VHS scaldata al sole ma seducente come tutto ciò che è proibito, perché a 16 anni un film splatter era (per l’epoca) merce rara da coccolare nel buio della propria cameretta.

Il film è una cagata senza mezzi termini, ma è anche una visione essenziale per tutti gli amanti del cinema horror trash.
Diretto da Alex Chandon (già regista di alcuni videoclip della band, come From the Cradle to Enslave ed Her Ghost in the Fog) con una videocamera digitale e un pugno di sterline, il film è strutturato a episodi, una specie di Creepshow con musiche Black Metal insomma. Il trait d’union è la presenza di Dani Filth (il resto della band compare in brevi cameo) che intervalla la progressione combinando qualcosa di malefico, mentre cerca di liberare il padre dal carcere psichiatrico in cui è segregato.

Il primo episodio racconta di una darkettona che un bel giorno decide di andare in disco per cuccare qualche bel fusto. Incontra Dani, che non è propriamente un adone ma sembra in qualche modo piacerle. I due tornano a casa per scopare. Dani però si trasforma in un mostro e la violenta. La povera darkettona si risveglia il giorno dopo, ancora incredula: sarà stato solo un brutto sogno o è tutto vero? Terribili allucinazioni sembrano indicare la seconda ipotesi, fino a quando non scoprirà di essere incinta di qualcosa di mostruoso.

Nel secondo sketch, due lesbiche giocano a fare le ladre di appartamento. Durante un incursione ammazzano a sangue freddo un vecchio rinco, colpevole di trovarsi in casa all’ora del furto. Una di loro, colta da improvvisa cupidigia, ammazza l’altra per tenersi tutto il bottino ed evitare di poter esser denunciata. Le vittime torneranno dall’oltretomba per vendicarsi in maniera brutale.

Nel terzo episodio, un povero ragazzo è psicologicamente devastato per aver perso un arto inferiore in un non ben precisato incidente. Decide dunque di regalarsi una gamba nuova: irrompe a casa di un amico e gliela sega via con un coltello da cucina. Dopo essersela fatta incollare da uno spregiudicato dottore (stile Nick Riviera), la vita sembra finalmente sorridergli… fino a quando la gamba non comincia a muoversi per conto proprio, con conseguenze devastanti.

L’ultima scenetta è anche la più gustosa: un nerd viene a conoscenza della Sick Room, un sito internet snuff dove è possibile uccidere in diretta le persone. Questo derelitto ne diviene così ossessionato da perdere il lavoro, mazzulare la ragazza (perché ormai è diventato un nasty boy) e bruciarsi tutto il conto in banca. Ormai persa la brocca, comincerà un’indagine che culminerà con una diretta sulla Sick Room, ma non davanti al monitor.

Alla fine Dani riesce a ricongiungersi col padre, ma l’epilogo è un vero e proprio bagno di sangue.

Le scene cult per cui questo film, pur essendo oggettivamente una ciofeca, merita di essere visto:

  • Nella scena d’apertura Dani cammina per le strade ridendo tra sé e sé, incrocia un barbone e gli tira un growl: il barbone vomita.
  • Il bebé che la darkettona partorisce è uno sgorbio metà ragno metà cicciobello. Se decidessero di produrlo in serie scommetto che sarebbe il regalo di natale più gettonato dell’anno.
  • In una sequenza totalmente gratuita, Dani squarta un peluche a forma di gatto e ne mangia con voracità le interiora.
  • La password della sick room cambia in continuazione, ed è alternativamente filth, satan o fuck. Ogni punizione inflitta costa circa 1000 dollari (i bitcoin non erano ancora stati inventati). Un abbonamento a Brazzers costa meno e regala più soddisfazioni.

Cradle of Fear è un film da non prendere assolutamente sul serio. È una divertita compilation di storielle del terrore, di “fright tales” trash ad alto tasso splatter condite coi martellanti pezzi del disco Midian che, mettendo da parte la diatriba True VS Poser, è pure un signor disco.
Se reputate i Cradle of Filth dei pagliacci, questo film rafforzerà la vostra convinzione.
Se avete 16 anni e per voi i Cradle sono er mejo der mejo con questo film vi ci farete le seghe.
Io 16 anni purtroppo non li ho più, ma continuo a guardare Cradle of Fear con lo stesso disincanto adolescenziale, con la braghetta ben serrata ma sempre entusiasta di vedere porcherie artigianali rosso sangue.

PRO
Spassosamente splatter

CONTRO
Trash casereccio

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  1. Steven says:

    Cazzo che nostalgia! Se ben ricordi i nostri tempi da liceali, sto film (scaricato e guardato a intermittenza dal vecchio E-mule!) prendeva volentieri il posto delle sessioni di studio di letteratura italiana del giorno dopo! Onore al caddozzissimo Chadon e al gatto di peluche squartato!

  2. Death says:

    Bei tempi, da “studenti disperati”! Pascoli e Manzoni? Che rottura de cojoni…