Ant-Man

Posted: 24th August 2015 by Death in News
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Interpreti: Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Bobby Cannavale, Michael Peña, T.I., Wood Harris
Regia: Peyton Reed
Durata: 117 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA, Gran Bretagna 2015

VOTO: ½

È direttamente proporzionale. Meno conosco un personaggio dei fumetti, più finirà per piacermi il suo adattamento cinematografico.
Di Ant-Man reputavo persino sciocco il concept. Un supereroe capace di rimpicciolirsi a piacimento non avrebbe vita facile neanche nei confronti di un villain con ai piedi un paio di anfibi rinforzati, ma mi sbagliavo. Perché anche se Ant Man può effettivamente diventare minuscolo come un insetto, la sua forza da uomo di 90 kg (anche se Paul Rudd parrebbe pesarne 70 bagnato) rimane inalterata, cosicché questa pulce atomica è capace di schizzare per l’aere e ribaltare a schiaffi avversari infinitamente più grandi di lui.

Il film inizia negli anni ’80, con uno splendido Michael Douglas che irrompe in scena magnificamente ringiovanito dagli effetti digitali. È un colpo al cuore, perché sembra di rivedere in azione il mastodontico Gordon Gekko di Wall Street che si incazza con Stark Senior, e il carisma di Michael domina la sequenza senza possibilità di appello per i suoi comprimari. Il suo personaggio, Hank Pym, ha inventato un siero per rimpicciolire la materia organica e lo S.H.I.E.L.D. (o il suo corrispettivo passato) vorrebbe detenerne il brevetto. Hank, giustamente, li manda tutti affanculo.

Balzo temporale ai giorni nostri. Le industrie Pym, ora capitanate da un pelato con la faccia da stronzo, stanno cercando di sintetizzare lo stesso siero di Hank, che giustamente aveva tenuto nascosto tutto per evitarne usi impropri e conseguenti casini di tipo bellico. Hank, ormai troppo vecchio, necessita di una figura idonea a rilevare la sua eredità supereroistica. La trova in Scott Lang, mariuolo piuttosto sfigato ma dai sentimenti nobili, nonostante le proteste della figlia Hope che vorrebbe ricoprire la carica per discendenza diretta, in culo a Scott.

Dopo un’iniziale incertezza, Scott si rende conto che essere Ant-Man è una figata. Oltre alla capacità di diventare piccino picciò, Scott può, grazie a un particolare auricolare, impartire comandi a un esercito di agguerrite formiche, delle specie più disparate. Ci sono quelle classiche, quelle che morsicano, quelle volanti, quelle elettriche… sembra una stronzata, e forse lo è, ma all’atto pratico questa strategia funziona egregiamente, tanto da permettere al neonato eroe di fronteggiare persino un Avenger (non vi dico quale) senza finire massacrato.

Ant-Man è un progetto nato dalla volontà di Edgar Wright, il talentuoso regista inglese a cui dobbiamo l’ottima trilogia del Cornetto, ed effettivamente in molti frangenti si intravedono l’ironia e il suo stile peculiare. Per non meglio precisati scazzi con la produzione, però, Wright ha dovuto mollare le redini del film nelle mani di Peyton Reed, che invece non so chi sia. Si mormora che dello script di Wright, comunque, siano rimaste porzioni cospicue (difatti il suo nome figura ufficialmente come sceneggiatore) e non mi viene difficile crederlo, vista la qualità dei dialoghi e lo humour intrinseco in alcune situazioni. Si rumoreggia altresì che siano state cambiate alcune dinamiche e persino il finale, in modo da incastrare la pellicola nella continuity dell’universo Marvel espanso, poiché lo script originale era addirittura precedente al primissimo Iron Man, figuratevi.

Nonostante le riscritture e il cambio di timone, Ant-Man scorre via veloce pur durando quasi due ore, ha delle sequenze d’azione fantastiche e pure qualche colpetto di genio di tanto in tanto, basati naturalmente sulle capacità rimpicciolenti o espandenti del siero Pym (non pensate male, Rudd non cerca di ingrandirsi il cazzo per farsi figo con la Lilly). Ravviso al massimo qualche scena di raccordo incollata un po’ alla nerchia di cane, ma è poca cosa che non inficia assolutamente il giudizio finale. Certo è che se per voi i supereroi sono solo dark e seriosi, mal sopporterete il mood scanzonato della pellicola.

