Battleship

Posted: 30th April 2012 by Panzer Guderian in Recensioni
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Interpreti: Taylor Kitsch, Alexander Skarsgård, Tadanobu Asano, Rihanna, Hamish Linklater, Brooklyn Decker, Lil Mirkk, Fileena Bahris, Liam Neeson
Regia: Peter Berg
Durata: 131 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2012

VOTO: ½

L’amore è una cosa meravigliosa. Ma la Marina lo è ancora di più. Quando poi ti innamori della figlia del tuo Ammiraglio sei alla quadratura del cerchio. Da capellone scansafatiche che eri passi in men che non si dica a figurino da spot Calzedonia, graduato e con in bocca Omero e Sun-Tzu. Rimani sempre uno stronzo in uniforme, sia chiaro, ma quando tuo fratello maggiore muore, decidi di mettere la testa a posto e di prendere in mano la situazione. L’America ne ha palle piene di guerre asimmetriche e vuole sburrare un po’ di piombo fuso sul Pacifico, in grande stile come ai vecchi tempi di Nimitz e MacArthur: “Conosco gli Americani. Dalla guerra di secessione in poi, non hanno sparato un colpo di fucile: hanno bisogno di una levata di sangue…” diceva il signor Bennet un secolo fa, e ci sta tutto.

Ma con chi prendersela da quando l’umanità tutta è unita nell’abbraccio solidale delle Nazioni Unite? I Japs ormai sono docili alleati, hanno mantenuto in marina la gloriosa Kyokujitsu-ki, ma la sventolano solo alla Rimpac Cup; certo, a volte qualche marinaio tira in ballo la Cina o la Korea del Nord, e se non fossimo dall’altro capo del mondo si potrebbe dare la colpa a Berluskoni… ma dopotutto questo film è sponsorizzato dalla Hasbro, mica da enti canaglia come il Ministero per i Beni e le attività culturali, per cui scordiamoci guerre fratricide.

Gettiamo dunque un guanto di sfida alle stelle e aspettiamo risposta.
Io non so se dal pianeta G la Terra appaia con la dicitura Saldi al 70%, ma non passa molto tempo che gli alieni sono intorno a me, ma non parlano con me, sono come me, ma si sentono meglio. Solo con gli occhiali da sole, però, perché sono eliofobici quanto le salamandre; un difetto trascurabile se possiedi una flottiglia di astronavi al cui confronto i cacciatorpedinieri classe Arleigh Burke sembrano i trabiccoli del Red Bull Flugtag. Ma per gli umani il peggio non finisce qui, giacché non si può adottare la difesa elastica di Orietta Berti, “finché la barca va, lasciala andare…”, ma si è costretti a tenere fede alla dottrina Rihanna, ovvero a combattere “under my umbrella”, chiusi all’interno dell’impenetrabile campo di forza alieno allestito a mo’ di calotta su un’area abbastanza grande da giustificare quella “battaglia navale” che tutti noi conosciamo.

Che idea geniale; non dovrebbe stupire, quindi, che i proiettili delle artiglierie extraterrestri risultino versioni detonanti dei piolini del noto gioco di società, brillante dettaglio che non poteva sfuggire ai sensi ipersviluppati di Death, lo stesso che riesce a infastidirsi per gli impercettibili rumori di una spettatrice impegnata a bere dalla cannuccia. Per quanto mi riguarda, io ero tutto intento a inquadrare la prova di Rihanna in una piattaforma interpretativa scevra da pregiudizi altrui, i quali nel migliore dei casi la qualificavano come “tamarra”, nei peggiori come “orribile scimmia, prova vivente che i negri discendono dalle scimmie” (fonte: i delicatissimi commenti al trailer su Youtube). La mia conclusione è che la vorrei adottare come sorellina. Nonostante voglia apparire dura e cruda, durante la visione provavo il desiderio irrefrenabile di darle un buffetto sulla guancia, o rimboccarle le coperte, darle il bacio della buonanotte. Direi che la sua prova è superata.

Il grande Ammiraglio Liam Neeson al contrario sembra Marcello Lippi che urlava agli azzurri di fare gol nel passato mondiale… la sua impotenza strategica è però ampiamente equilibrata dalla maestria tattica di Hopper (Taylor Kitsch) e Nagata (Tadanobu Asano). Fanno a pezzi 3 astronavi dando fondo a tutta la merda che può cacare un solo cacciatorpediniere, ma non basta. Se proprio devi spedire gli alieni nel loro pianeta G devi avere tra le mani il cazzo marino più grosso e ruvido in circolazione: corazzata USS Missouri, classe Iowa, dislocamento 45000, 9 cannoni da 406mm, 12 da 127mm, dotata di missili Tomahawk, Harpoon, e sistema CIWS (Vulcan Phalanx); per la cronaca il luogo in cui fu firmata la resa senza condizioni del Giappone, ma soprattutto, la location di Trappola in alto mare.

Quando i cannoni da 406 hanno cominciato a sparare sentivo il mio sesso dritto come se volesse unirsi alla bordate. Quando poi è intervenuta l’aviazione a completare il lavoro le mie mutande sono esplose. Sono diventato un feticista delle plance, delle poppe e delle prue, per me Viagra sia chiama Flottenpolitik, Larry Flynt è Alfred Thayer Mahan, voglio andare al porto e corrompere col mio fiotto seminale lo scafo della Luigi Durand de la Penne, come Alceta di Rodi sull’Eros nudo di Pario.
Aah, che goduria Battleship.

PRO
Talassocrazia

CONTRO
Fuori dall’umbrella ci si annoia

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  1. Sex Machine says:

    Sono a lacrime, bellissimaaaaa ahahahah

  2. Lupokatttivo says:

    Siiiii!! L’ho adorato anche io…credevo di essere l’unico! Almeno siamo in due 😉