Mad Max: Fury Road

Posted: 22nd May 2015 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Tom Hardy, Charlize Theron, Rosie Huntington-Whiteley, Zoë Kravitz, Nicholas Hoult, Riley Keough, Nathan Jones, Josh Helman
Regia: George Miller
Durata: 120 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA, Australia 2015

VOTO:

Qualche tempo fa, in occasione dell’uscita del primo Expendables, un noto critico cinematografico si scagliava contro i vecchietti di Hollywood, asserendo che avessero fatto il loro tempo, largo ai giovani e bla bla bla.
Cazzo, quanto mi piacerebbe vederlo ora alle prese con un vecchietto che di anni ne ha 70, di nome fa George Miller e, dopo una stralunata carriera costellata da cult generazionali e cartoons per famiglie, ti tira fuori una BOMBA ATOMICA come Mad Max: Fury Road!

Ragazzi, già dal trailer si capiva, ma il quarto capitolo della saga post-apocalittica per eccellenza è una roba infernale, pazzesca, come non se ne vedevano da anni.

Entro in sala gasato ma fievolmente scettico, per via dell’ovazione unanime in rete (sapete che sono diffidente per natura).
Ho persino evitato di riguardarmi i primi tre capitoli, che non vedo da anni, proprio per schivare potenziali malumori legati al passato.

Siamo sempre nelle wasteland desolate e Max ha oggi il faccione crucciato di Tom Hardy. In origine Miller aveva intenzione di girare Fury Road nei primi anni 2000, con Mel Gibson, ma casini in produzione e battute antisemite hanno fatto sì che il film uscisse solo ora e Mel dovrà guardarselo in poltrona, come tutti gli altri.

Max, dicevamo, è come al solito in fuga dai classici punk motorizzati che vogliono fargli il culo. Viene purtroppo catturato e rimane invischiato in una folle corsa lungo il deserto, ove un auto-cisterna a caccia di rifornimenti solca le distese di sabbia in fuga dall’avamposto dittatoriale di Immortan Joe.

La trama è stringata ma va bene così. Anzi, non voglio proprio dirvi un cazzo per lasciarvi la sorpresa. Lo sapete tutti, no? “Meno c’è, meno si rompe”.
Il film decide proprio di seguire questa massima Bensoniana, mettendoci di fronte un film di pura immagine, con pochissimi riferimenti dialogici. Catapultati in medias res senza alcun cenno introduttivo, ci si rende conto che il mondo di Mad Max è fatto di dettagli, sequenze, forse anche vaneggi mentali. Non c’è bisogno dello spiegone che ci faccia la lezione di storia, lo spettatore attento può ricavare tutte le informazioni dalla grande quantità di particolari e suggestioni presenti su schermo.

Oltretutto, se cercate uno di quei film gonfi di sottostorie più ammorbanti di una lezione a scuola (Tolkien docet), sappiate che il film dura 2 ore ma, se si esclude un breve break centrale in cui ci è permesso di riprendere fiato, ha un ritmo così indiavolato che passano in un soffio. Sono praticamente 120 minuti serratissimi e elettrizzanti, sfido chiunque, a fine visione, a dire “eh, ma avrei preferito che ogni tanto si fermassero un po’ a parlare di massimi sistemi”.

Miller è un vecchietto ma gira in una maniera forsennata, incredibile, e dà le piste a tutti i suoi colleghi ben più giovani.
Le scorribande motoristiche sono coreografate in una maniera pazzesca, con un tale profluvio di trovate acustiche e visive che si rimane veramente galvanizzati sulla seggiolina del multisala. La fotografia supersatura tutta virata al celeste-arancio, la colonna sonora micidiale di Junkie XL, il ricorso minimo all’effettistica digitale (ebbene sì) e un utilizzo al limite dell’umano di stuntman e veicoli modificati… siamo davvero di fronte a una pellicola che setta un nuovo paradigma dell’azione hollywoodiana (che poi del tutto hollywoodiana non è, perché è in gran parte made in Australia).
Giuro, anche solo pensare di orchestrare alcune delle scene presenti nel film mi provoca le vertigini, perché è tutto così iperbolico che faccio fatica a credere che sia stato girato da una persona con più del doppio dei miei anni e più del triplo del mio gusto cine(ma)tico.

