Captain America – The Winter Soldier

Posted: 18th April 2014 by Death in Recensioni
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captainamerica2Interpreti: Chris Evans, Sebastian Stan, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Anthony Mackie, Robert Redford, Frank Grillo, Cobie Smulders, Toby Jones
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Durata: 136 min.
Titolo originale: Captain America: The Winter Soldier
Produzione: USA 2014

VOTO: 

È successo di nuovo!
Solitamente recensisco abbastanza puntualmente i filmetti di supereroi ma i più attenti di voi avranno notato la mancanza della recensione di Thor: The Dark World. La spiegazione risiede nel fatto che mi addormentai in sala verso la metà del film, microsonni di pochi minuti intervallati da strenui tentativi di sgranare le pupille e seguire il filo del racconto.

La stessa situazione mi ricapita ieri, al cinema a vedere Captain America: The Winter Soldier.
E pensare che ero pure pompato perché smanioso di vedere i progressi fisici di Chris Evans (bicipiti paurosi) e Anthony Mackie (che dopo Pain and Gain non riesco più a guardare senza sbellicarmi dal ridere) dotato di ali hi-tech.

Ciononostante, dopo un prologo col botto dove il Cap massacra una ventina di scagnozzi e poi fronteggia George St. Pierre (!) a suon di calci rotanti, il plot macchinoso ma scontato comincia a intorpidire i miei sensi.

C’è Robert Redford incartapecorito che fa i magheggioni e io mi slogo la mascella dagli sbadigli.
Poi c’è un bell’inseguimento automobilistico molto pirotecnico che coinvolge Nick Fury e la nuovissima nemesi del film, Soldato d’Inverno, un tamarro coi capelli lunghi, la mascherina da ninja e un braccio bionico capace di tirare sberle allucinanti.

C’è un grosso colpo di scena relativo a questo personaggio, ma io ne avevo letto la biografia su Wikipedia per cui son rimasto impassibile durante la rivelazione. Comunque il Winter Soldier si concede in una scena a petto nudo dove sfoggia addominali oleati ben definiti. Evans, invece, osa al massimo una canotta attillata.
Poi vabbe’, c’è Scarlett Johansson tutta in spandex (culo fuori di testa) che ccciao!!! Non credo serva dire altro.

Il magheggione, dicevamo, alla fine fa succedere un vero pandemonio con gran florilegio di citazioni (persino a Pulp Fiction) e riferimenti a vecchi e nuovi personaggi Marvel, presto in arrivo sul grande schermo.

Salta in aria un sacco di roba e, va detto, i combattimenti sono coreografati davvero alla grande. Lo stile di lotta utilizzato ricorda quello acrobatico di film come Ong Bak o Banlieue 13, con rondate, parkour marziale e calci a girare. Tutto merito degli stuntmen, naturalmente, ma il trucco è ben rodato e sembra davvero Evans a piroettare in quel modo.

Il problema è che ormai sento il filone tirare un po’ la corda e non riesco più ad appassionarmi alle vicende, sempre più ingarbugliate e con eroi sempre meno capaci di sorprendere. A meno che il twist non sia il Cap che usa le armi da fuoco, ma non sono ancora pronto a esaltarmi per tutto ciò.

Tirando le somme, mi era piaciuto di più il primo film: c’erano i nazisti e l’atmosfera retro da avventurone vecchio stile.
Captain America 2 è invece una sorta di action thriller pieno zeppo di azione e intrigo ma senza quel carisma un po’ kitsch che lo distinguerebbe dai tanti.

Poi boh, magari lo riguardo dopo un paio di Redbull e mi piace di più, ma per ora il mio giudizio è questo.

PRO
Ottime coreografie marziali

CONTRO
Mi sto stancando un po’ del genere

47 Ronin

Posted: 7th April 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Keanu Reeves, Hiroyuki Sanada, Tadanobu Asano, Rinko Kikuchi, Kô Shibasaki, Rick Genest, Cary-Hiroyuki Tagawa, Haruka Abe, Yorick van Wageningen
Regia: Carl Rinsch
Durata: 118 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2013

VOTO: 

Keanu Reeves sta male, avete visto le foto con lui in paranoia sulla panchina?
Questo suo disagio interiore si ritorce in maniera potente sulla sua carriera cinematografica. Dopo aver interpretato l’eletto Neo nella trilogia di Matrix, Keanu è piombato nel limbo delle merde in celluloide. Ha provato il riscatto con Man of Tai Chi, ma pare sia una mezza cagata: lo guarderò, prima di sentenziare.