Paul Rudd è ok, anche se ha la faccia da scemone, ma non conoscendo il corrispettivo cartaceo non ho motivo di lamentarmi.
Fantastico Michael Douglas, sempre grandissimo anche se recentemente sparito dai riflettori per via della sua malattia (cancro alla gola causato, dice lui, dal troppo sesso orale… beh, meglio beccarselo leccando fighe che fumando catrame), ma sembra che si sia ripreso alla grande. Spero vivamente che possa tornare anche negli eventuali sequel.
L’eroina femminile invece è Evangeline Lilly, che io conosco di sfuggita principalmente per via di Lost (che non ho mai visto, oltretutto), piuttosto figa e fisicata, anche in leggins aderenti.
Ganzo esteticamente ma non troppo minaccioso il cattivone di turno, Calabrone, anche se un rumorosissimo moccioso, seduto dietro di me in sala, a un certo punto l’ha appellato, in maniera invero molto originale, come Anti-Animal, nome insensato ma che trovo particolarmente cazzuto. Complimenti per la fantasia ma vaffanculo per tutto il resto.

Insomma, Ant-Man a momenti non sembra neanche un film Marvel, se non fosse per i continui rimandi al multiverso, talvolta visibilmente inseriti a calci. Ma è una visione fresca e rinfrancante proprio in virtù del suo essere un superhero movie in incognito e intelligente nel gestire con la dovuta leggerezza una storia e personaggi che, in altri contesti, sarebbero apparsi come una semplice buffonata.
Parere personalissimo: assieme (ma dopo) ai Guardiani della Galassia è forse il film Marvel che mi è piaciuto di più, anche se in senso nerdistico assoluto ce ne sono forse di migliori.

Restate seduti dopo la fine del film. Ci sono non una bensì due scene extra dopo i titoli di coda (o meglio, una inizia proprio durante).

PRO
Ironico, dinamico e gran divertente

CONTRO
Chissà come sarebbe stato nelle mani di Wright…

Left Behind – La profezia

Posted: 22nd August 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Nicolas Cage, Chad Michael Murray, Cassi Thomson, Nicky Whelan, Lea Thompson, Quinton Aaron, Martin Klebba
Regia: Vic Armstrong
Durata: 110 min.
Titolo originale: Left Behind
Produzione: USA 2014

VOTO:

Che Nicolas Cage non se la passi bene ormai non è più un mistero. Inguaiato col fisco, pare che il buon Nicolas abbia contratto debiti per circa 96 milioni di dollari. Ecco perché, oltre ad aver dovuto vendere tutti i suoi possedimenti ed esser finito ad abitare in un proletarissimo appartamento in affitto, lo vediamo sfornare film a raffica, spesso di qualità meno che scrausa. Impossibile dimenticare fetecchie come Il prescelto o L’ultimo dei templari, film così brutti da essere diventati dei piccoli cult dell’umorismo involontario.
Nel caso del qui presente Left Behind, però, credo che Nic abbia veramente toccato il fondo.

Cage interpreta un pilota d’aereo con gravi problemi familiari. Ha litigato con la moglie, ormai ossessionata dalle sacre scritture, ed è fuggito di casa gettando nello sconforto la figlia maggiore. Non sembra troppo afflitto: per consolarsi, si scopa una hostess bionda piuttosto figa. Scoppia il casino quando la figlia, pensando di fargli il sorpresone, va a trovarlo in aeroporto il giorno del suo compleanno per poi trovarlo proprio in compagna della biondona ingrifata, che per poco non gli tasta il cazzo sulle scale mobili.
Dopo un patetico tentativo di salvare la situazione di fronte alla figlia attonita, Cage decolla fottendosene di tutto mentre la poveretta torna dalla madre che ormai non fa altro che farneticare versetti della Bibbia.

