Commando

Posted: 13th July 2012 by Karoni in Recensioni
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Interpreti: Arnold Schwarzenegger, Dan Hedaya, Rae Dawn Chong, Vernon Wells, James Olson, David Patrick Kelly, Alyssa Milano, Bill Duke, Drew Snyder
Regia: Mark L. Lester
Durata: 88 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 1985

VOTO: 

L’Austria ha dato i natali a illustri personaggi: Mozart, Hitler, Schwarzenegger. Non si può pretendere di più da una nazione. Dei tre citati il più poliedrico è senza dubbio l’ultimo: culturista, attore e uomo politico. Qualcuno obietterà che come governatore non è stato granché (ha triplicato il debito della California). Ma negli altri campi non è secondo a nessuno: Mister Olympia a soli 23 anni, ha fatto la storia del suo sport e come attore ha girato alcuni dei film più famosi della storia del cinema. “Commando” è uno di questi; una pietra miliare che ha influenzato per anni il genere d’azione e avventura.

Sino a “Commando” l’ex culturista aveva interpretato ruoli che richiedevano poche parole e molta massa. Nel film di Mark L. Lester invece, oltre a mostrare il suo fisico “geneticamente perfetto” (per usare le parole di Rae Dawn Chong) ha dovuto recitare la parte del padre affettuoso nonché ex-commando John Matrix, a cui viene rapita la figlia. Schwarzy, a detta del regista, ha sudato freddo la notte prima della scena di vita domestica. Fortunatamente per lui l’idillio familiare durava pochi minuti e per il resto del film ha potuto rilassarsi girando sequenze di lotta e violenza. L’unico scoglio è stato il monologo di 30 secondi che John Matrix pronuncia nel supermercato. Lester racconta che Schwarzy lo ha ripetuto un’infinità di volte, facendo infuriare i vertici della Fox che non volevano neanche che avesse parti parlate nel film. Quello è stato il momento più duro per il povero austriaco. Sollevare cabine telefoniche, sradicare sedili d’auto, flettere i muscoli remando in mutande (Sorbo gli fa una pippa) invece è stato un gioco da ragazzi per il 7 volte Mister Olympia. Per esprimere la fisicità ariana dell’attore il regista si è ispirato, per sua stessa ammissione, ai film nazisti di Leni Riefenstahl. Mai musa ispiratrice fu più azzeccata per esaltare la teutonica possanza di chi da giovane si professava ammiratore del führer e si esaltava ascoltando canzoni naziste (per poi negare tutto una volta americanizzatosi).

Oggi è pieno di attori, specialmente non-bianchi, che mostrano la loro muscolarità nei film d’azione. A volte, come nel caso di Michael Jai White, sono veramente enormi. Ma a loro mancano le proporzioni di Schwarzy e un’altra caratteristica di capitale importanza: un volto caucasico. I non-bianchi infatti esprimono il meglio della loro mimica sorridendo. Ilarità e giocondità sono il loro cavallo di battaglia. Quando fanno delle facce serie non convincono e se sono minacciosi è solo perché assomigliano a degli scimmioni incazzati. Per il colosso austriaco è l’esatto opposto: se ride sembra un deficiente mentre esprime il meglio di sé nelle espressioni fiere o minacciose.

La composta fermezza è la sua caratteristica. Le scimmiottaggini le lascia alla sua spalla non-bianca, la canadese Rae Dawn Chong (Cindy). Certo, spesso anche lui “ha tutta l’aria di un gorilla a spasso“, ma in questi casi l’effetto è voluto. John Matrix infatti è un personaggio che sa far ridere. Le numerose freddure che pronuncia Schwarzy, contrastando con il suo volto serio, rendono ancora più divertenti le battute. A volte non c’è nemmeno bisogno di una frase ironica; basta una mano nella pancia e le parole “Mi sento male” per far scattare le risate.

Tutto il film è studiato per divertire e far sorridere. L’azione è volutamente caricata oltre ogni credibilità, come la scena in cui Matrix fa a pezzi un’intera armata di latinos senza curarsi delle pallottole. Sembra di vedere uno sparatutto arcade giocato col trucco dell’invincibilità. Conta solo lo spettacolo. L’azione scorre coi ritmi veloci di un videogioco e non c’è il tempo per pensare: la missione di Matrix (salvare la figlia) deve essere portata a termine prima della scadenza di un limite di tempo, altrimenti è game over. E come in un videogioco tremontiano lo schema della narrazione è quello dei boss a difficoltà crescente: si va dal debolissimo e viscido Sully al più coriaceo Cooke per arrivare al più tosto e deviato di tutti, il mitico Bennett, un sosia di Freddie Mercury con la pancetta e la fissa del pugnale. Il suo look in cotta di maglia e calzoni di pelle e le sue movenze da non-etero lo contraddistinguono tra la massa di bad boys di cui è pieno il cinema. Quando stringe tra le mani il suo pugnale diventa un pazzo assassino. Muore dalla voglia di penetrare (col coltello) Schwarzy ed il suo urlo disperato e isterico “John, io ti ammazzo!” è uno dei momenti più drammaticamente esilaranti della cinematografia universale.

Bennett è la ciliegina sulla torta di un capolavoro di narrazione per immagini rafforzato da un bellissimo accompagnamento musicale. Unico rammarico è sapere che nel ruolo di Arus, il dittatore di Val Verde che fa rapire la figlia di John, il regista aveva scelto il grande Raul Julia mentre la produzione lo ha costretto ad usare il raccomandato Dan Hedaya. Pazienza, non si può avere tutto dalla vita. “Commando” rimane comunque un’opera perfetta. Eterna. Come l’Iliade di Omero. E come il poema del cieco vate ricorda a l’uomo contemporaneo l’orgoglio e i valori di una civiltà ormai scomparsa, anche “Commando” esprimerà la fierezza e la potenza della stirpe europea alle generazioni che abiteranno il mondo nei prossimi secoli.

PRO
Trionfo della fisicità classica

CONTRO
È solo un film

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  1. Cleaned says:

    ““Commando rimane comunque un’opera perfetta. Eterna. Come l’Iliade di Omero”

    Troppo vero 🙂

    Dato che nasceva come risposta a Rambo ho sperato per anni in un sequel. E a questo proposito ci tengo a ricordare che Die Hard fu inizialmente concepito come Commando 2. Dentro la “trappola di cristallo” doveva esserci il Arnie!

    • Death says:

      Ahahahahahah meraviglioso!!! Il protagonista sembra ancora più inespressivo di Schwarzy! Però il Bennet russo sembra più fisicato 😀 Anche se parlano in russo, è facile immaginare cosa vogliano dire le varie battute 😉