Battle Royale

Posted: 9th May 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Tatsuya Fujiwara, Aki Maeda, Taro Yamamoto, Kou Shibasaki, Masanobu Ando, Chiaki Kuriyama, Sosuke Takaoka, Takashi Tsukamoto, Eri Ishikawa, Sayaka Kamiya, Asami Kanai, Takayo Mimura
Regia: Kinji Fukasaku
Durata: 114 min.
Titolo originale: Batoru Rowaiaru
Produzione: Giappone 2000

VOTO:

Ovunque mi giri, sento parlare di Hunger Games.
Hunger Games qua, Hunger Games là. Film scandalo, dicono. Il nuovo fenomeno cinematografico, ciarlano. Sarà una trilogia, minacciano.
Io però tutta questa novità proprio non la vedo. Sarà che già dopo aver visto il trailer in sala, mesi addietro, fiutai la puzza di plagio e il tanfo stantio dell’operazione commerciale: io quella trama l’avevo già vista e sentita.

Torniamo allora indietro di dieci anni, quando ero ancora un teenager in odore di diploma. La mia passione per il cinema truculento mi portava a emanciparmi dalla massa, rincoglionita a suon di commedie americane, e a scovare su internet i film più sugosi d’oltremare, ancora inediti in Italia. Devo a quel periodo numerose mutande cagate (Ringu e Ju-On, prima che diventassero “trendy” e supersfruttati) e un preoccupante feticismo per il sangue (Ichi the Killer, Versus, o l’infame serie Guinea Pig). Ero quello che in gergo si definisce un “creep” e non a caso prediligevo i Radiohead piuttosto che Nelly.

Proprio in quel periodo vengo a conoscenza di Battle Royale, controverso film di Kinji Fukasaku tratto da un romanzo di Koushun Takami, che suscitò così tanto scandalo in Giappone da provocare persino un’interrogazione parlamentare (o almeno così dice Wikpedia).
La trama è tanto semplice quanto memorabile: in un futuro molto prossimo il Giappone (rinominato Repubblica della Grande Asia dell’Est) è sotto la più stretta dittatura totalitaria. Per raddrizzare la schiena alle nuove generazioni di molluschi viene varato il Millenium Educational Reform Act (anche BR Act), legge che ogni anno costringe una classe di 3° media, sorteggiata casualmente a livello nazionale, a prendere parte al “Programma”. Confinati in un isola completamente evacuata, 42 studenti (21 maschi e 21 femmine) devono trucidarsi l’un con l’altro finchè non prevarrà un solo superstite.
La fuga non è un opzione: al collo dei partecipanti c’è un tecnologico collare esplosivo pronto a far sborrare le cervella dal cranio dell’incauto studente sorpreso a sostare troppo a lungo in una zona off-limits.
Monitorati giorno e notte dall’esercito e motivati/sbeffeggiati dal grande timoniere Takeshi Kitano, professore bullizzato anelante vendetta, gli studenti affrontano la prova più grande della loro vita, mentre sulla terraferma i familiari attoniti ma anche i comuni cittadini ricevono gli aggiornamenti a mo’ di striscia giornaliera, un pò come quelle del Grande Fratello dopo il TG.

Inutile negarlo: i giapponesi, cinematograficamente parlando, hanno le palle d’acciaio. Apprezzo di loro la fervida fantasia e la totale mancanza di ritegno, sempre pronti a infarcire storie coraggiose di dettagli scabrosi, in culo alla morale comune. E così che si colpisce il pubblico, soprattutto uno studente di liceo che di punto in bianco si ritrova a fantasticare su un eventuale Programma coinvolgente la sua stessa classe. Cosa fareste al posto di Shuya e dei suoi compagni? Sareste pronti a sparare in faccia al vostro compagno di banco o tagliare la gola alla vostra fidanzatina pur di aver salva la pelle e ricevere l’encomio del leader maximo?

Guardo al presente e vedo Hunger Games. Noto una fotografia curata, pizzetti scolpiti in fantasie barocche e personaggi da circo, una protagonista caruccia e dei comprimari da cover di Vogue. C’è persino Lenny Kravitz e un budget infinitamente maggiore ma non fatico a immaginare uno svolgimento blando + un finale stucchevole. Dove sta il thrilling? Nel trailer odo molte urla, volti corrucciati ad ogni inquadratura e battute cariche di trasporto ma non scorgo lo stesso lirismo drammatico della testa di Yoshitoki che scoppia in un grottesco geyser di sangue.

Dove sta lo scandalo? Dove stanno le novità, le provocazioni? L’Implacabile Schwarzy già 25 anni fa mieteva vittime in diretta TV al Running Man, o ancora, in campo letterario, abbiamo già assistito all’apoteosi del cattivo gusto “realitysta” (non troppo distante dalla realtà) nell’Acido Solforico di Amélie Nothomb.
Io a vedere Hunger Games non ci vado. Ho mandato Sex Machine in avanscoperta, ve ne parlerà lui in tempi molto brevi.
Ma credo di non sbagliare se preferisco riguardarmi per l’ennesima volta la bomba atomica di Fukasaku, grisando ancora una volta l’ennesimo tormentone mediatico. Fidatevi di Death.

Qualora vi avessi incuriosito, sempre di Battle Royale esce nel 2003 il manga a cura dello stesso autore del libro e disegnato da Masayuki Taguchi: le ragazze hanno tutte le tette enormi e gli omicidi sono infinitamente più splatter: la cifra estrema dell’originale è esaltata allo spasimo. Io ne conservo gelosamente la collezione integrale, prima stampa italiana, edita dalla Play Press, Yuk yuk! I bimbiminkia invece si tengano i libracci di Suzanne Collins.

PRO
Estremo e sovversivo

CONTRO
Tirano più gli istant book

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  1. marco panattoni says:

    hai perfettamente ragione. Almeno Arnold aveva ammesso di essersi ispirato al romanzo di Stephen King, scritto sotto pseudonimo Richard Bachman, “l’uomo in fuga”.
    Il libro è molto + cattivo del film, in quanto liberano ‘sto tizio in mezzo alla città e chiunque lo uccida incassa 1 MLN di dollari.
    Nel libro c’è persino una vecchia che cerca di sgozzarlo, pensa cosa accadrebbe se lo facessero in Italia dal vero adesso che c’è il governo Monti….
    comunque, battute politiche a parte, questo film puzza di triplo plagio, il film che hai citato tu e che cercherò di vedere, ed il film + libro dell’Uomo in fuga.

  2. Death says:

    Il libro di King purtroppo non l’ho letto, ma da quel che mi dici sembra parecchio interessante! Poi vabbè, il filmone di Schwarzy è stracult… Effettivamente potremmo recensire anche quello… 🙂