Non si disperino, inoltre, gli aficionados del caro Gibson. Hardy non lo fa rimpiangere, col suo faccione a metà tra l’arcigno e lo sfigato, anche se il ruolo più importante viene affidato a Charlize Theron, figa da urlo anche coi capelli cortissimi e una protesi meccanica al braccio. Chi non si accontenta del look selvaggio di Charlize, sappia allora che a un certo punto appare Megan Gale tutta nuda, nudissima, quindi non c’avete proprio nulla da obiettare.

Chiudo auspicando un premio oscar per Nathan Jones e omaggiando uno dei personaggi più folli che abbia mai visto su schermo, ovvero “il chitarrista”, individuo svitatissimo che, durante tutto l’inseguimento su cui si basa il film, se ne sta appeso a un camion su di una struttura pazzesca tutta amplificata a suonare riff distorti con una combo chitarra-basso sputafuoco.
Se non è un capolavoro questo, ditemi voi cosa lo è…

PRO
Il nuovo paradigma dell’action

CONTRO
Anche i patiti del cinema d’autore stavolta non potranno cagare il cazzo

Maggie

Posted: 18th May 2015 by Death in Recensioni
Tags: ,

Interpreti: Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin, Joely Richardson, Laura Cayouette, J.D. Evermore, Dana Gourrier, Amy Brassette, Raeden Greer
Regia: Henry Hobson
Durata: 95 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2015

VOTO: ½

Sin dalle prime news, avevo addosso una certa curiosità per questo film.
Si parlava di uno zombie horror con Arnold Schwarzenegger, mica una cosa che capita tutti i giorni. Purtroppo ero anche scottato dai recenti film del genere come World War Z, una vera merda, e il timore che venisse riproposta la stessa struttura con però Arnold al posto dell’imbalsamato Pitt si faceva sentire.

Per fortuna, Maggie non è niente di tutto ciò.

La storia vede un futuro alternativo in cui la terra è stata colpita dal Necrovirus, batterio che riduce gli esseri umani in carcasse ambulanti, dando origine alla solita apocalisse zombie che tanto va di moda recentemente.
Wade (Arnold), dopo una ricerca durata settimane, ritrova la figlia Maggie in un ospedale di provincia: anche lei è stata morsa da un infetto e ha contratto il morbo, ma manca ancora un po’ di tempo prima della trasformazione finale.
Decide allora di portarla a casa per vivere assieme gli ultimi giorni rimasti.

Maggie non è un vero film di zombie, piuttosto è un dramma su una famiglia sconvolta da un evento ineluttabile. Maggie (un’intensa Abigail Breslin) ha contratto la malattia e perciò vive i suoi ultimi momenti riflettendo su sé stessa, sulle piccole cose date per scontato, su ciò che prima era la normalità ma non lo sarà più, e vive con sofferenza la sua condizione di emarginata, consapevole del suo destino.

Parallelamente, Schwarzy è combattuto sul prendere la scelta più importante della sua vita. Può forse un padre decidere di internare la propria figlia in quarantena? O magari somministrarle un cocktail letale (ma dolorosissimo) per liberarla dalla maledizione che grava su di lei? O forse ancora porre fine al calvario con un colpo secco di fucile, paradossalmente l’alternativa meno crudele?

L’atmosfera del film è maledetta, cupa, plumbea, pesantissima. Il cielo è sempre monocromatico e in lontananza echeggiano boati. Tuoni? O forse esplosioni? L’armageddon è suggerito anziché mostrato, una scelta sicuramente economica in termini di budget ma anche molto più affascinante delle solite wasteland digitali.
Un’aria così opprimente e malinconica mi riporta indietro al primo Romero, e in un’epoca in cui i morti viventi sono diventati quasi un cult pop ciò non può essere che un bene.

