Cloud Atlas

Posted: 31st January 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Bae Doo-na, Ben Whishaw, James D’Arcy, Zhou Xun, Keith David, Susan Sarandon, Hugh Grant, David Gyasi
Regia: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Durata: 172 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA, Germania 2012

VOTO: 

Non è che mi creda chissà chi o che abbia la puzza sotto il naso, ma solitamente quanto più sento considerare un film “merda”, tanto più so che quel film mi piacerà abbestia. L’equazione in effetti funziona anche per Cloud Atlas, la nuova fatica dei Wachowski (ormai fratello e sorella, visto che Larry ha fatto zac zac ed è diventato Lana) in combo col crucco Tom Tykwer (Lola corre).
Cloud Atlas è tratto da L’atlante delle nuvole di David Mitchell, libro che non ho letto e che pare, da ciò che si legge in giro, sia stato tradotto in italiano in maniera non proprio esemplare, e quindi probabilmente mai lo farò.
La leggenda vuole che sia stata Natalie Portman a prestare il libro ai Wachos durante le riprese di V per Vendetta, dunque ringraziamo Natalie per l’ispirazione e cominciamo a parlarne.

Cloud Atlas è una visione di determinati elementi fondanti e decostruttivi dell’umanità lungo un continuum di sei differenti epoche e gradi di civilizzazione. Si parte dal 1839, in piena tratta degli schiavi, fino a un futuro (speriamo) molto prossimo in cui tutto è andato parecchio storto.
Questi sei segmenti – legati sì, ma da quale spago? – rivisitano altrettanti generi cinematografici, ognuno con le proprie peculiarità, riproponendo gli stessi attori in ruoli e dinamiche differenti. C’è il frammento storico, il dramma sentimentale, il thriller spionistico, il grottesco umoristico, la distopia cyberpunk e il postatomico. Ogni frazione è concettualmente collegata all’altra da un leitmotiv positivistico, che suona un po’ come l’effetto farfalla: ad ogni tua azione corrisponde una reazione, dunque sta a te fare del bene e tutto filerà per il verso giusto. Ovviamente non tutto va bene, perché la società, il totalitarismo, il reazionarismo, il conformismo, il consumismo e la superstizione sono i paletti posti (o auto-inflitti?) da un karma desideroso di ingrovigliarsi il più possibile e rendere la vita impossibile a chi ancora nutre dei sogni. Sembra allora che l’unico modo di modificare il corso degli eventi, siano essi relativi al futuro di una nazione o a quello personale del singolo individuo, sia la produzione artistica, la creatività, il desiderio di realizzare o cambiare qualcosa, l’antitesi cioè di una società spersonalizzante che omologa, condiziona, mette in fila e mortifica, se non addirittura annienta.

Così come ai registi è richiesta una certa destrezza per muoversi tra i più disparati genres (I Wachowski hanno ovviamente diretto quelli più cinetici e spettacolari), anche gli attori hanno l’occasionissima di dimostrare la propria versatilità in mezzo al delirio metempsicotico: Tom Hanks non può che gigioneggiare, passando da un animo candido che sembra uscito dal sequel di Cast Away al “pappa” con dolcevita e catenazzo al collo, Hugo Weaving fa come suo solito il cattivissimo, ma è Jim Broadbent a fornire la prova più credibile e stratificata. Tutto il cast (stellare) è integrato alla perfezione all’interno di ogni sketch. Le fattezze dei vari attori vengono di volta in volta celate da un make-up che oscilla tra il (volutamente) posticcio e il capolavoro di cosmesi, e questo è un elemento che immagino possa infastidire, ma il gioco vale la candela.

