Cobra

Posted: 22nd June 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Sylvester Stallone, Brigitte Nielsen, Reni Santoni, Andrew Robinson, Brian Thompson, Melinda R. Allen, Lee Garlington, Art LaFleur
Regia: George Pan Cosmatos
Durata: 87 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 1986

VOTO:

Esser cresciuto negli anni ’80 non dev’esser stata una passeggiata.
A frugare dentro gli scatoloni in soffitta vengono i brividi. Abbigliamento improponibile e una innaturale propensione a collezionare gadget inutili che all’epoca ci sembravano indispensabili. Tutta roba con cui il tempo è stato spietato.
Ma se c’è qualcosa di quegli anni che ancora oggi funziona alla grande, quelli sono i film d’azione.

Io ero solo un bambino, allora, ma avevo già le idee ben chiare. Stallone, Schwarzenegger, Van Damme: non mi perdevo un loro film per nulla al mondo. In piena golden age Golan-Globus, noi ragazzini subivamo il lavaggio del cervello ispirati dalle gesta di tronfi marcantoni dal fisico scolpito in palestra, la battuta pronta e le maniere poco affabili. Per me il prototipo di uomo figo, il modello a cui ispirarsi (anche se ero un marmocchio in bermuda e espadrillas), era lo Stallone di Cobra, un personaggio così topico che per descrivervelo mi affido al retro del DVD:

“Come i Rocky e i Rambo di Sylvester Stallone, l’eroe di Cobra è un altro personaggio fuori dal comune: il tenente Marion Cobretti, una truppa d’assalto da un uomo solo. Le sue armi, un mitra con puntatore laser e una Colt 45 con l’impugnatura in madreperla, sputano puro veleno anticrimine.”

Per un bambino delle elementari, ma anche per un fesso cresciuto e calzato quale sono oggi, tutto ciò era quanto di meglio si potesse desiderare da un film.

L’ambientazione del film è bellissima, da California Dreamin’. Che si tratti del litorale soleggiato o della notturna downtown, la Los Angeles di Cobra è un posto incantevole e suggestivo da ammirare, ma non troppo sicuro in cui vivere.

Così, quando gli spauriti pulotti di contea non riescono a fronteggiare un gringo asserragliato in un supermercato, non resta che chiamare il Cobra, e io ho gli occhi incollati allo schermo di fronte al poliziotto più badass di sempre: Ray Ban con lente blu a specchio, capello cotonato, un fiammifero in bocca, una colt Gold Cup con un tamarrissimo cobra aerografato sul calcio. Il Cobra si aggira a bordo di un maggiolone supercorazzato (una Ford Mercury 1950 custom, proprietà di Stallone), targato AWSOM 50, così grosso da potersi sbattere di parcheggiarlo alla perfezione.

L’irruzione nel market è storia del cinema: un sorso di birra, un plasticone Pepsi che salta in aria, “Tu sei il male, e io sono la cura“.
Ovviamente per il povero gringo finisce malissimo, ma il Cobra è vittima dell’ipocrisia dei media: quel povero diavolo – pluriomicida – meritava davvero di morire?
Vallo a raccontare ai genitori” (delle vittime).
La morale del film è un puro calcio in culo al perbenismo dei moralisti e dei benpensanti. Ma se per un reato minore come fumarsi una canna ed essere latinoamericano basta una canottiera strappata ed un invito a lavarsi (“Puzzi“), lo stesso trattamento non può esser riservato alla feccia che ammazza gli innocenti. Il male va estirpato alla radice, con la forza, come si fa con l’erbaccia cattiva. Deprecabile o meno che sia, è meglio uno sbirro un po’ rude che assassini multipli a piede libero.

Come la gang delle asce, per esempio.
Questi spaventosi figuri – grossi, tatuati e armati di accetta – sono capitanati dalla “belva della notte” Brian Thompson, folleggiano per le strade massacrando incauti disgraziati e strepitano cazzate sul nuovo ordine mondiale che vorrebbero costituire tagliando la testa ai più deboli. Ora il gommosso faccione del Thompson mi ispira tanto Lionheart, e quindi cose belle, ma da piccolo l’equazione non era così semplice. Mi cagavo di brutto per la descrizione del suo modus operandi: “si introduce nelle case attraverso le finestre, taglia i fili del telefono e uccide le sue vittime nel sonno“. Uomo nero, fagli una pippa!

Meno male che c’era Stallone con la sua iconicità a farmi sentire sicuro. E si sentiva sicura anche la “bella” in pericolo, la giunonica Brigitte Nielsen. Mascella squadrata, permanente selvaggia e due quadricipiti come quelli di Zanetti, la Brigitte aveva tutte le qualità per prendere a calci nel culo la cricca di assassini che la braccano, poiché testimone di un loro delitto. Comunque, l’affinità muscolare fece sì che Sly e la Nielsen fossero maritati, sicché la chimica tra personaggi funziona, anche se successivamente Sly definì quel matrimonio come “una forma di pazzia temporanea”. Brigitte, per ripicca, insinuò che gli steroidi compromettessero le prestazioni sessuali di Sly, ma questa è un’altra storia.

La risoluzione dell’intrigo è anch’esso un gran momento nella storia della cinematografia d’azione. Un’acciaieria abbandonata (ma con le fucine sempre accese), uno scambio di sagaci battute e un gancio penzolante in barba ai protocolli di sicurezza. La prospettiva che il cattivone scampi il carcere per infermità mentale – perché “i giudici sono gente civile” – porta il Cobra all’esasperazione: “Qui la legge finisce, e comincio io“. Così, basta poco per mandare a fanculo l’etica professionale e impalare la “belva” all’arpione pendente, spedendolo nel più terreno degli inferni, bruciato vivo in un forno infuocato.

È un peccato che l’eredità di Cobra non sia stata sfruttata a dovere. Nelle intenzioni iniziali, il personaggio sarebbe dovuto essere protagonista di una saga analogamente ai più fortunati compari Rocky e Rambo, ma non se ne fece più nulla. Rimane comunque il mio Stallone preferito, il più ’80, il più tamarro, il più pop. L’imprinting infantile ha lavorato sodo su di me: possiedo un paio di Ray Ban a goccia (purtroppo dei semplici Aviator e non i mitici RB 3030 Outdoorsman), il suo poster campeggia incorniciato nella mia stanza e la tentazione di tagliare la pizza con le forbici è sempre fortissima.

PRO
Tu sei il male, io sono la cura

CONTRO
Niente sequel

Compralo su Amazon in DVD e Blu-ray.

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  1. Steven says:

    Beh mio fratello la pizza con le forbici la taglia, ma mica gli serviva Stallone come musa ispirtatrice! Anzi devo ammettere che è pratico! Supera la “tentazione” e prova! 😛

  2. … io anche sono cresciuto con Cobra.. avevo anche il gioco sul Commodore 64… è il mio Stallone preferito…

  3. Death says:

    @Steven
    La prossima pizza che mangerò la farò a fette con un bel paio di cesoie, promesso!

    @L’omino con la chitarra
    Io speravo che facessero il gioco di Cobra per Super Nintendo o Mega Drive… sarebbe stato una bomba… In fondo dei film di Stallone li hanno fatti quasi tutti…

  4. Neurocoso says:

    Cazzo, me lo devo rivedere ‘sto film! Ero troppo piccolo quando l’ho visto la prima volta.

  5. CinemaOut says:

    Cosmatos, pace all’anima sua, era un duro. Questo film visto oggi è na figata pazzesca.