Bed Time

Posted: 17th January 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: Luis Tosar, Marta Etura, Petra Martínez, Carlos Lasarte, Alberto San Juan, Pep Tosar, Tony Corvillo, Manel Dueso, Iris Almeida, Amparo Fernández, Roger Morilla, Margarita Rosed
Regia: Jaume Balagueró
Durata: Mientras duermes
Titolo originale: 102 min.
Produzione: Spagna 2011

VOTO: 

Con Jaume Balagueró ho un rapporto di stima/odio direttamente proporzionale alla sua capacità di ideare sempre storie affascinanti per poi mandarle a puttane nella risoluzione finale. È andata così per Nameless, Darkness, [REC] e REC 2. Fragile, il più debole e melenso della sua produzione, stranamente mi piacque parecchio, forse per il suo essere meno pretenzioso rispetto agli altri.

Mi avvicino dunque con un filo di diffidenza a questo Bed Time, rafforzata dal terrificante titolo tutto italiano. Si è deciso di giocare sull’omofonia tra bed/letto e bad/cattivo, con un risultato inscrivibile e infantile. Eppure il titolo originale, Mientras duermes, non necessitava chissà quali grossi stravolgimenti, ne sarebbe bastata una semplice quanto efficace traduzione letterale. Ancora una volta, misteri della distribuzione italiana.
Idea ulteriormente rinvigorita dal macabro posterone con mano diabolica che spunta da sotto il letto, pensavo si trattasse di una cazzata stile Boogeyman, ma mi sbagliavo di grosso.

Cèsar fa il portinaio in un appartamento nel centro di Barcellona, una costante nei lavori del regista. Stavolta però non abbiamo a che fare con orrori pandemici o oltretombali, ma l’inquietudine irrompe nel quotidiano. Cèsar infatti è un depresso cronico che non riesce a provare felicità e si rode il fegato nel vedere il resto del mondo che se la spassa. Il suo unico scopo è quindi infliggere tristezza nelle persone che carinamente gli rivolgono un sorriso, ignari del fatto che per lui tutto ciò è più offensivo di un vaffanculo a bruciapelo. La sua vittima preferita è Clara, la bonita dal condominio: Cèsar ogni notte si introduce in camera sua, la stordisce col cloroformio e le combina un sacco di marachelle.
Clara però è solare come poche e nonostante le accada davvero di tutto, eczema micidiale sulla faccia ed esercito di bacarozzi nella dispensa inclusi, risponde alle avversità con una positività sempre più radiosa e venefica per il nostro antieroe, perciò Cèsar dovrà sudare parecchio per toglierle quel sorriso di merda dalla faccia.

Balagueró si riscatta alla grande e qui non sbaglia quasi niente.
La storia, all’apparenza semplice, è in realtà un profondo spunto di riflessione che scava sotto l’apparenza delle cose, indagando nei meandri di un benessere di facciata (auto?)imposto dalla società col quale inconsapevolemnte abbiamo tutti i giorni a che fare. Quante volte, alla domanda “come stai?”, rispondiamo con un secco “bene” tanto per non dare preoccupazioni e tagliare corto, anche se in realtà avremmo voglia di tagliare teste? Fortunatamente non siamo tutti come Cèsar, per sua stessa ammissione incapace di provare felicità, quasi fosse un handicap fisico, una malformazione genetica. Allora il suo “piacere” (la sua missione) è quello di privare la felicità altrui: la sua vita ruota intorno a questo desiderio di punizione verso persone ignare e innocenti, in primis la madre, rea di averlo messo al mondo.

Il film è un escalation di malvagità e si chiude con uno dei finali più perfidi della storia del cinema, un vero e proprio concentrato di cattiveria celato da un sorriso beffardo. Ero già soddisfatto dal pre-finale ma, visto che la storia proseguiva, ho cominciato a preoccuparmi, pensando che Balagueró avrebbe scazzato tutto anche stavolta. Invece mi attendeva uno shock conclusivo che mi ha fatto totalmente ricredere. Bel colpo, Jaume.

Interpretazioni magistrali di Luis Tosar, il Malamadre di Cella 211, qui addirittura più indimenticabile, e della mucho sexy Marta Etura (anche lei era nel film di Monzón) nel fragile ruolo della vittima sacrificale.

Saltano all’occhio i continui rimandi a [REC]: l’ambientazione è pericolosamente simile al condominio dell’apocalisse, così come il titolo originale del film cita esplicitamente il nome della trasmissione televisiva condotta dalla protagonista Ángela (Manuela Velasco).

Un film imprescindibile per gli amanti delle atmosfere morbose e della tensione domestica, che riesce a disturbare e a tenere col fiato sospeso senza ricorrere quasi mai (si segnala solo un bello sgozzamento) all’effettaccio splatter gratuito.

La Spagna, come la Francia, dimostra ancora una volta una fertilità invidiabile nel produrre cinema di genere, accogliendo a braccia aperte i talenti nostrani: l’ottima sceneggiatura è infatti del torinese Alberto Marini.
Le nostre case di produzione invece restano a guardare, e noi a rosicare…

PRO
Il gran riscatto di Balagueró

CONTRO
L’Italia resta a guardare

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  1. Bello. Bellissimo. Te lo devo dire con altre parole? 😉

  2. bradipo says:

    gran bel film!

  3. Death says:

    Possiamo inventarci un sacco di sinonimi, ma la sostanza è quella: bellissimo! 😉

  4. Ne parlai anche io a suo tempo… che dire, il tuo contro finale è tristemente vero.