È un film di grandiosa forza espressiva che riesce a rendere brillante un pensiero all’apparenza semplice, con l’ermetismo giusto per far desistere i più demotivati alla visione (di rimando, uno dei temi toccati dal film è proprio quello). Forse le tre ore di durata potrebbero scoraggiare, è la seconda critica più mossa (per me invece il tempo è volato), ma l’intrecciarsi delle storie è gestito con un montaggio a incastro dal ritmo perfetto e con una progressione drammatica che culmina in alcuni momenti così toccanti che non si avverte mai il senso di pesantezza, e anzi si è invogliati a riguardare il film una seconda volta per coglierne tutte le sfumature perdute.
Non c’è da aggiungere granché altro. Cloud Atlas è un film che, oltre alla confezione extralusso, vive di ideali e sensazioni che sì, forse potranno suonarvi un po’ scontate, semplicistiche, ma che credo si siano realmente dimenticate ed i nefasti esiti sono sotto gli occhi di tutti.

A fine visione ho un quadro ben preciso della società moderna, posso dedurlo dai commenti che riecheggiano nella sala semivuota.
Ci sono i minchioni, che non hanno capito un cazzo e hanno riso solo alle sequenze più crasse; ci sono quelli che “non ne hanno voglia”, perché si lamentano di non cogliere il senso dell’opera – troppo lunga – senza volercisi sforzare neanche più di tanto; ci sono gli stolidi, troppo impegnati a inseguire modelli e stili preconfezionati, capaci solo di cogliere l’identità degli attori dietro le prostesi. Poi ci sono quelli che non si lavano, che non ritengo più evoluti dei cannibali dell’anno 2321.

Ritrovandomi allora in una sala così composta, prendo atto dei probabili limiti della pellicola, che non nego possa avere le sue magagne: la durata massiccia (ripeto, io manco me ne sono accorto), il voler infilare quasi a forza dei collegamenti che uniscano ogni storia, il make-up talvolta grossolano.
Ma al netto delle critiche, Cloud Atlas è un film che, tramite l’estetica del miglior blockbuster, ma anche un excursus sul cinema tutto (e questo è un omaggio notevole alla settima arte), stimola alla riflessione e riesce a portare avanti un messaggio profondo nella sua chiarezza.
E se la gente non lo capisce neanche così, siamo davvero fottuti.

PRO
Una morale edificante

CONTRO
Il vuoto cosmico

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  1. Steven says:

    Si concordo, il film non era niente male, ho rifiutato di guardarlo in streaming per poterlo gustare in sala come dio comanda! Il pubblico caprone mi ha permesso, al pari tuo di godere di una sala semi-vuota e di coloro che come commento finale dichiaravano di non averci capito un cazzo! Erano come la vecchietta che mi trovai dietro durante la proiezione di Resident evil Apocalypse e indignata chiedeva: “Ma…c’è scritto azione qui (nella locandina)? Quindi meglio la sala semivuota! Grazie al cielo niente puzzoni!
    Il film è ben gestito, forse alcune storie non sono gestite troppo perfettamente nel senso che non tutto è stato estrappolato dal libro in maniera esplicativa (mi riferisco alla figura della nippo nel future – punk secondo me non troppo ben esposta). Il make up lo hanno disprezzato in tanti, tuttavia reputo sia stato meglio, se non necessario, che fosse cosi grottesco! Altrimenti col cazzo che ci capivo il giro dei personaggi! La sola nota triste del trucco è che in alcune scene sembrava di vedere sketch de I SOLITI IDIOTI!

    • Death says:

      Mitica la signora di Resident Evil, indimenticabile!
      Sono d’accordo con te sul make-up, credo che in certi frangenti abbia un aspetto grottesco proprio per mettere in risalto l'”identità” del personaggio. Considerato che la gente in sala manco ha capito la trama, mi immagino che disastro se il trucco avesse cammuffato davvero bene gli attori!
      Il libro lo hai letto? Ho letto pareri sul web che denunciano leggerezze di traduzione e addirittura la soppressione di intere righe di testo… volevo leggerlo, ma queste cose mi fanno un po’ girare le pelotas…

      • Steven says:

        Non l’ho ancora letto ma pensavo di procurarmelo appena ho il tempo di dedicarmici! Anche se avesse questi problemi di “taglio” considera che l’originale tanto non lo conosciamo e che rispetto al film dovrebbe avere sicuramente qualche sfumatura in piu (solitamente salvo rare eccezioni nelle trasposizioni è sempre cosi)! Pertanto la polemica dell’incompletezza del libro dovrebbe essere solo da parte di reali amatori che lo hanno letto in lingua straniera…a noi non ce ne frega un cazzo!