È poi il turno di 47 Ronin e pare chiaro che a Keanu piaccia in particolar modo l’oriente.
La vicenda è celebre, una delle più toste della storia giapponese. In pratica un Daimyo fu costretto a fare seppuku per aver fatto uno sgarro a un leccaculo dello Shogun: i suoi bodyguards samurai, divenuti ormai Ronin (decaduti perché senza padrone), si incazzano e lo vendicano, contravvendendo alle leggi supreme del bon ton giapponese.

Storia fighissima, piena di valori e integrità morali, tutte cose di bushido e altra roba da uomini tutti d’un pezzo (anche se si sa che i samurai amassero anche altre pratiche non proprio macho al 100%). Peccato che sia finita in mano agli americani che, puntualmente, devono mandare tutto in malora.
Come? Presto detto:

Keanu è imboscato in mezzo ai ronin nonostante sia visibilmente non-giapponese, benché il suo corredo genetico vanti alla lontana origini nipponiche. Ma non basta un taglio d’occhi leggermente allungato per fare di lui un samurai.
Siccome la storia originale è stringata, il film viene riempito a suon di stronzate pseudo mitologiche come lo scontro coi Tengu della foresta, che però assomigliano più a delle zucchine antropomorfe piuttosto che a dei Tengu. Keanu stesso è un mezzo demone o qualcosa del genere, anche se poi non fa nulla di risolutivo ai fini della trama. La sua presenza è inspiegabile.
A un certo punto appare il tizio tutto tatuato del video di Lady Gaga, Zombie boy o come cazzo si chiama: viene orgogliosamente mostrato pure nel poster ma, vi giuro, la sua presenza in scena è di al massimo 30 secondi.

Ci sono un bel po’ di Yokai gettati a cazzo, alcuni celebri come Kitsune o i già citati Tengu, altri meno distintivi ma più grossi come una specie di grossa fiera cornuta o il classico dragone baffuto. Gli effetti speciali sono fighi ma il ritmo latita e, nonostante il materiale di partenza sia ottimo, io mi sono annoiato a morte. L’immutabile espressione di Keanu, sempre corrucciato, rispecchia con buona precisione la mia faccia durante la visione.

Stupisce che in questo pastrocchio ci siano effettivamente parecchi attori giapponesi, alcuni di un certo rilievo come Hiroyuki Sanada e altri più “scontati” come il sempreverde Hiroyuki “Shang Tsung” Tanaka. Anche Tadanobu Asano sembra essersi ormai commercializzato, ma sotto il parruccone farlocco e il kimono di seta probabilmente maledice se stesso per aver accettato un ruolo così infame e così sprezzante delle sue onorevoli origini.

Non posso negare che le aspettative verso questo prodotto fossero prossime allo zero. Se da un lato apprezzo il Giappone e il suo folklore, dall’altro sono una persona dai gusti decisamente elastici, ma 47 Ronin, aldilà dello stupro culturale perpetrato, è un film fiacco e senza brio, che non riesce a essere epico quando dovrebbe, né a lasciare il segno in maniera particolare.
Rimane la solita megaproduzione americana piena di potenziale sprecato in un marasma digitale in salsa zen e poc’altro.
Probabilmente nelle mani di Takashi Miike (anziché in quelle dello sconosciuto Carl Rinsch) sarebbe uscito qualcosa di ben altra fattura.

PRO
Folklore nipponico

CONTRO
Pattume americano

300 – L’alba di un impero

Posted: 29th March 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Sullivan Stapleton, Eva Green, Lena Headey, Andrei Claude, Mark Killeen, Rodrigo Santoro, Jack O’Connell, Hans Matheson, Andrew Tiernan
Regia: Noam Murro
Durata: 102 min.
Titolo originale: 300: Rise of an Empire
Produzione: USA 2014

VOTO: 

Adesso fa figo dire che 300 sia un film di merda, perché ormai tutti sono critici con la barba lunga e gli occhiali quadri, ma io sono un bodybuilder e vi posso assicurare, dall’alto della mia definizione, che 300 è stato un film importante per chiunque fosse in crisi testosteronica.