Di zombie, per l’appunto, ne vengono mostrati veramente pochini (comunque realizzati in maniera veramente efficace), ma abbiamo capito che non è quello l’intento del film.
Ci si concentra piuttosto sugli ultimi giorni di questi giovani ragazzi che progressivamente perdono la propria umanità, alle prese coi primi devastanti sintomi e consapevoli che, in un futuro sempre più prossimo, si accaniranno anche contro i loro stessi genitori per saziare un istinto irrefrenabile.

Maggie è un film lento, riflessivo e capace di porre alcune suggestioni piuttosto profonde nello spettatore.
Certo, se vi aspettate il classico troiaio dove gli zombie corrono e mangiano budella, coi soliti marine del cazzo che li fanno saltare in aria, resterete più che delusi.
Probabilmente la maggior parte della critica specializzata si aspettava qualcosa del genere. Non riesco a spiegarmi altrimenti le stroncature ricevute in tutto il mondo per questo film (leggete i pareri su Rotten Tomatoes), che qualcuno un po’ più sagace ha preferito definire come “Un film artistico. Con Schwarzenegger”.

Forse è proprio la presenza di Arnold ad aver fatto storcere il naso agli scribacchini prezzolati. Impossibile, per persone con la puzza sotto il naso come loro, apprezzare un film con Schwarzy, ne va della loro integrità autoriale. Patetici.
Certo, Arnold è un attore limitato, inutile negarlo. Ma la sua interpretazione è sincera e a tratti molto toccante, intensificata dall’età che ormai avanza inesorabile e da un bel faccione reso ancora più espressivo dalle rughe e il barbone incolto.

Io, al contrario di quei marchettari, ho apprezzato l’impegno e il volersi mettere in gioco e, anche mettendo da parte l’ovvia ammirazione che nutro nei confronti di Arnie, non ho problemi a giudicare oggettivamente in maniera positiva la sua prova attoriale, forse la più difficile (e intimistica) della sua carriera.

Intanto, negli ambienti più underground, il film riceve consensi molto più favorevoli, il ché mi dà ancora speranza.
Forse non è ancora arrivato il momento per un apocalisse cinematografica, in cui miriadi di critici zombie vomitano i propri pareri sempre più conformati e corrotti da logiche di mercato e da costrizioni socio-culturali. Evidentemente, una strenua resistenza di persone che ancora pensano con la loro testa esiste ancora.

In definitiva, Maggie è un dramma a tinte orrorifiche diverso dal solito, nonché una coraggiosa prova di carattere del nostro austriaco preferito. Mette da parte spaventi facili e frattaglie per trattare temi che, solitamente, in pellicole del genere vengono totalmente ignorati.
Non c’è niente di male nel gasarsi per un film dove gli zombies vengono fatti a pezzi a colpi di mortaio, ma, se si cerca qualcosa di più introspettivo, Maggie riesce a coniugare due generi apparentemente incompatibili.
Ed è un gran risultato di per sé.

PRO
Decadente, come ai vecchi tempi

CONTRO
Troppo posato per piacere alla critica?

Daredevil – Director’s cut

Posted: 14th May 2015 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Ben Affleck, Jennifer Garner, Michael Clarke Duncan, Colin Farrell, Jon Favreau, Joe Pantoliano, Ellen Pompeo, Mark Margolis
Regia: Mark Steven Johnson
Durata: 133 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2003

VOTO: ½

Leggo che recentemente la gente va matta per Daredevil, un serial della HBO sul noto supereroe Marvel, ma non ricordo tutto questo entusiasmo per l’omonima pellicola del 2003.
Anzi, mi pare di capire che, tra i film dedicati ai supereroi, quello di Mark Steven Johnson sia addirittura uno dei più odiati, una cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi fino in fondo.

Periodo strano, i primi 2000. La “moda” era orribile e al cinema si andava persino a vedere spazzatura del calibro di Maial College. Era anche il periodo in cui i superheroes più famosi cominciavano a muovere nuovi passi, dopo l’exploit finito in disgrazia dei Batman anni ’90.
Tra le new-entries spiccavano certamente l’ottimo Spider-man di Raimi e gli onesti X-Men di Singer, cosicché la Marvel decise di lanciare un altro po’ di franchise, nella speranza di riscuotere lo stesso successo dell’arrampicamuri e dei mutanti.