Poi accade il twist.
Durante la tratta verso Londra, la metà dei passeggeri sparisce nel nulla. Il bizzarro evento non si verifica solo a bordo dell’aeromobile, ma proprio in tutto il mondo. Di punto in bianco, la gente scompare. Rimangono solo i vestiti a terra, tutti belli ordinati, come se il corpo si fosse volatilizzato nel nulla. Scoppia il panico, worldwide.
Tra una crisi isterica e l’altra, a qualcuno arriva l’illuminazione.
Si tratta del Rapimento della Chiesa…

Miss Wikipedia, help us please:

In escatologia cristiana protestante, il Rapimento è il nome dato a una teoria sulla realizzazione degli eventi descritti nell’Apocalisse.
Secondo questa dottrina, creduta in special modo dalle chiese evangelicali, Gesù Cristo scenderà dal cielo e porterà con sé tutti quelli nati di nuovo. Verranno trasportati simultaneamente ad incontrare il Signore nell’aria e, dopo aver subito una trasformazione del corpo, si uniranno ai credenti, precedentemente morti che nel contempo passeranno attraverso la prima risurrezione.

Capite? La fine del mondo! I puri vanno in paradiso, i fetenti restano a patire le cosiddette Tribolazioni sulla terra, destinata a diventare un inferno medievale governato dal caos.
E i fetenti, a giudicare dal film, sono veramente tanti. C’è il fedifrago (Cage), c’è il prete ipocrita, c’è la mamma apprensiva (?), c’è la vecchia rincoglionita (???), c’è ovviamente il talebano (!) e persino un nano incazzato con tutto e tutti.

Left Behind, dunque, si rivela per quello che è: una sorta di film di propaganda evangelicale, mascherato da film catastrofico grazie a un trailer montato ad arte.
Il problema dell’operazione intera, aldilà della sua natura ingannevole, è che nonostante cerchi di diffondere contenuti altamente opinabili, non ha neanche le idee chiare su come propinarli agli spettatori in maniera convincente.
Vi spiego. Il messaggio di fondo è che solo chi ha fede avrà salvo il culo, ok? Il problema è che tutte le persone di fede presenti nel film sono ritratte coi caratteri peggiori tipici dell’infervorato religioso, del bigotto represso, dell’ignorante col paraocchi. Non si spiega infatti lo scambio di frecciatine iniziale tra la protagonista femminile e una fan integralista di Gesù, ove quest’ultima ha la peggio dimostrando l’inconsistenza della sua posizione. Eppure a finire inculata è proprio la protagonista miscredente! Ma allora, se l’obiettivo del film è quello di aprire gli occhi agli infedeli, perché non ritrarre in maniera virtuosa le persone di fede e in maniera subdola i poveracci che non credono?

Aldilà di tutto ciò, in ogni caso, la realizzazione tecnica è una delle cose più pedestri che mi sia capitato di vedere lungo tutta la mia carriera cinematografica. Patinato malamente come una soap opera discount, montato col culo, recitato da cani, sceneggiato in maniera delirante e contornato da terrificanti musichette stock nelle scene più salienti.
Le psicologie dei personaggi sono abbozzate in maniera grottesca, alcuni di questi non hanno proprio utilità ai fini dell’economia della storia, altri reagiscono in maniera inconsistente (una tizia a un certo punto sbrocca con una pistola in mano, pochi minuti dopo propone a un’altra passeggera di pregare assieme).
Il film intero è un’esperienza psichedelica, ai confini della realtà. Spesso e volentieri mi sono ritrovato a chiedermi se ciò a cui stessi assistendo fosse vero o solamente un brutto sogno.

E il povero Cage cosa fa? Cerca di portare a casa la pagnotta con mestiere, urlando quasi niente, disperandosi quanto basta e optando per indossare una parrucca meno vistosa del solito. Ma si vede dalla sua espressione affranta che vorrebbe trovarsi da tutt’altra parte, o addirittura sparire anche lui nel nulla. Left Behind, nonostante gli “illustri” precedenti del Nicolas, è probabilmente il suo film più brutto non solo per via della sua terrificante fattura e delle sue tematiche discutibili, ma soprattutto perché, al contrario dei suoi classici “so bad it’s good“, è pure spaventosamente noioso.

Ho sempre espresso solidarietà per il Nic. Ha fornito ottime prove se diretto da registi di spessore (Scorsese, Lynch, i Coen) e anche nei suoi exploit più assurdi si è fatto voler bene per la sua mimica esagerata e il suo faccione da bravo guaglione.
Vederlo “recitare” in una spazzatura come Left Behind mi ha davvero messo addosso un malumore senza fine.

