Attacco al Potere – Olympus Has Fallen

Posted: 26th April 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: Gerard Butler, Aaron Eckhart, Angela Bassett, Morgan Freeman, Dylan McDermott, Melissa Leo, Ashley Judd, Rick Yune, Robert Forster, Radha Mitchell
Regia: Antoine Fuqua
Durata: 120 min.
Titolo originale: Olympus Has Fallen
Produzione: USA 2013

VOTO: ½

A scanso di equivoci, premetto di aver nutrito forti aspettative per questo titolo. Il trailer, rinfrancante, mi prometteva un attacco diretto alla Casa Bianca, terroristi armati di lanciarazzi folleggiare nel cortile attiguo e una one-man-army con la smorfia paffuta di Gerard Butler.
Ovviamente, Attacco al Potere rispetta tutte le promesse, eppure a fine visione mi ritrovo stremato e forse pure un po’ depresso.
Perché?

A me piace il trash, inutile negarlo. Mi piacciono le cafonate, quelle belle sanguigne e gioiose, mi ci diverto una cifra. Dunque, perché Attacco al Potere mi ha provocato un tale sconforto?
La risposta è presto detta: perché si prende TERRIBILMENTE sul serio.

Inizia tutto durante la notte di natale presidenziale.
Mike Banning (Butler) è il bodyguard del presidente degli Stati Uniti (Aaron Eckhart). I due sono proprio culo e camicia, tanto che tirano di boxe assieme e si prendono a pacche come due compagni di merende. Mentre si dirigono verso il cenone, la limousine del boss finisce fuori strada: The President si salva ma la first lady (Ashley Judd, presenza in scena 15 secondi circa) ci resta secchissima.
Nonostante Butler non abbia alcuna colpa, il presidente ci rimane così male che non vuole mai più rivedere la sua faccia e lo sbatte in un ufficio a sbrogliare le scartoffie.
Butler, notoriamente un uomo d’azione, va in paranoia fortissima.

L’occasione di alzare il culo dalla sedia gli si presenta quando una delegazione di sudcoreani in visita alla White House si rivela essere un manipolo di terroristi nordcoreani pronti a tutto. Il tema è scottante e molto attuale, ma le motivazioni dei terroristi sono riconducibili a due sole cose: la globalizzazione e Wall Street. Punto.

Comunque, il sistema di difesa americano dimostra di avere parecchie lacune. Un aereo cargo corredato di mitragliatrici gatling si fa un viaggetto liscio liscio dalla Korea a Washington senza che nessuno, neanche un controllore di volo cagacazzo, gli dica niente. Poi, dei turisti cinesi in gita turistica mollano le macchine fotografiche, si infilano un passamontagna in testa e si rivelano essere dei kamikaze imbottiti di esplosivo e armati di bazooka (ma i controlli alla dogana chi li ha fatti?). Infine, l’unica strategia della scorta personale del presidente, che si presume sia l’élite dell’élite, risulta essere quella di riversarsi a ondate regolari contro il fuoco diretto nemico, nella fattispecie alcuni mitragliatori pesanti piazzati di fronte all’ingresso, ed essere falciati nel giro di pochi minuti.

L’unico capace di afferrare il concetto di “copertura” è Butler, che si ripara dietro un muretto e la fa franca. Si intrufola nella Casa e inizia la riscossa.

Difficile restare seri, no? Eppure la mia paresi facciale, impassibile, non muta espressione neppure di fronte a Butler che, vittima di un’esplosione, balza plastico in volo, evidentemente lanciato da un trampolino.
Dopo l’incursione all’interno della Casa, il film ingrana la marcia delle cazzate a tutto spiano.
Esce fuori che il super-terrorista coreano (Rick Yune, il macho asian di Fast and Furious) vuole far saltare tutte le basi missilistiche americane tramite un codice segretissimo, Cerbero, composto da 3 password di circa 6 caratteri l’una (solo numeri e lettere, non sono ammessi altri caratteri), crackabili in una ventina di minuti al massimo.
Morgan Freeman, novello acting president (cioè controfigura del presidente nelle scene pericolose), anziché combinare qualcosa di serio ordina 3 caffè, uno con latte, l’altro con poco zucchero, e nessuno lo prende a schiaffi per ciò.
Il generale fascio interpretato da Robert Forster, fidente del fatto che i suoi soldati siano “i più cazzuti” di tutti, manda allo sbaraglio 6 elicotteri costosissimi, disintegrati dalla contraerea, nonché diversi militi sfigati, trucidati in breve tempo, e nessuno si prende la briga di denunciarlo alla corte marziale.
Notate bene che non mi sto inventando niente, il film è proprio così.

Quando gli ostaggi poi, presi a pizze in faccia dai terroristi, non trovano di meglio da fare che urlare bestialità del calibro di “prometto fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d’America“, ti ritrovi seriamente a meditare su chi siano i buoni e chi i cattivi. Questa incertezza è palesata anche dal personaggio doppiogiochista, un attimo prima antiamericano fino al midollo, subito redento in punto di morte. “Hai l’occasione di espiare la tua colpa” – “Ok“, recita più o meno il suo copione.
Non che al protagonista vengano riservate delle battute migliori. Forse la più “riuscita” è qualcosa come “Dai, giochiamo al gioco del vaffanculo. Vai tu per primo“, ed è evidente che lo script sia stato scritto durante una capatina al cesso, forse su un foglio di carta da culo.

