Apocalypto

Posted: 20th February 2012 by Panzer Guderian in Recensioni
Tags:

Interpreti: Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Jonathan Brewer, Morris Birdyellowhead, Carlos Emilio Baez, Israel Contreras, Amilcar Ramírez, Israel Ríos, María Isabel Díaz, Espiridion Acosta Cache
Regia: Mel Gibson
Durata: 139 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2006

VOTO:

È quasi un mese che vivo sottoterra, da quando il freddo siberiano mi ha dichiarato guerra incurante delle mie origini mediterranee, costringendomi a fare del pigiama una divisa non meno lercia e variopinta di quella di un poilu francese, con il quale condivido una florida barba. I rapporti con l’esterno sono limitati ai tweet di Rita Dalla Chiesa e alle saltuarie visite dei “fieri alleati” Death e Sex Machine, al secondo dei quali riservo sempre una comoda poltrona-letto vicina al fuoco, seggio accogliente e malizioso ispiratore di SMS pepati. Del resto a lui bastano il sesso e l’alcol per perdere la testa. Io sono più autarchico, self made mad, tendente all’oblio solipsistico, complice la clausura, il mio stato larvale, le mie lordure, e soprattutto la carenza di scorte di cornflakes, l’unico elemento che mischiato al caffellatte può trattenermi saldamente nel mondo reale. La dissociazione è prossima.

L’unica soluzione a questo dramma è risvegliare le facoltà istintive dell’uomo, ristabilire un contatto minimo con la natura, aprire lo sguardo lungo i suoi spazi selvaggi, denudarmi delle convenzioni urbane e abbandonarmi al suo abbraccio primordiale. Il pensiero scova i caldi ricordi dell’estate, le nude corse sulla secca terra irta di ciottoli, innocui ai miei piedi danzanti sugli scogli viscidi di muschio marino, bersaglio delle onde di levante, con cui mi accoppio in circo su una tavola, impercettibile discrimine fra crepuscolo e bonaccia, nella santità del sunset rosso di sanguigna carnalità. Seicento anni fa l’umanità di Apocalypto si muoveva lungo questo fil rouge, nuda ma orgogliosa del suo slancio muscolare pulsante al ritmo del tamburo. I giovani uomini dalla pelle bronzea hanno una portamento nobile ma non conoscono superbia, girano in tanga ma non sono volgari, hanno coscienza di sé e della propria comunità. Tra amici si chiamano fratelli, e si aiutano per davvero. Sono tatuati come noi, ma i loro simboli hanno un senso, e tra le mani non stringono un cellulare, ma un arco, una lancia, una moglie, un figlio. Hanno la nostra età, e già possiedono ciò che per noi è difficile vantare.

Ora la questione è stabilire la fondatezza o meno del mito del buon selvaggio, che noi chiameremo Zampa di Giaguaro, il protagonista di questo viaggio nel tempo e nell’antropologia Gibsoniana. Io ringrazio pubblicamente Mel perché ci ricorda sempre che nelle nostre vene scorre sangue e non elettricità; e quando si parla di sangue si parla di padre e figlio, di Blut und Boden, di sacrificio e resurrezione. Apocalypto raccoglie l’eredità sanguigna e sanguinaria di Braveheart e Passion, fors’anche dello stentato The Patriot, per dispiegarla nello Yucatan del paradosso e della profezia. Il mito del buon selvaggio esce di scena quando dal verde lussureggiante della foresta di Zampa di Giaguaro e della sua ridente comunità, si passa al verde lussuoso della giada che circonda la città maya. E qui, tra pezzenti e aristocratici, un altro colore entra in gioco: il blu delle vittime sacrificate nel tempio del Sole, sui cui gradoni scorre sempre il rosso del sangue. La grandiosità del rito maschera però l’intima debolezza della civiltà amerinda: si può appagare il Sole offrendogli cuori e teste ad oltranza sull’altare del potere? La risposta di Gibson fa capolino in apertura del film: “Una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro”. Insomma, agli spagnoli basterà dare un calcio alla porta e l’intera struttura, marcia, crollerà.

Sarà il nostro buon selvaggio a scorgere le sagome dei galeoni all’orizzonte. La catastrofe corre inesorabile attraverso i piedi di Zampa di Giaguaro, il ferito, il sopravvissuto, il fuggitivo che non cede alla paura, il veicolo della profezia, della rovina del suo mondo, colui che cerca nella foresta “un nuovo inizio”.

Ernst Jünger mi viene in soccorso:

In questa luce il bosco è la grande casa della morte, la sede del pericolo di annientamento. Il compito della guida spirituale è di condurvi per mano il discepolo per liberarlo dalla paura. Il bosco lo fa morire e risorgere simbolicamente. A un passo dall’annientamento c’è il trionfo. Chi ha inteso questo, sa innalzarsi al di sopra della violenza temporale. L’uomo impara che questa violenza non ha alcun potere su di lui, anzi è destinata unicamente a confermarlo nel suo valore supremo. L’arsenale del terrore eretto intorno a lui è pronto a inghiottirlo. Ma lo spettacolo non è nuovo. I “nuovi” mondi sono sempre e soltanto copie dello stesso mondo…

Lo spettacolo non è nuovo. Ecco davanti a me una fila di prigionieri greci salire il tempio della Bundesbank, gettati sull’altare del dio Euro, e soccombere sotto i colpi del grande officiante Merkozy. Ecco più in là, ai margini, una bambina rotolare tra milioni di cadaveri, e scappare lungo la foresta, per salvarsi. Si chiama Gianna Jessen, ma possiamo chiamarla Zampa di Giuaguaro.

L’antica foresta sarà diventata un territorio demaniale, zona di sfruttamento economico. Ma il bambino ancora vi si aggira smarrito. […]. Sotto un travestimento riconoscibile, ritroveremo, negli inferni produttivi del nostro tempo, anche il vecchio orco – e non soltanto in qualità di sfruttatore e aguzzino. Si tratterà, più probabilmente, di un sierologo che, fra strumenti e storte, pensa a come estrarre dall’uomo la milza o lo sterno per usarli come materia prima per qualche farmaco miracoloso. Siamo nel cuore del vecchio Dahomey, nel Messico antico.”

P.S.
Mi rendo conto che le mie recensioni poco evenemenziali siano di indigesta lettura; aggiungiamo poi il mio stato di completa follia invernale, che sacrifica la descrizione al delirio. Tranquilli, Apocalypto ha tutto quello che piace al fan di Death Row: teste spaccate, cerbottane, giaguari, muscoli, cordoni ombelicali, formiche cicatrizzanti, rane velenose.

PRO
Zampa di Giaguaro

CONTRO
Er Piotta

Leggiti anche...

  1. Sex Machine says:

    Una sola parola: geniale…
    La tua poltrona è ricca di ispirazione per me!!

  2. sempre a tua disposizione, mio caro Sex M.!

  3. LOLA83 says:

    questo è in assoluto uno dei miei film preferiti! Good Choice!