Ripigliati, Nic! Ti sono solidale.

PRO
Finisce

CONTRO
Spazzatura totale

As the Gods Will

Posted: 19th August 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Ryûnosuke Kamiki, Shôta Sometani, Sôta Fukushi, Hirona Yamazaki, Mio Yûki, Atsuko Maeda, Jingi Irie, Rena Shimura
Regia: Takashi Miike
Durata: 117 min.
Titolo originale: Kami-sama no iu toori
Produzione: Giappone 2014

VOTO: ½

Sempre inarrestabile, Takashi Miike continua a sfornare film su commissione per la gioia dei suoi sostenitori, me compreso.
Il film di oggi, As the Gods Will, è tratto da un manga di successo in Giappone e sembra essere un progetto su misura per Miike.
È folle, è crudele, è demenziale, perfetto per il suo stile iperbolico e dissacrante.

La trama è assurda. In una mattina qualunque, in tutte le classi di ogni istituto giapponese, appare senza motivo un Daruma, bambola senza arti rappresentante il faccione del Bodhidharma, fondatore e primo patriarca dello Zen. Il Daruma ingaggia con gli studenti un Daruma-san ga koronda, una sorta di 1, 2, 3 stella micidiale. Lo studente sorpreso a muoversi dopo la conta viene immediatamente polverizzato in maniera splatter.
Gli studenti sopravvissuti al gioco dovranno affrontare nuove sfide, sempre più pazze e apparentemente insormontabili (ogni cimento nasconde un dettaglio la cui comprensione è fondamentale al fine del superamento della prova), ciascuna ispirata a passatempi tipici del folklore giapponese, anche se universalmente diffusi in tutto il mondo.

Spietato ma al contempo fortemente ironico, As the Gods Will è una scarica di trovate visive, sparate a raffica costante contro uno spettatore ora ammirato, ora disgustato dalla folle carneficina di innocenti studenti vittime di un sadico disegno divino. La prospettiva è terrificante. Immaginate di essere a scuola, annoiati come ogni giorno dalla promessa di 3 ore di matematica e 2 di latino, per poi ritrovarvi all’improvviso catapultati senza motivo nell’incubo distorto di una divinità mentalmente instabile. Ok, forse sono peggio le tre ore di matematica, ma anche dover sfuggire alle grinfie di un Maneki Neko alto come una casa non dev’essere il massimo della vita.

Il tema della classe costretta a cooperare (o a tramare l’uno con l’altro) per aver salva la vita ricorda alla lontana Battle Royale, ma è in senso più ampio una costante della letteratura fumettistica giapponese. Qui, contrariamente alla pellicola di Kinji Fukasaku, non c’è nessuno governo dispotico a decretare il tormento, piuttosto un’entità astratta (a cui viene data figura solo nello spezzato finale, preambolo a un inevitabile numero 2) senza storia né passato, un kami le cui gesta non sono mai state narrate da nessun profeta ma che si palesa al mondo attraverso gli attoniti servizi TG che in diretta documentano il massacro.

Miike segue con devota fedeltà la storia del manga (che è disegnato col culo ma molto divertente) per tutta la prima metà del film, per poi variare saggiamente la sceneggiatura in modo da proporre qualcosa di nuovo anche per chi conosce già la storia. Le aggiunte inedite sono assolutamente all’altezza del prototipo e si ricongiungono senza intoppi col plot canonico nello spiazzante finale, uguale al fumetto, che come già detto lascia tutto in sospeso.

Appuntamento col proseguo della storia ancora da definire.
Prima Miike dirigerà Terra Formars, sempre tratto da un manga di successo, sempre materiale ideale per il regista più pazzo e prolifico di tutti i tempi.

PRO
Visivamente fuori di testa

CONTRO
Finisce a metà…

Kristy

Posted: 18th August 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Haley Bennett, Ashley Greene, Lucas Till, Chris Coy, Mike Seal, Lucius Falick, Erica Ash, James Ransone
Regia: Olly Blackburn
Durata: 86 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2014

VOTO: ½

In America c’è una sorta di setta satanica spanatissima che dà la caccia alle ragazze di nome Kristy, le ammazza, fa il filmino e sbatte tutto su internet in siti snuff inaccessibili ai più. Essendo adoratori del demonio, questi svitati attribuirebbero al nome Kristy una valenza cristologica e in questo modo, uccidendo tutte le ragazze così chiamate, metterebbero in pratica una specie di deicidio reiterato. O almeno credo.