Perché la barbetta da hipster non è paragonabile a quella folta e corvina del grossissimo Lenoida, che urlava stramberie macho giustificabili solo proprio in virtù dei suoi addominali scolpiti (anche se parte dei suoi valorosi compagni li aveva semplicemente bombolettati spray).

Comunque, l’epopea dei trecento spartani in slip di pelle era visivamente stimolante e capace di regalare piaceri veramente ignoranti.
Però!
Non che si sentisse la necessità di un bis, ma si sa che il soldo smuove mari, monti e persino la matita di Frank Miller, che schizza veloce un sequel cartaceo anticipato sul tempo dalla trasposizione cinematografica, giusto per darvi un’idea della commercialità dell’operazione.

300 – L’alba di un impero vede l’esercito di Serse contrapposto stavolta agli Ateniesi di Temistocle, il più tosto dei greci anche se fisicamente appannato e per nulla carismatico.
Al contrario Serse è sempre ganzo e iperbolico: assistiamo alla sua assurzione a divinità quando, lercio e barbuto, si immerge in una pozza mistica dalla quale emerge fisicato, depilato e tutto dorato (sic!).

Si combatte perlopiù in mare, anche se la storia non ci dice che la battaglia di Salamina venne combattuta lanciandosi in sella a stalloni di razza attraverso più e più galee, decapitando enormi freaks lanciatori di fireballs dalla lunga distanza.
Concedetemi il tag storico, non avrei modo di utilizzarlo altrimenti.
Nonostante non sia un fan delle battaglie navali, devo ammettere che 300 pt. 2 ce la mette tutta per accontentare un po’ tutti i gusti. Le invenzioni belliche sono assurde e kitsch quanto basta per divertire anche chi soffre di mal di mare. Splendido, ad esempio, lo spadaccino arso vivo a mezz’aria da un cannone detonato.

Ma l’attenzione è tutta puntata su Artemisia, sexy comandante della flotta di Serse, interpretata dalle tette mega di Eva Green. Artemisia è una tizia tutta svitata, cattiva sino al midollo e disertrice greca, perché la famiglia le venne tipo sterminata o cose così. Allora venne addestrata dal miglior guerriero persiano, che in realtà è l’emissario negro che nel primo film veniva calciato in fondo al pozzo, un retcon incomprensibile che strappa una fragorosa risata.

Comunque Artemisia cresce su bene, diventa una gnocca da urlo e un’abile stratega: per convincere Temistocle ad allearsi con il suo esercito si fa scopare come una bestia. Temistocle dimostra per l’ultima volta di essere un pirla e, dopo due ceffoni sul culo, rifiuta e si ritira pudico.

Gran battaglia finale, litri e litri di sangue digitalizzato, Artemisia muore e io sono triste, gli ateniesi rullano i persiani e a me non me ne frega un cazzo. Credo ci siano un tot enorme di inesattezze storiche – perdonatemi ancora una volta il tag - ma me ne frega ancor meno.

Titoli di coda sulle note di War Pigs dei Black Sabbath, cafonata da record.

300 – L’alba di un impero è quello che è. Un filmaccio pseudo-epico, tronfio di retorica e muscolare nell’accezione più becera, ma a me sta bene così. È un periodo in cui meno penso e meglio sto, perciò 300 ha fatto al caso mio.
E scusate tanto se mi accontento con poco!

PRO
Le tette super di Eva Green

CONTRO
Temistocle is a pussy

Enemies Closer

Posted: 23rd March 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Tom Everett Scott, Orlando Jones, Linzey Cocker, Kristopher Van Varenberg, Zahari Baharov, Atanas Srebrev, Matt Medrano
Regia: Peter Hyams
Durata: 85 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Canada, USA 2013

VOTO: ½

Jean-Claude Van Damme sembra essere l’unico attore coinvolto nel progetto Expendables a non aver avuto un ritorno di immagine positivo per la propria carriera. O meglio, in un certo senso il Van ha riscosso del clamore mediatico (si pensi all’ormai celebre “epic split” nello spot Volvo) ma solo in ambiti non strettamente cinematografici.
Insomma, mentre Stallone e co. collaborano e girano film a nastro, Van Damme si imbarca in un incomprensibile tour mondiale e continua a ritagliarsi ruoli di contorno in scalcinati home video.

