In memoria di Wes Craven (1939 – 2015)

Posted: 31st August 2015 by Death in Dossier

wescravenIeri sera si spegneva, ad appena 76 anni, il grande Wes Craven, per via di un maledetto cancro al cervello.

Wes ci lascia ma la sua eredità filmica rimane, più che mai imponente e indelebile, nella storia del cinema. Di solito non mi lascio andare a simili (e sterili) commemorazioni, ma per lo Zio Wes il discorso è diverso, perché riconosco in lui una delle figure cardine del mio svezzamento al cinema horror (e al cinema tutto), dunque questo è il mio personale tributo in memoriam alla sua opera.

Regista discontinuo ma nei suoi momenti migliori capace di lasciare seriamente il segno, per quanto mi riguarda Wes ha rivoluzionato il mondo dell’orrore per ben due, se non tre volte, con altrettanti film storici e a mio avviso monumentali.

Ovviamente, il primo, imprescindibile pensiero va a Nightmare e al boogeyman più iconico di tutti i tempi, il leggendario Freddy Krueger. Craven, nel lontano 1984, riuscì a trasporre su pellicola alcune tra le fobie croniche del periodo infantile, ma anche dare forma a sensazioni prima di allora difficilmente rappresentabili graficamente. Nel mio personale autismo infantile, Elm Street diventava l’estensione notturna del mio habitat quotidiano, ove hanno avuto luogo parecchi dei miei peggiori incubi. Di rimando, il terrificante Krueger diventò quasi una sorta di figura edificante e formativa, perché prima o poi le proprie paure vanno superate, no? In tutto il mondo, infatti, Freddy è successivamente esploso come cattivone per il quale fare il tifo, quasi una sorta di mascotte orrorifica (conservo ancora gelosamente il suo guanto, reliquia delle scuole medie, con gli artigli di plastica, sfortunatamente) ma in molti dimenticano che il primo film era fottutamente terrificante, tanto che a me, da bambino, bastò vederne il trailer per non dormire un paio di notti di fila.

Quando poi la sua icona stava per finire definitivamente sputtanata, ecco che Craven, esattamente dieci anni dopo il primo film, tira fuori nel 1994 il Nuovo Incubo: ritorno alle origini per il villain, nuovo look e nuovo guanto, più cattiveria, sceneggiatura metacinematografica pazzesca, riflessione totale sulla figura del mostro tra sogno e realtà e altro capolavoro. Freddy torna a fare paura come ai bei vecchi tempi, e vedere il cast originale del primo film in balia del suo malefico influsso sortisce un effetto assolutamente straniante. Mi feci regalare la videocassetta per Natale, nella metà degli anni ’90.
Ingiustamente sottovalutato, New Nightmare pone le radici del discorso meta che fiorirà in maniera potente con il successivo Scream, nel 1996.

Scream è un film ambivalente. Ha destrutturato il genere slasher, di fatto rendendo impraticabile ogni tentativo di riprenderlo, ma per una sorta di paradossale effetto rebound l’ha anche rivitalizzato, con esiti ahimè non propriamente positivi, come sottolineato dai successivi sequel (che comunque apprezzo, oltre a essere appassionato, per ragioni puramente nostalgiche, di alcuni dei cloni più riusciti dello stesso periodo). Ma mi ha anche insinuato il dubbio che il cinema non fosse mera e lineare narrazione, forse introducendomi per primo all’idea di poter “studiare” i film. È nata probabilmente così, la mia ossessione per una conoscenza enciclopedica di pellicole, registi e attori, con una predilezione particolare per l’orrore, ovviamente. Il primo carnevale seguente la visione, naturalmente, mi mascherai da Ghostface, dopo averne trovato la maschera in un piccolo negozio di giocattoli del mio paese. Scream rimane il saggio definitivo sul genere, almeno fino agli anni ’90, con una sequenza, quella dello spiazzante omicidio di Drew Barrymore, violentemente entrata nella leggenda.

Ma Craven non è solo questi tre film, anche se generalmente si tende a porli sopra il resto della sua ampia produzione (a ragion veduta, aggiungerei).

Tralasciando i seminali L’ultima casa a sinistra e Le colline hanno gli occhi, storicamente significativi ma che, a mio parere, non hanno retto bene lo scorrere del tempo, preferisco ricordare altre due pellicole fondamentali per il mio sviluppo cinematografico, e cioè Il serpente e l’arcobaleno, voodoo movie con un favoloso Bill Pullman, e La casa nera (anche se il titolo originale, The People Under the Stairs, è di tutt’altra carica evocativa), favolone dark pregno di invettiva sociale e politica. Sono due film che vengono snobbati troppo spesso ma, senza perdermi in inutili elegie, il mio consiglio è solamente quello di recuperarli (qualora non l’aveste già fatto) e lasciarvi stregare da quelle atmosfere maledette che raramente troviamo nei film moderni, troppo impegnati a darsi da fare con la computer grafica e il sangue in digitale. Ah, per la cronoca, Bill Pullman che risorge dalla bara nella copertina de Il serpente e l’arcobaleno mi fece la stessa fottutissima paura del trailer di Nightmare, così come il faccione di Everett McGill in tuta sadomaso, visto sulle pagine di un vecchio Almanacco della paura di Dylan Dog.
In quei meravigliosi anni, un singolo fotogramma, una foto di scena, una suggestiva locandina erano capaci di terrorizzarti a morte anche senza aver visto il film.

Degno di menzione anche il tentativo di bissare il successo di Nightmare e creare un nuovo iconico villain, nella figura di Horace Pinker, nell’altalenante Sotto Shock del 1989. Anche questo non è invecchiato benissimo ma, proprio quando pensi che il film non sia nient’altro che uno slasher come tanti, ecco che sul finale arriva il colpo di genio della sequenza pazzesca dove Pinker e il protagonista si confrontano all’interno di un televisore, in preda al furioso zapping dei rincoglioniti spettatori americani.

Negli anni 2000 il cinema crolla su sé stesso e anche Wes non se la passa benissimo. Cursed, la sua rivisitazione del mito del licantropo, soffre di una lavorazione travagliatissima e di un massacro in sede di montaggio, e non convince quasi nessuno, benché alcune sequenze siano tese ed efferate al punto giusto (recuperate la versione Uncut). Va un po’ meglio con Red Eye, thrillerone con uno spunto fantastico che perde un po’ di colpi nel finale, sicché la gente lo smonta con eccessiva durezza.

Il suo ultimo film è Scream 4, di cui potete leggere la mia recensione, scritta all’epoca, cliccando su questo link.

Senza dilungarmi oltre, chiudo questo breve excursus che non vuole avere nessuna pretesa di esaustività, ma semplicemente rappresenta un rapido flusso di coscienza in cui ho ripercorso, forse in maniera maldestra e frammentata ma certamente sentita, la carriera di un grande regista in relazione al mio percorso di crescita personale.

Addio Wes, grazie di tutto.

 

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  1. Psichetechne says:

    Grazie anche da parte mia, a Wes Craven. E a te.

    • Death says:

      Parole sparse per tributare una persona che neanche conoscevo ma che sentivo, stranamente, piuttosto vicina. Curiosa, la potenza del cinema.
      Grazie a te per averlo letto, amigo.