10 Cloverfield Lane

Posted: 31st May 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Mary Elizabeth Winstead, John Goodman, John Gallagher Jr, Mat Vairo, Cindy Hogan, Jamie Clay
Regia: Dan Trachtenberg
Durata: 105 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2016

VOTO: ½

È il sequel di Cloverfield che però non è un sequel.
Ve lo ricordate Cloverfield? Era quel disaster movie girato in POV con il mostro gigante che però compariva solo negli ultimi 30 secondi, perlomeno il suo brutto muso. Era una bomba e, per quanto mi riguarda, uno dei massimi esponenti sia del genere monster che del genere found footage (per non parlare della campagna di marketing da paura).

Esce all’improvviso questo sequel che però, ripeto, non solo non è un sequel, ma pure una paraculata stratosferica.

Michelle (Mary Elizabeth Winstead) fa un incidente in macchina in una strada di campagna e si ritrova in un bunker antiatomico mentre fuori pare impazzi l’apocalisse. L’anfitrione è John Goodman, che non si capisce se sia un buon samaritano o un figlio di bottana. C’è anche un redneck col cappellino, la barba e lo sguardo da triglia.

Diventa tutta una questione di paranoia, di terrore dello sconosciuto, con il bunker che diviene locus amoenus (è dotato di ogni comfort, dal jukebok a una vasta collezione di film in VHS) anche se poi la clausura forzata con un padrone di casa despotico e un po’ viscido risulta più horrida di qualsiasi mutazione li attenda nel mondo esterno.

Ovviamente prende presto piede il sospetto che Goodman sia un infame e che fuori la vita scorra normalmente, come tutti i giorni, e che l’olocausto nucleare sia solo una grossa cazzata per procurarsi una concubina sexy e perennemente scalza come la Winstead (bei piedi smaltati).

Il film, per quanto derivativo e per nulla inedito, funziona alla grande.
I tempi sono gestiti ottimamente, l’alone di mistero (che cazzo sta succedendo, fuori dal rifugio?) permane fino alla fine e l’interpretazione straordinaria di Goodman (grandissimo attore, sia di talento che di stazza) ti incolla davvero allo schermo.

Il problema sta nel titolo. Quel Cloverfield là, non dovrebbe esserci.
È evidente che il film non abbia nulla a che vedere con il film di Matt Reeves del 2008, è lapalissiano. Così come sono lapalissiane le due inquadrature di raccordo, vistosamente postdatate, infilate a forza per dare due strizzatine d’occhio al fan che si è precipitato al cinema, anelante di dare un seguito alle vicende lasciate in sospeso 8 anni fa.
Non è così. 10 Cloverfield Lane è un film a sé stante (il titolo originale, infatti, era The Cellar), del genere “barricati in casa durante l’invasione aliena”, a cui sono state attaccate due pezze firmate Cloverfield per incrementare il potenziale commerciale di un film che, altrimenti, sarebbe stato uno tra i tanti, privo di uno specifico appeal nonostante la più che buona fattura.

Il discorso si riduce a una scelta di campo.
Nell’ottica di sequel, 10 Cloverfield Lane è una sonora presa per il culo, e meriterebbe di essere maledetto a gran voce.
Nell’ottica del film stand-alone, 10 Cloverfield Lane è un ottimo esponente del genere, ritmato, ansiogeno e non privo di fascino, nonostante non mostri nulla di nuovo.

Io, che aborro il fanboysmo nella sua accezione più irragionevole, me lo sono goduto di brutto, nonostante nella mia coscienza pungesse quel bruciorino di culo causato dalla mia avversione alla ruffianeria.

La scelta, ora, ricade su di voi.

PRO
Ottimo thrilling

CONTRO
Paraculata clamorosa

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  1. psichetechne says:

    Concordo completamente con la tua recensione. Tuttavia secondo me non è certamente un “sequel” in senso stretto, ma tiene “Cloverfield”, saggiamente, evocativamente sullo sfondo, per farne desiderare da lontano, come un profumo, la sua continuazione futura. E’ proprio questo, a mio avviso, il pregio maggiore, la somma, intelligentissima idea del regista. Idea notevolissima.

    • Death says:

      Se l’avessero pianificato da subito sarei d’accordissimo. L’aver avuto questa trovata a posteriori mi rende il film un po’ paraculo, per quanto affascinante. Ottima idea di marketing, quello senz’altro 😉