Black Rain – Pioggia sporca

Posted: 23rd February 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Michael Douglas, Andy Garcia, Kate Capshaw, Ken Takakura, Yusaku Matsuda, Tomisaburo Wakayama, John Spencer, Miyuki Ono
Regia: Ridley Scott
Durata: 125 min.
Titolo originale: Black Rain
Produzione: USA 1989

VOTO:

Recensione a cura dell’amigo Belushi, autore del blog L’Osceno Desiderio.

Cosa posso dire oggi su Black Rain?
Se mi chiamassero alla sbarra, costretto a dire la verità, lo definirei un cazzo di capolavoro, Vostro Onore. Senza se e senza ma.
Certo, Black Rain proviene direttamente da un’altra dimensione, una dimensione in cui la visione obbligatoria in sala era più che una semplice visione, ma una vera e propria esperienza. Intendo dire che la pellicola letteralmente usciva dalla schermo gigante per prenderti a schiaffi e sequestrarti per tutta la sua durata. Vabbè, ero molto giovane e impressionabile. Sicuro. Ma rivedendo il film di Scott tramite “il moderno miracolo” del Blu-ray, non c’è stato un solo minuto in cui abbia mollato il colpo o guardato per caso l’orologio. Mai.

La storia in soldoni: il dirty cop Nick Conklin (Michael Douglas) e il collega Charlie (Andy Garcia) catturano un gran figlio di puttana giapponese, Sato (Yusaku Matsuda al suo ultimo ruolo), un membro della famigerata Yakuza in trasferta a New York che sceglie il locale sbagliato in cui scannare due connazionali. I due sbirri sono costretti dai piani alti ad “accompagnare” il detenuto a Osaka ma, una volta giunti a destinazione, i malavitosi gli soffiano il “pacco” proprio sotto il naso. Umiliati e sbeffeggiati, Nick e Charlie rimangono in loco come semplice osservatori, coadiuvati dall’ispettore Masahiro Matsumoto (il grandissimo Ken Takakura, R.I.P.)

I maligni (che proliferano) si divertono a dire che sembra più un film di Tony che di Ridley. Non che per me sia una connotazione negativa, anzi. Ed è vero che lo Scott più vecchio si ritrova in mano materiale che ai tempi i critici da salotto scandalizzati bollavano come “puro genere”, quindi un marchio d’infamia. Ma è proprio questo che rende Black Rain così grande e (scusate il termine orribile) emozionante. L’intuizione di Scott (su sceneggiatura di Craig Bolotin e Warren Lewis) è notevole, cioè provare a rifare Blade Runner senza tutto il contorno sci-fi-esistenzialista, utilizzando una semplice storia di guardie e ladri ambientata in un luogo che già nel 1988/89 sembrava la metropoli fumosa e bombardata di neon ipotizzata nel 1982.
E quando hai per le mani gente del calibro di Douglas, Takakura e Matsuda allora ti puoi pure permettere di gestire gli stereotipi con grande tranquillità, creando il giusto divario fra i caratteri, facendoli scontrare per poi unirli nell’ultimo atto, senza perdere la presa sullo spettatore che probabilmente di storie del genere ne ha già sentito parlare. Il tutto filmato con una artiglieria tecnica da lasciare, ancora oggi, basiti e ammutoliti, tanta è la maestria con cui Ridley e i suoi collaboratori (la fotografia fu in realtà firmata da Howard Atherton, che non finì il film, sostituito da Jan De Bont) si divertono a bombardare il pubblico, con quella scena omicidiaria piazzata strategicamente all’inizio, dopo che abbiamo conosciuto i personaggi, in cui ti sembra di essere davvero seduto in quel locale in mezzo al vapore, al fumo, alla puzza di aglio o la morte di Charlie circondato dai killer in moto con il povero Nick costretto ad assistere all’esecuzione per mano dello stesso Sato, grandissima scena che rilegge i classici yakuza movie riadattandoli all’estetica di quegli anni.
Certo, un’estetica che potrà non piacere a molti. Ma il cuore pulsante di Black Rain, che si voglia o no, sta ancora negli sguardi, nei movimenti, nei tic dei suoi personaggi, nel rapporto “ribaltato” tra Nick e Charlie, dove il più giovane sembra essere (e probabilmente è) più maturo e adattabile dell’irascibile poliziotto corrotto, che guida e consiglia con semplici gesti, occhiate, sorrisi condiscendenti ma in realtà segno di grande rispetto. Questo è Black Rain, un film action speziato di noir che non si vergogna di mostrare fucili a pompa, scazzottate e inseguimenti in moto.
E quando nel finale Nick e Masahiro riportano Sato in centrale, pesti e infangati, sotto gli occhi stupefatti dei colleghi, è difficile reprimere il sorriso soddisfatto che ti si stampa sulla faccia.
Anche se questa cazzo di storia te l’hanno già raccontata fino allo sfinimento.

P.S. Menzione d’onore alla signora Spielberg, Kate Capshaw, che in questo film è proprio molto figa. O almeno a me piace.

PRO
Artiglieria tecnica di grosso calibro

CONTRO
Per i critici saccenti, “puro genere”

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  1. ale.is.rock says:

    film grandioso, a suo modo si tratta di un vero colossal.
    Intenso e trascinante proprio come dovrebbe essere un poliziesco…Ridley Scott insieme a Michael Mann è nell’olimpo degli dei … al quale si aggiunto un certo Christopher Nolan!