Tra questi, però, spicca Enemies Closer, che tanto ci aveva incuriosito con il suo trailer delirante. Van Damme con un’assurda capigliatura riccioluta, vestito da Gran Mogol, che pesta gente a suon di mosse MMA. A generare ancora di più attesa, il nome del redivivo (e ormai vecchiotto) Peter Hyams alla regia, già assieme al Van in Timecop e A rischio della vita, forse i suoi film più “film” (ma stranamente dimenticati dai più).

Ed effettivamente Enemies Closer è un film niente male, in cui Van Damme cerca di fare ciò che in Expendables probabilmente gli fu proibito da Stallone, ovvero il villain esageratissimo. Avete mai visto i bloopers dove Van Damme sembra improvvisare a cazzo le sue battute? Probabilmente metri e metri di pellicola furono sprecati a causa del suo estro incontrollabile. Infatti, a film finito, il Van appare carismatico come cattivo, ma fin troppo frenato.

In Enemies Closer invece, vuoi per la rilassatezza dell’operazione, vuoi per l’amicizia con Hyams, Van Damme dà sfogo completo alla sua follia attoriale e ruba la scena a tutti, sovrastando ogni altro personaggio che viene irrecuperabilmente relegato in secondo piano.

La storia vedrebbe due pirla a confronto che, proprio durante la resa dei conti, si imbattono in Van Damme che cerca di recuperare un carico di droga da un lago. Il Van comincia a dargli la caccia e succede il finimondo, tra chiavi articolari volanti e calci rotanti nel muso.
La storia è quanto di più classico e scontato ci sia e infatti non genera granché interesse.
Tutti i riflettori sono puntati sul personaggio di Jean-Claude, che si tratteggia in maniera assolutamente irresistibile: il suo Xander è un ambientalista vegano (!) dedito al contrabbando di droga (!!), impazzito dopo che, da bambino, si vide servire in tavola il tanto adorato agnellino domestico (!!!).
Cioè… BOMBA!

Il ritmo è serrato e non mancano le sparatorie né i combattimenti corpo a corpo; Van Damme non smette un attimo di gigioneggiare alla grande (con la scusa di esser canadese si concede anche qualche linea in francese) e nel finale pirotecnico si produce in uno dei momenti più weird e convincenti della sua carriera, che non svelo nel dettaglio ma di cui vi omaggio un’esilarante diapositiva.

Enemies Closer è subito cult perché è un film compatto, action classico, dove Van Damme ha modo di dimostrare tutto il suo “talento”, o almeno il suo fervore represso in altre pellicole che lo vorrebbero sempre corrucciato e meditabondo.
A me, ‘sto Van Damme clownesco che però spacca i culi, piace un casino.

Al netto della recente produzione vandammiana, Enemies Closer spicca come il progetto più solido e riuscito, Universal Soldiers a parte, perché è un piccolo film che però diverte al massimo e ci mostra Van Damme in una veste assolutamente inedita in cui, pur non tralasciando i marzialismi che lo hanno reso famoso, muove i primi passi nella commedia.
Curiosità al massimo per Welcome to the Jungle, che tra l’altro è uscito anche qui in Italia, evento più unico che raro.

PRO
Van Damme mattatore assoluto

CONTRO
Fotografia troppo scura

Sorvegliato speciale

Posted: 16th March 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Sylvester Stallone, Donald Sutherland, John Amos, Sonny Landham, Frank McRae, Darlanne Fluegel, William Allen Young, Larry Romano, Jordan Lund
Regia: John Flynn
Durata: 109 min.
Titolo originale: Lock Up
Produzione: USA 1989

VOTO: 

È durante un venerdì sera a base di pizza gigante e rutto libero, in concomitanza con l’ennesimo passaggio televisivo, che ti rendi conto di non aver mai recensito un film cardine nella tua filmografia del cuore nonché di quella di Sly, la cui immagine sconsolata ma pumped ha campeggiato per anni sul logo del tuo blog.
Sto parlando ovviamente di Sorvegliato speciale.