Uscì un mediocre Punisher con Thom Jane, il controverso Hulk di Ang Lee (che bollai come merda all’uscita del cinema ma andavo ancora al liceo) e il qui presente Daredevil.
La storia ricalca, con i dovuti adattamenti, alcune celebri run del personaggio.

Matt Murdock è un giovanotto di belle speranze che, dopo aver constatato come l’adorato paparino pugile altro non sia che un cravattaro al soldo della mala, finisce accecato da un fiotto di liquami tossici durante la sua fuga dalla dura realtà. Perde la vista ma acquisisce dei sensi supersviluppati, così come una sorta di capacità radar che gli permette di vedere l’ambiente circostante, se attraversato da onde sonore. Il paparino finisce stecchito dopo aver vinto un incontro truccato e Matt decide di sacrificare la sua vita alla battaglia contro il crimine.

Anni dopo, Matt Murdock ha le fattezze di Ben Affleck, perennemente spettinato (e ci sta) e con la faccia da babbeo (che mi pare un po’ discriminatorio nei confronti degli ipovedenti). Matt ha deciso di portare avanti la sua crociata in due modi: di giorno è un brillante avvocato, di notte indossa una sciccosa tutta in pelle rossa e va a prendere a calci in culo i criminali, forte dei suoi superpoteri.

Incontra la mascelluta Jennifer Garner (ciò diede il via all’infame liaison “Bennifer”) e se ne invaghisce, dopo un patetico scontro all’ultimo trick in un parco giochi, una scena che va oltre l’imbarazzante. Jennifer è Elektra, la super-ninja creata da Frank Miller, e c’è tutto un troiaio in cui il killer Bullseye (un incredibilmente viscido Colin Farrell) le ammazza il padre, sotto ordine del gangster Kingpin (Michael Clarke Duncan), inaspettatamente negro ma grossissimo come il ruolo richiederebbe.

Ci sono un bel po’ di combattimenti, alcuni anche molto ganzi ma considerati confusi e editati malamente un po’ ovunque, nel web. Peccato che Batman Begins (grande film, beninteso) abbia combattimenti anche peggiori ma nessuno dica nulla. Belle anche alcune idee registiche e concettuali, come la melensa scena in cui Ben vede per la prima volta Jennifer grazie alla pioggia che cade sul suo volto, e ottima la fotografia generale.
Anche alcuni effetti in CG vengono strombazzati ovunque, specie le evoluzioni digitali di Devil, eppure in Avengers 2 ce ne sono di peggiori, e son passati 12 anni! Ah, la coerenza!
Poi sì, ci sono un po’ di errori di continuità assortiti, alcuni momenti da “due coglioni così”, ma niente di insopportabile. In compenso è pieno di strizzatine d’occhio ai fan degli artisti Marvel, il consueto cameo di Stan Lee e pure una simpatica comparsata di Kevin Smith, sceneggiatore di alcune novel del diavolo di Hell’s Kitchen.
Di difficile digestione, invece, è la colonna sonora, che all’epoca “spakkava una cifra” ma adesso suona oltremodo datata. Si parla di brani dei Nickelback, Evanescence, Hoobastank, The Calling, e credo non serva commentare oltre.

La versione Director’s Cut porta avanti anche una sottotrama, assente nella versione cinematografica, in cui Matt deve scagionare quel pazzoide di Coolio dall’accusa di omicidio. È qui che viene approfondito il dilemma di Matt, che capisce di dover fare scelte sordide pur di amministrare a modo suo la giustizia.
Vengono aggiunti anche un po’ di dettagli crudi in più, una cosa che fa sempre bene a un film (Expendables 3 anyone?).

Uno dei motivi per cui il film non è amato dai puristi è che, pare, si prenda troppe libertà rispetto al materiale originale. Posso essere d’accordo fino a un certo punto. Insomma, se mi fai una Catwoman nera che NON si chiama Selina e fa la grafica pubblicitaria e affronta una magnate dei cosmetici dura come la roccia per via della sua cremina miracolosa… beh, sei una merda.

