8mm – Delitto a luci rosse

Posted: 8th September 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Nicolas Cage, James Gandolfini, Joaquin Phoenix, Peter Stormare, Anthony Heald, Chris Bauer, Catherine Keener, Myra Carter, Amy Morton
Regia: Joel Schumacher
Durata: 124 min.
Titolo originale: 8mm
Produzione: Germania, USA 1999

VOTO: ½

8mm – Delitto a luci rosse (da non confondere con Omicidio a luci rosse, di De Palma) è uno dei primissimi casi in cui cominciai a dubitare della critica cinematografica specializzata. Ricordo molto bene, le recensioni dell’epoca. Su una delle principali riviste di cinema italiane, venne recensito con toni veramente catastrofici e valutato in maniera veramente esigua. Eppure la trama sembrava gagliarda, e anche i nomi coinvolti nel progetto non erano certo di serie C.

La storia vede Tom Welles (Nicolas Cage), investigatore privato da quattro soldi, venire ingaggiato da una vecchia e ricchissima novella vedova. La donna, moglie di un magnate, ha rinvenuto nella cassaforte del marito un filmino molto più che zozzo: quello che sembrava iniziare come un semplice porno amatoriale culmina in realtà in una spirale di violenza splatter tragicamente realistica. Tom viene quindi incaricato di scoprire se il filmino in questione, registrato appunto su pellicola 8mm, sia uno dei famigerati snuff movie, leggendarie produzioni criminali dove la gente viene ammazzata per davvero.

Tom inizia così una ricerca ossessiva nei bassifondi delle principali città americane – Miami, New York -, spaziando negli ambienti underground del porno più clandestino, accompagnato da un cicerone d’eccezione: Max California (Joaquin Phoenix), strampalato commesso di un sexy shop.

L’argomento, specie perché trattato nell’era pre-internet, o quantomeno quando la sua diffusione non era massiva come ai giorni nostri, era maledetto, carico di quel fascino morboso che da sempre attrae gli amanti dell’horror e delle tinte forti. Uno dei principali motivi per cui rimasi così fascinato dal film, all’epoca, era il mitologico divieto ai minori di 18 anni (attualmente declassato ai 14) che campeggiava sul retro della custodia della VHS.
La lunga discesa all’inferno di Tom è un calvario che lo spettatore è costretto a patire in simbiosi, perché la messa in scena è solida, incredibilmente sordida e capace di regalare dei brividi di repulsione nei suoi momenti più efferati.
Lo snuff movie da cui parte la vicenda è veramente disturbante, pur non essendo eccessivamente grafico, anche se la reazione sopra le righe del “buon” Nicolas che strabuzza gli occhi durante la prima visione fa effettivamente sorridere  e allenta la tensione di una sequenza altrimenti quasi insostenibile.

Nonostante la performance non proprio sopraffina, Cage è perfetto per la parte.
Incarna il prototipo del padre di famiglia bonaccione e zeppo di buoni valori, abbastanza eroico per sporcarsi le mani con la merda ma altrettanto stupido da andare a pestare i piedi all’uomo sbagliato, nello specifico Dino Velvet (un incredibile Peter Stormare), vero e proprio artista del porno più estremo con velleità affini più a Wharol che a Siffredi.

Forse qualche dinamica nello svolgimento degli eventi appare un po’ forzata, come l’abusato stratagemma dell’indizio rinvenuto tramite zoom digitale del dettaglio più recondito nella pellicola, o il ritrovamento di un diario gonfio di info utili nello sciacquone del cesso, eppure, nonostante le 2 ore di durata, il film tiene botta fino alla fine senza mai un momento di stanca (anzi, certe scene sono una vera e propria cannonata… ricordiamo quella a ritmo di Come to Daddy di Aphex Twin) e culmina in un epilogo veramente liberatorio, croce e delizia del film.

Perché immagino sia stato proprio il finale, ad aver scatenato le critiche più inferocite dei recensori dell’epoca. Cage, l’avrete intuito, viene esasperato al punto tale da doversi fare giustizia da solo, senza estremismi alla Giustiziere della notte, per carità, tutto piuttosto realistico e credibile, ma è il concetto stesso di punire la violenza con la violenza che, probabilmente, sarà apparso troppo reazionario per i palati fini di chi probabilmente è troppo pieno di sé per cercare di empatizzare con una situazione che le persone comuni non potrebbero mai essere in grado di sopportare.

La morale mi imporrebbe di essere d’accordo con chi questo genere di vendetta la ripudia, ma è altresì vero che, pur sforzandomi, non riesco a trovare nessuna pecca nel pragmatico ragionamento del Tenente Cobretti, sputato in risposta all’ipocrita giornalista che lo accusava di modi troppo brutali.

La violenza è una merda, una vera merda. Ma di fronte al marcio più fetente della società, quello che origina dall’opulenza più sfrenata e dalla totale mancanza di rispetto per la vita umana, quello che, insomma, 8mm riesce con gran mestiere a evidenziare, non vedo altra soluzione sensata se non la repressione forzata con il pugno di ferro.

E pazienza se sarò impopolare, pazienza se non sarò politically correct.
Del resto, quando mai lo sono stato?

PRO
Solido e sordido

CONTRO
Cage non proprio al top

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  1. Blackporkismo says:

    C’era gia stato un film cosi di nome Hardcore con George C.Scott che faceva il padre industriale bocchettone per ritrovare la figlia che tramite un super 8 si era datao il porno,8mm mi era piaciuto ,ma scendeva nella seconda parte,chissa in mano a De Palma cosa usciva,avevo anche un gioco sugli Snuff chiamato Manhunt.

    • Death says:

      Me lo ricordo Hardcore! Lo davano spesso su Telemontecarlo (quanti secoli son passati???). Straordinario anche Manhunt per Ps2… difficilissimo, tesissimo, violentissimo… il finale non era il massimo, ma il gioco era un’esperienza bella tosta!