Se mi seguite da abbastanza tempo per aver visto il sopraccitato logo, saprete anche che vado matto per i prison movie, tanto più se il protagonista ha i muscoli cesellati di uno Stallone al top della forma. Sly interpreta Frank Leone, tranquillo detenuto dai solidi valori morali che sconta una tiepida pena nel carcere sbagliato. Il direttore Drumgoole, un sadicissimo Donald Sutherland, ce l’ha a morte con lui perché tempo addietro evase da un’altra prigione (il cui responsabile era sempre Drumgoole, prima di esser trasferito) per far visita a un amico morente, dopo un permesso negato. Così, nonostante Frank debba scontare solo pochi mesi di pena, il direttore fa di tutto per rendergli il soggiorno un vero inferno.

Leone, essendo bonario e fisicato, non tarda a farsi amici i più matti del gabbio. C’è il Tom Sizemore pre-eroina e quel Frank McRae che qualche anno dopo avrebbe interpretato l’irresistibile tenente incazzato nero (ehm) in Last Action Hero.
Ci sono però anche i cagacazzo al soldo di Drumgoole, la tipica feccia nazi che non vede l’ora di attaccare rissa coi pretesti più fantasiosi. Si comincia coi semplici insulti verbali, passando per i placcaggi immotivati a gioco fermo durante una partita di footbal tra detenuti. Ma Leone non fa una piega, troppo grosso per cedere alle provocazioni.

Fino a quando l’amico Prima Base non viene schiacciato da un bilanciere troppo pesante anche per un macho come Sly. Il cervello di Leone va in tilt: morire a 20 anni è inconcepibile per un uomo dall’etica inossidabile come lui, così, armato di un gettone da 10 kg, fa saltare un po’ di denti ai nazi meritandosi una vacanza premio: la detenzione in isolamento è la scusa giusta per mostrare tutti i muscoli e anche qualche sequenza di piegamenti sulle braccia, in modo che Drumgoole, invidioso e in ammirazione per i tricipiti gonfi di Frank, possa sfogare la sua frustrazione tagliandogli i viveri e abbagliandolo con ossessivi flash seguiti dall’obbligo di identificarsi. Frank avrebbe fatto meglio a risparmiare le energie perché molto presto confonderà i suoi stessi pettorali per le forme più morbide di Marilyn Monroe.

Alla fine di un insopportabile calvario, Leone continua a mantenere il suo aplomb, a sole due settimane dalla scarcerazione.
Drumgoole gioca l’ultima carta: il sosia di Sean William Scott minaccia di stuprare la moglie di Frank, costringendolo all’evasione per evitare il fattaccio.
In realtà è tutta un’elaborata trappola per condannare Frank all’ergastolo, gabola ordita con la complicità di Sizemore che come ricompensa viene massacrato a manganellate. Nonostante la fiducia tradita, Leone è troppo buono per non impietosirsi e accorrere in soccorso dell’amico (?).
È il momento dello scontro con il boss di fine livello, un paffuto secondino in tenuta antisommossa, resistente certo, ma non ai micidiali cazzotti di Frank, dai muscoli antiproiettile.

Mind-fucking finale per costringere Drumgoole a confessare il suo rancore e la sua repressione, il tutto tenendo il tricipite bello teso, in contrazione per attivare la leva di una sedia elettrica. L’integrità virile non è compromessa neanche dalle situazioni più avverse, Leone sconta la sua pena e si guadagna il sorrisone di John Amos, negrone rocciosissimo già apprezzato ne Il principe cerca moglie.

Sorvegliato speciale è un action carcerario tutto d’un pezzo, muscolare, rigoroso, morale. Come per Over the Top, si tratta di prodotti in cui il superuomo palestrato incarna le migliori qualità e sopporta le ingiustizie flettendo i muscoli, che sarà anche un tema parecchio retorico, ok, ma è confezionato in maniera troppo robusta per non essere apprezzato.
La critica (fonte IMDB) lo definì invece come “109 minuti di fogname macho” e io colgo l’occasione per mandare affanculo chiunque abbia scritto ciò, sicuro del fatto che la massa grassa dello scrivente superasse percentuali rischiose e, perciò, le sue deiezioni abbiano contribuito parecchio a far levitare il volume del fogname tanto disprezzato.
Sono sicuro di non dover motivare ulteriormente la mia posizione, del resto se leggete questo blog da tempo credo che possiate condividere.

PRO
Muscolare ed etico

CONTRO
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