Ma se mi fai un Devil che avrà pure delle origini stravolte (ma valide) ed è più combattuto del solito nei confronti della sua missione, arrivando anche a commettere crimini perché accecato (ah-ah) dal desiderio di vendetta… beh, hai coraggio.
Non è coerente con il personaggio? ME NE SBATTO.
Almeno si tratta di una sceneggiatura in cui il protagonista attua delle scelte controverse, così come il mood generale è decisamente più dark e grave delle recenti produzioni Marvel, ove, in situazioni al limite dell’apocalisse, gli eroi hanno ancora voglia di scherzare e dire cazzate.

Il tono di Daredevil, sequenze circensi a parte, è piuttosto livido, addirittura Rated R in questa versione integrale. Cioè, vorrei vedere se adesso i produttori avrebbero le palle di ficcare in uno dei loro filmetti colorati una sequenza come quella dove Bullseye trapassa Elektra con un pugnale Sai, proprio come nel fumetto, o, più in generale, una sceneggiatura dove la gente MUORE.
Io penso che in molti si siano fatti accecare (ah-ah #2) dalle differenze con il comic originale, perché è risaputo, i fanboys sono la merda dell’universo, e abbiano bollato come merda una pellicola che invece ha parecchi aspetti interessanti e originali, soprattutto a posteriori, considerato l’andazzo della cinematografia odierna.

Daredevil non è un film su un supereroe, è un film su un tizio cieco in tuta sado che sbarella e attua il suo personalissimo concetto di giustizia. È in bilico tra eroismo e criminalità, ed è proprio quello il bello. È un supereroe che uccide perché anche a lui gli gira il cazzo; è un supereroe che, messo alle strette, non si mette problemi a spezzare le rotule al villain di turno. Non è il solito virtuoso che si prenderebbe un proiettile in testa pur di non sporcarsi le mani.
Fanculo, questo Daredevil c’avrà pure il faccione stolido di Affleck (che ganzo che è ora, però, nei panni di Batman!) ma almeno è veramente ambiguo.
Poi Superman spezza il collo a Lex Luthor e i fans si incazzano! Devil lascia che un criminale venga arrotato da un treno e si grida al sacrilegio!

You know what?
A me, me piace così.

E riassumo il tutto con: sì, apprezzo parecchio Daredevil, mentre cago sopra la recente doppietta dell’Amazing Spider-man, vera spazzatura spacciata per rinomata cioccolateria.

PRO
Dark e più truce della norma

CONTRO
Le scene con la Garner

Tusk

Posted: 7th May 2015 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Haley Joel Osment, Genesis Rodriguez, Justin Long, Michael Parks, Johnny Depp, Ralph Garman, Harley Morenstein, Bill Bennett, Rob Koebel
Regia: Kevin Smith
Durata: 102 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2014

VOTO:

Tusk è un film che mi ha genuinamente impressionato, anche se la trama sembrerebbe un cazzatone colossale.
In pratica, Kevin Smith e un suo compagno di merende, un bel giorno, se ne stavano a cianciare del più e del meno nel loro podcast online, quando a un certo punto delirano una storia di un tipo che viene trasformato in tricheco da un mad doctor tutto svitato.
Lo spunto è tanto scemo quanto intrigante, così Kevin lancia un sondaggio. Viene chiesto agli internauti se realizzare o meno il film, commentando il post con #WalrusYes o #WalrusNo e il popolo del web dà esito positivo.

Nasce così Tusk, recentemente edito in Italia (ma uscito tempo fa in USA), e la storia è quella che ho detto prima.

C’è quel pirlone di Justin Long (assieme al bambino de Il sesto senso, divenuto ormai grasso e paonazzo), che va in giro a intervistare fenomeni del web per il suo podcast online (autocitazione, blink blink) chiamato The Not-See Party, che in americano suona simpaticamente The Nazi Party. Che sagome.
Siccome il Kill Bill kid, ovvero il pivello che si taglia una gamba giocando con una katana, si è suicidato per l’onta, il pirlone ripiega su un vecchio rincoglionito, abitante un maniero isolatissimo, che promette storie mattissime a chiunque sia così scemo da andare a trovarlo.