Un’altra cosa che gli sceneggiatori intenti a scopiazzare Trappola di Cristello dovrebbero capire è che se il personaggio di John McClane funzionava così bene era per via della sua vulnerabilità e del suo essere la persona giusta nel posto sbagliatissimo ma, soprattutto, per nulla contento di esserci.
Butler, invece, sembra essere al parco giochi, nel playground dei suoi sogni, tutto contento di prendere a calci in culo i terroristi e riscattare il suo onore, assolutamente refrattario ai proiettili nemici. Arriva allo scontro finale praticamente illeso, e se busca due calci in faccia dal final boss è solo perché probabilmente Yune ha insistito tanto per poterli esibire, visto che effettivamente ha una buona elasticità.

Per quanto mi riguarda, non funziona proprio niente. Anche volendo passare a tutti i costi sopra il demenziale script, il film è proprio realizzato male. Gli effetti digitali in CGI sono cagatissimi, roba così povera che, nelle inquadrature mosse, i fori di proiettile sui cadaveri cambiano posizione. Notevole anche l’obelisco che si sbriciola con estrema miseria poligonale e texturale, con la folla che fugge spaesata perché non sa dove verranno aggiunti i detriti in post-produzione. Le sequenze di combattimento poi sono così in ombra che molto spesso non si capisce un cazzo e non viene data la giusta enfasi alle “prodezze” di Butler, a cui va comunque dato il merito di avere un certo feticismo per le coltellate nel cranio dei nemici.

Il reale problema, ciò che invalida veramente tutto il film, è il suo essere tronfio e serioso come non mai. Se ci si fosse presi qualche leggerezza, lo stesso identico film avrebbe funzionato molto meglio e sarebbe stato gran divertente. Ma le sequenze di terrore urbano, i richiami strillati al panico post-11 Settembre (le crude e fuori luogo sequenze all’interno del pronto soccorso), il pomposo accompagnamento orchestrale nelle scene più cariche, così come il patriotticissimo pistolotto finale sulla nazione che risorge dalle sue ceneri, connotano tutto il film di retorica e di intenti seriamente moraleggianti, il che è piuttosto triste e impedisce di godersi lo spettacolo con la dovuta rilassatezza.

Se il regista fosse stato Joseph Zito e il protagonista Brian Bosworth, sarebbe stato sicuramente uno spettacolo più genuino, ugualmente stupido ma certamente più ingenuo e spensierato. Ma ci troviamo nel 2013, Reagan è storia passata e sorprende che un cast di alto livello abbia accettato di girare una roba così.
Comunque, è in imminente uscita White House Down di Roland Emmerich, praticamente lo stesso film però con Channing Tatum, Jamie Foxx (che interpreta uno pseudo-Obama nonostante i tattoo in testa) e Maggie Gyllenhaal.
Chi la spunterà?

PRO
Piuttosto violento

CONTRO
Ai limiti del demenziale

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  1. Fabio says:

    ahahah ho fatto bene a saltarlo, ero tentato di andare a vederlo perchè il cast mi piace, ma si vedeva da un miglio che era na minchiata patriottico/retorica, quindi se mai lo vedrò sarà in televisione e giusto se non c’è nient’altro di meglio da vedere

    • Death says:

      Se avesse azzerato la retorica patriottica sarebbe anche stato un divertissement… purtroppo è pure fin troppo “drammatico” come film…

  2. Psichetechne says:

    “nel Playground dei suoi sogni” è una bellissima metafora che mi fa insolluccherire. Come al solito recensione solida e molto ben scritta che dà lustro alle sorti della blogsfera. Mi piacerebbe molto, un giorno, andare al cinema con te a vedere e commentare qualcosa di interessante: possiamo combinare? Di che area geografica sei? Io sto sul milanese. Fammi sapere, se hai voglia. Ciao.

  3. Fuqua è uno partito a razzo ma che poi ha realizzato una sequela di cose inenarrabili. Peccato.

  4. Ne ho scritto anche da me. Stronzata (mi si scusi il francesismo) al cubo. Ho faticato a stare seria durante la visione.

  5. CinemaOut says:

    Ahahah, che spasso di film, se non fosse che costa caro. Grande, ma “Candelotto”?! Dove lo mettiamo (e non è un doppio senso)? E’ forte che diano in filo e per segno le coordinate della via di fuga del bambino, ma per mascherarsi usino il termine Candelotto. L’ho visto con una 7up in mano, ma quando ho letto che c’era Fuqua dietro (non mi ero manco informato, sono andato così come uno zombie al centro commerciale), quello del mitico Brooklyn Finest ci sono rimasto secco…

    • Death says:

      Anche io ero ignaro dell’identità del regista! A fine film ero già piuttosto demoralizzato, ma come è apparso Fuqua sui titoli di coda mi son quasi sentito male °_° Non che sia un regista intoccabile, però boh, mi ha preso in contropiede…

  6. Slum King says:

    Però bisogna spezzare una lancia a favore di Fuqua.
    Il film è girato bene, pulito pure nelle scene d’azione.
    Il problema sta nella sceneggiatura di merda che fa il paio con la CGI zingara.

    • Death says:

      CGI zingara è fenomenale! 😀 Io molte scene action in interno le ho trovate scurissime, non so se per un difetto di proiezione o se proprio così nativamente. L’attacco iniziale, stronzate atomiche a parte, comunque è ben diretto, sì 🙂

  7. Fabio says:

    l’ho visto qualche giorno fa, pensavo peggio, cioè è una scemenza eclatante e di certo non è un film che rivedrei, ma appunto ha delle scene di violenza notevoli e la sequenza iniziale dell’attacco è, dal punto di vista visivo, molto notevole.

    Una sufficenza stiracchiata gliela concedo.

    Mi chiedo però che cos’abbia di diverso da quello con Tatum e Fox di prossima uscita, mi sembra pressochè IDENTICO, almeno dal trailer

    • Death says:

      Effettivamente non ha granché senso girare due film “seri” praticamente identici a distanza di pochi mesi… manco si trattasse di un ciofecone dell’Asylum °_°