  2. Il futuro del 2044 e’ spettacolare e da amante dello sci-fi non ho potuto che godere. Pero’ e’ come hai detto tu hanno inserito a forza elementi che fanno da filo conduttore e questo a reso il film troppo pretenzioso e meno godibile. Se si fossero limitati alla sola analisi delle varie epoce e di come il mondo vada a puttane(o che e’ sempre stato marcio), sarebbe stato un capolavoro.

    • Death says:

      Pare che il libro sia, più o meno, narrato in ordine cronologico… comunque io l’ho trovato straordinario anche per via del gioco d’incastri che si viene a creare, complimentissimi al montatore!

  3. Sciamano says:

    io mi sono commosso, film grandioso, approvo l’altissimo e profondo giudizio-commento della rece!

  4. zio adams says:

    Yeah! Una delle migliori recensioni di Cloud Atlas che ho letto finora! 😀 E ne ho lette tante..
    Sono andato a vederlo al cinema dopo averlo già visto in lingua originale (non resisto mai XD) e sono rimasto scioccato dalle puttanate di commenti e critiche idiote sentite in sala, comprese quelle dei miei amici. Nonostante duri 3 ore e l’avessi visto da poco, non mi è dispiaciuto affatto dargli una seconda visione, soprattutto perchè con essa ho notato moltissimi particolari che la volta precedente mi erano sfuggiti.
    Una cosa che a me ha dato MOLTO fastidio è stato il modo in cui parlavano i personaggi dell’ultima linea temporale (2321), che a volte erano difficili da seguire, ma vabè.
    Mi sono piaciute tutte le epoche, aiutato dal fatto che amo il cinema in tutte le sue forme e non mi blocco in un genere specifico, ma forse l’unica critica che avrei da fare, che poi nemmeno lo è in fin dei conti, è che ogni parentesi temporale mi è piaciuta talmente tanto che avrei voluto veder di più e per me ognuna poteva essere un film a se stante, soprattutto la parte del 2144 con Sonmi-451.
    Non è un film per tutti, e questo sinceramente e stranamente mi piace, perchè mi fa relazionare al film in maniera più “intima” (non saprei nemmeno come spiegarlo, spero che renda l’idea cosa intendo).

    Avevo letto che doveva essere una trilogia e la cosa un po’ mi spaventa. Altri due film con questa stessa tecnica e con gli stessi espedienti non credo sia una mossa saggia, e poi cosa mostreranno? Sempre lo stesso cast ma altri personaggi e linee temporali per colmare altre epoche? Mi sembra una cosa azzardata :\ Cosa potrebbe esserci di più da aggiungere a sto film?

    • Death says:

      Grazie zio! 😉 Sì, il “neoletto” del futuro postatomico a volte suonava un po’ incomprensibile, non so come parlassero in lingua originale però :O Concordo assolutamente con il rapporto di “intimità” che si viene a creare durante la visione!
      Della trilogia non ne sapevo nulla neanche io, ma spero vivamente che si fermino qui… direi che, visto il lavorone, Cloud Atlas ci basta e avanza per un bel po’ 🙂

  5. Babol says:

    Partivo prevenuta, aspettandomi un mattonazzo incomprensibile tipo gli ultimi due Matrix e invece ho dovuto ricredermi.
    Pieno di simbologie eppure assolutamente lineare, le tre ore sono passate in un lampo e ne avrei volute anche di più!!
    Certo, la storia ambientata nell’800 è un po’ deboluccia e il make-up dei coreani non si può guardare, ma per il resto questo film è da voto 11!!

  6. Lessio says:

    grandissimo!! siamo in pochi ad amarlo, ma è un film proprio cazzuto! piaciutissimo anche a me