Il rincoglionito è in realtà il mad doctor col cervello spanato, che droga pirlone, lo fa a pezzi e lo ricucisce a forma di tricheco umanoide, le tibie spezzate al posto delle zanne e un agglomerato di carne a formarne la gonfia sagoma.

Il momento rivelatorio è scioccante. Se fino a quel momento mi stavo vagamente impallando, ogni tanto distogliendo lo sguardo dallo schermo per cercare foto osè sul cellulare, quando il trichecone irrompe sullo schermo ho provato un sincero sentimento di sgomento.

È risaputo quanto io sia empatico, specie per cose assolutamente incomprensibili ai più. E l’immaginarmi nella situazione di pirlone, completamente intrappolato in un bordello di carne e pelli ricucite alla meno peggio, con due ossa infilate nelle gengive… beh, mi è venuta una botta d’ansia non da poco, che ho dovuto sedare con un bicchiere di Iron Dream prima di andare a dormire.

A un certo punto appare Johnny Depp tutto cammuffato da investigatore francese, e io manco me n’ero reso conto. Pensate che l’ho scoperto solo parecchi giorni dopo, spulciando la pagina iMDB del film.

La risoluzione del troiaio è delirante e forse un po’ sbrigativa, ma la sequenza finale è sufficientemente beffarda da acuire la mia ansia e lasciarmi stranito e leggermente attonito.

Tusk è un film completamente folle, sin dall’idea originale passando per la realizzazione, in bilico tra visione onirica e terribile realtà. Kevin Smith è sempre abile con dialoghi e situazioni superpop, suo marchio di fabbrica da sempre, e dimostra di essere ancora in grado di tirare fuori pellicole originali e fuori dal tempo (come anche fu per Red State) nonostante gli inevitabili ritorni al passato markettare (in arrivo Clerks 3).

Ganzo il cast. Long è insopportabile e si merita la fine che fa, nonostante la mia ansia. Grande Michael Parks, attore feticcio di Rodriguez e Tarantino (Quentin lo considera “il miglior attore vivente”), nel ruolo del pazzoide con la fissa per i trichechi, e simpatico il cameo “occulto” di Depp, già citato sopra.

Tusk è un horror diverso dal solito, buon compromesso tra commedia grottesca e splatter di serie B. Consigliato per una serata trash con retrogusto di inquietudine.

PRO
Sick e superpop

CONTRO
Troppo trash?

Avengers: Age of Ultron

Posted: 2nd May 2015 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, James Spader, Jeremy Renner, Samuel L. Jackson
Regia: Joss Whedon
Durata: 142 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2015

VOTO:

DISCLAIMER – Questa recensione contiene qualche SPOILER.

Sono già passati 3 anni dall’uscita del primo Avengers e tante cose sono cambiate.
Ad esempio, la squadra di super-recensori composta per l’occasione non esiste più.
Guderian è maturato, ha messo la testa a posto.
Karoni è passato direttamente dietro la macchina da presa.
Sex Machine, invece, ha preferito guardare Adaline anziché il team di buffoni targati Marvel.

Rimango solo io, Death, ormai stanco e frustrato, ma sempre stoico.
Non sono sereno.
Ma, per simmetria, ho sviluppato un super fisico naturale da 88 kg definiti.
Mi ci ritrovo proprio, nelle avventure dei supereroi.
Anche loro sono fisicati e tormentati, e ambiscono alla superiorità proprio in virtù dei traumi trascorsi.

Quindi, entro in sala per Avengers: Age of Ultron, con una semplice aspettativa: vedere quanti più muscoli possibile e trascorrere 2 orette e mezza a cervello spento.

