Assassin’s Creed

Posted: 19th January 2017 by Death in Recensioni
Tags: ,

Interpreti: Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson, Charlotte Rampling, Michael K. Williams, Denis Menochet
Regia: Justin Kurzel
Durata: 115 min.
Titolo originale: id.
Produzione:
USA, Gran Bretagna, Francia 2016

VOTO: ½

Prosegue il sodalizio tra Justin Kurzel e Michael Fassbender: dopo Macbeth, Assassin’s Creed. Cosa abbia spinto i due a passare da Shakespeare a un tie-in videoludico, mi è ignoto. Probabilmente i soldoni, senza il bisogno di fantasticare troppo, ma le premesse di un film dignitoso, stavolta, c’erano tutte.

Sono passati i tempi dei grotteschi adattamenti in stile Super Mario Bros o Double Dragon, produzioni sgangherate o incomprensibili realizzate alla bellemmeglio giusto per racimolare qualche soldo alle spalle degli appassionati. Nel caso di Assassin’s Creed, invece, la produzione c’ha pensato a lungo prima di cacciare i soldi. Si è premurata di aspettare almeno dieci anni (in concomitanza, oltretutto, con un momento di stanca nella serie originale) anziché farsi prendere dalla frenesia del momento e affidare tutto a persone di un certo livello, non il primo shooter pescato al discount o l’attore di serie B un-tempo-famoso ridotto allo straight-to-video. Anche se poi materiale simile potrebbero benissimo trattarlo anche un Simon West e un Casper Van Dien, per carità.

Non Shakespeare, dunque, anche se qualche cialtrone sarebbe capacissimo di dire che “il videogioco è un capolavoro!!!11” e un’opera d’arte e bla bla bla, ma la verità è che no, la storia di Assassin’s Creed è sempre stata tanto affascinante quanto afflitta da filler commerciali atti a giustificare ogni anno la presenza di un capitolo natalizio tra gli scaffali dei negozi. Era piuttosto molto intrigante da giocare, ma sulla trama, come già detto, si potrebbero trovare magagne a non finire.

Quel che il videogioco ci svela in tipo 3/4 capitoli, qui ci viene spiettellato immediatamente, per amor di concisione.
Esistono al mondo due fazioni rivali, i templari e gli assassini, che si scornano da secoli nella ricerca della Mela dell’Eden, una sorta di accrocchio magico che consentirebbe il controllo del liberto arbitrio e dunque il dominio del mondo. I templari sono progressisti, mentre gli assassini conservatori; i primi rappresentano la scienza, i secondi la religione. Profondissimo, non c’è che dire.

Michael Fassbender è Callum Lynch, manzo affiliato agli assassini che sta per essere stecchito con un’iniezione letale. Si risveglia nei palazzi della Abstergo, multinazionale controllata dai templari, che decide di sfruttarlo, in quanto discendente di un antico assassino, per un progetto segretissimo capace di rievocare il passato attraverso la lettura del codice genetico individuale. Il macchinario predisposto si chiama Animus e funziona per via epidurale: Callum viene agganciato a quello che nell’aspetto altro non è che un enorme braccio meccanico e comincia ad agitarsi sballottato da tutte le parti, rivivendo le esperienze del suo avo, Aguilar de Nerha, attivo in Spagna durante l’inquisizione.

I fanatici del gioco saranno sicuramente contrariati dalle evidenti libertà che il film si prende nei confronti del modello originale. Bisognerebbe però capire che, qualora si volesse una copia carbone dei videogiochi, si potrebbe semplicemente continuare a giocare nella comodità del vostro divano di casa, anziché pretendere l’impossibile da un film, per forma e struttura incapacitato su più fronti a essere fedele al 100%. Oltretutto, se proprio si volesse la fedeltà assoluta, dovreste prepararvi a vedervi propinati almeno una decina di sequel, laddove Kurzel e Fassbender pare abbiano optato per una più gestibile trilogia.

Qualcuno si è sbilanciato definendo Assassin’s Creed il miglior film tratto da un videogioco mai realizzato. Non sono del tutto d’accordo. È semplicemente quello più costoso e che beneficia di materiale di partenza già cinematografico di suo. È difficile inventarsi un plot coerente capace di coinvolgere tutto il roster di picchiatori di Street Fighter, e i risultati si sono visti. Molto più semplice invece pensare a una storia alternativa di un universo già bello e sviluppato, infilarci un po’ di esotismo mistico, qualche cenno storico, capelli sporchi, tatuaggi, cappucci, dorsali pompati, un po’ di frasacce a effetto (agisco nell’ombra per servire la luce… il mio nome è Sailor Moon! …o non era così?) e un comparto tecnico di prim’ordine (merito dei paperdollari dei templari!), anche le sezioni in costume a volte puzzano un po’ di fiera del cosplay.

La sceneggiatura sconta tantissimo il tentativo di rendere misterioso un segreto di Pulcinella ben noto a chiunque abbia mai preso il pad in mano e fatto un po’ di parkour con Ezio o Altair. Fa saggiamente le rivelazioni più importanti durante la prima mezz’ora, sennò sai che palle, per poi spiaggiarsi però sullo scoglio più grande: “e mò che cazzo ci inventiamo?”.
Così, il finale è puramente ridicolo e funge da innesco a un continuo che non so se avrò tantissima voglia di vedere.

PRO
Un tie-in realizzato col sufficiente cash

CONTRO
La storia ormai la conosciamo tutti

Acquista su Amazon.it

Leggiti anche...