Eppure, già dalla prima sequenza, il mio spirito ipercritico non può fare a meno di notare alcune magagne.
In un incipit che ricorda le scorribande degli Expendables, ci viene dato un assaggio di tutte le abilità dei nostri super-beniamini, in una sorta di eroica compilation. Peccato che gli effetti digitali spesso siano grotteschi, e i nostri si muovano in maniera innaturale, animati malamente al computer, con movenze velocizzate da cartoon di Tom & Jerry.
Inoltre avvisto alcuni stacchi di montaggio veramente pedestri, assolutamente inconcepibili in una pellicola ad alto budget come questa.

Purtroppo non si tratta di casi isolati, ma vabbe’. Tanto le aspettative erano basse, no?
E allora proseguiamo con la storia.

Gli Avengers recuperano il bastone power di Loki e Tony Stark decide di utilizzarlo per creare un altro dei suoi bambolotti robotici, potenziale trastullo erotico per una Gwyneth Paltrow tristemente fuori campo.
Peccato che questo cyber-bambolotto abbia un’intelligenza fuori dal comune, e diventa ben presto (pure troppo) senziente e ribelle.

Nasce Ultron, una sorta di virus informatico idealista capace di propagarsi attraverso l’internet per costruirsi un alter-ego corazzato e pilotare da remoto un esercito di droni malvagi. Ogni tanto canticchia la nenia di Pinocchio e, a giudicare dalla stazza dei suoi circuiti, parrebbe essere veramente pericoloso.

Ultron si propaga come un morbo e gli Avengers si riuniscono nuovamente per fargli il culo. E il problema, per me enorme, è che glielo fanno sin troppo facilmente.
Nonostante Ultron sembri potentissimo e übersgravo, durante tutti gli scontri one on one con i vari Vendicatori le busca senza scampo.
Affronta Captain America e il Cap gli tiene testa. Affronta Iron Man e Iron Man gli tiene testa. Affronta Thor e Thor gli spacca il culo. Affronta Visione (SPOILER!) e Visione gli ustiona l’ano!
Sappiamo tutti che i film di supereroi funzionano solo quando il cattivo è più carismatico dei protagonisti. E, dal momento che non posso giudicare il voice over originale di James Spader, dovendo basarmi solamente sulle sue gesta, non mi resta che bollarlo come uno dei cattivi più pacco della storia del cinema!

Oltretutto Ultron nasce, come dicevo prima, da un progetto di Stark che voleva realizzare una sorta di difensore definitivo contro qualsiasi invasione futura ai danni della terra. Efficacissimo, devo dire. Bella merda, Tony. Che cazzo avevi in testa?

Il problema maggiore sembra proprio essere la sceneggiatura, senza alcuna costruzione drammatica, con troppo materiale buttato alla rinfusa, personaggi che vanno e vengono, Thor che a un certo punto si fa il bagno in una pozzanghera (almeno si vedono i suoi trapezi possenti) e ha l’illuminazione che risolve la vicenda. Un vero pastrocchio.

Ora, siccome ho già spoilerato abbastanza, vi proporrò i pagellini per ogni personaggio, perché è inutile infierire su trama e realizzazione tecnica. Allora:

Iron Man – VOTO 7
Downey Jr. è sempre piacione e vagamente meno rompicazzo degli altri film. Combina un pasticciaccio a inizio pellicola ma nessuno, a parte Thor, si sogna di tirargli un cazzotto e fargli cadere il pizzetto. +1 per Thor, -1 per Iron Man.

Captain America – VOTO 8
Avevo paura che venisse ignominiosamente trascurato, e invece il Cap assume il comando della squadra. Ottimi tricks acrobatici (bravo lo stunt), abbondanza di sequenze di combattimento, c’è pure una scena in cui Evans, in maglietta aderente Under Armour, flette i bicipiti enormi. Bene così.

Vedova Nera – VOTO 7
È protagonista di un interessante flashback (forse il momento migliore del film) ma ha, ahimè, un tristerrimo risvolto romantico con un personaggio che non vi svelo.

Occhio di Falco – VOTO 6
Ha inspiegabilmente un casino di screen time in più rispetto ai suoi colleghi, peccato che mi stia sul cazzo e sia una sega. Inoltre, è l’unico eroe veramente sereno, quindi bocciato. Io voglio superuomini folli, non amorevoli padri di famiglia.

Hulk – VOTO 7
Poco più che una macchietta. Spacca tutto, ed è giusto così, ma per caratterizzare Bruce Banner hanno fatto un erroraccio, che non vi svelo (#2)…

Thor – VOTO 8
È l’unico eroe che mostra il fisico, e gliene sono grato. Per il resto, è Thor. Spaccone, ignorante, muscoloso. Risolve tutto coi suoi metodi spicci e, come già accennato, facendo il bagnetto. Boh! Il suo Mjolnir è protagonista di due sketch veramente gustosi.

Nick Fury – VOTO 4
Irrompe in scena (telefonata) con maglia della salute e cuffietta nera e io per poco non muoio dalle risate. Inutile.

Visione – VOTO 6
SPOILER! Ma tanto si vedeva nel poster. Mah, pressoché inutile, credo che la sua apparizione serva solo a rodare il personaggio e farlo esplodere nei successivi film della saga. Comunque è realizzato bene. Si spiega anche perché a doppiare Jarvis avessero scelto proprio Paul Bettany.

Quicksilver – VOTO 5
È un pirla vestito da running, maglia tecnica traspirante e scarpette Adidas. Velocissimo, per carità, ma quelle mèches bionde…

Scarlet Witch – VOTO 6
Mezza punk, mezza emo, fa la sbruffona e si becca un dardo elettrico in fronte. Per quello ho dato 6 a Occhio di Falco: ho goduto. Poi si redime e spara un po’ di bolloni vermigli all’esercito di Ultron. Anche lei, probabilmente, “esploderà” nei prossimi episodi.

Ultron – VOTO 2
Porca puttana! Uno spreco epocale. Un robot alto due piani con un cranio pazzesco e un progetto apocalittico in mente, che si rivela essere un pupazzone sfigato, una sega strategica e pure una mezza scarpetta nella lotta libera. Sulle battute finali ho provato una grande tenerezza, per non dire pietà… ma un villain non dovrebbe suscitare odio o esaltazione, anziché pena?

E per finire, una sonora critica all’universo espanso Marvel o come cazzo si chiama, insomma, la coerenza narrativa tra i vari film della saga.
I nerd tipici dei forum internet criticano la DC Comics per aver tentato un film “alla Avengers”, con Batman v Superman, senza aver minimamente introdotto l’universo e i suoi personaggi, dal momento che (pare) appariranno sia Aquaman che Wonder Woman, privi di un film di origini. Peccato che il primo trailer sia una bomba di hype, mentre la tanto sbandierata coerenza Marveliana crolla miseramente proprio in questo film, visto che le varie novità introdotte dai film della Fase 2 vengono totalmente ignorate.
Iron Man 3 è stato praticamente cancellato dalla continuity; Thor 2 non porta ad alcuno snodo narrativo importante; Captain America 2 sembrava avesse rivoluzionato tutto, e invece ci passano sopra con un colpo di scena gestito senza la minima motivazione.
Quindi boh, fanboys Marvel, siate onesti e ammettetelo: Avengers 2 è un film girato tanto per raggranellare paperdollari, ed è una cosa legittima, ma se ne infischia completamente delle basi buttate dai film precedenti. È semplicemente una pellicola stand-alone, divertente quanto volete, ma priva di qualsiasi pianificazione precedente. Quindi basta elogiare il masterplan pazzesco che ohmiodio i film son tutti collegati alla Marvel sono dei geni e fini pianificatori ohmygod ohmygod ohmygod!!!11.
Ok?

Mi si potrebbe obiettare il fatto che Age of Ultron sia in realtà un capitolo intermedio, una sorta di preparazione a Infinity War, già in produzione.
Ma io vi rispondo che Infinity War uscirà, diviso in due parti, nel 2018 e nel 2019, e io non so neanche se sarò ancora al mondo, tra 3 anni. Ergo…

PRO
Scoppia un sacco di roba, anyway

CONTRO
Villain pacco & Moneygrabbing