Ci troviamo in un college, alla vigilia del giorno del ringraziamento. Gli studenti sono in procinto di evacuare aule e camere per trascorrere le festività assieme ai parenti o andare a ubriacarsi in qualche bettola fino all’alba. L’unica nerd decisa a rimanere al campus a studiare è Justine e già per questo la simpatia dello spettatore nei suoi confronti comincia a vacillare. Nonostante sia addirittura fidanzata con un fighetto platinato, Justine preferisce ritrovarsi in completo isolamento, fatta eccezione per due manzi della security e un giardiniere più asociale di lei, esclusivamente in compagnia dei suoi libri e della sua vita di merda.
Durante la notte, in uno slancio di YOLO inarrestabile, si reca al market poco distante a fare incetta di junk food, per affogare i dispiaceri nello zucchero. Tra gli scaffali delle merendine e quelli dei preservativi, però, incrocia una punkabbestia coi piercing che farnetica stronzate e la guarda in modo minaccioso.
È l’inizio di un incubo.

La punkabbestia, spalleggiata da tre compari mascherati e incappucciati, si convince senza motivo che anche Justine si chiami Kristy e si intrufola nel college per darle la caccia. A poco vale l’intervento dei due manzi che, nonostante la stazza imponente e il pizzetto da sbruffone, finiscono macellati in breve tempo.
La caccia è aperta e Kristy è costretta alla fuga per tutti gli ambienti dell’istituto, sempre tallonata dai suoi assassini che, a sfregio e per diletto, filmano tutto col cellulare uploadando il video in tempo reale sui siti pirata amati dai segaioli dello snuff.

Kristy è l’ennesimo film slasher che ripropone l’ormai abusato schema del gatto e il topo ma, nonostante la struttura sia vista e rivista innumerevoli volte, la realizzazione tecnica è comunque pregevole e, complice la durata esigua, non annoia mai, tiene in discreta tensione nonostante l’esito scontato e anzi, gratifica lo spettatore con un finale catartico caricato con buon mestiere.
Certo, non c’è un reale motivo per preferirlo agli innumerevoli esponenti della stessa categoria (Ils, The Strangers, You’re Next… potremmo andare avanti per ore), ma nel caso vi dovesse capitare diciamo che fa il suo dovere senza troppi guizzi ma anche senza nessun difetto grave.

Tra i membri del cast sorprende la presenza di Ashley Greene, la vampira figa di Twilight di cui, tempo fa, uscirono le foto nuda nudissima. Quante pippe vi ci siete fatti sopra, eh? Bene, sappiate che la sexy Ashley non interpreta la protagonista, bensì la killer punk con felpa hoodie, labbro screpolato e sguardo da maniaca. Shock! Proprio per questo, però, la sua interpretazione è veramente convincente e detestabile.
Justine, interpretata sommessamente da Haley Bennet, diventa presto sufficientemente tormentata e spaurita per farsi perdonare l’eremitaggio che innesca la vicenda (in realtà dettato da ragioni economiche) e sintonizzarsi empaticamente con lo spettatore.

Per quanto mi riguarda, sono rimasto piacevolmente in tensione per tutta la durata del film. Certo, è quella tensione innocua che non ti fa stare realmente male, ti tiene giusto vivo l’interesse di scoprire come farà la damigella in pericolo a cavarsela da tale situazione o cosa si inventerà per metterla nel culo ai suoi aguzzini.
Perché, come avrete già intuito, a un certo punto i ruoli si invertono e sarà proprio Justine/Kristy a diventare la cacciatrice, incazzata nera e anelante vendetta. Mi sarebbe piaciuta qualche esecuzione truculenta in più, qualche bell’effetto di sangue urlato a tutto schermo, ma ci troviamo nei territori sicuri del PG-13, quindi non si può eccedere in cattiveria anche se, come già osservato prima, il senso di liberazione nel finale è veramente appagante.

Kristy possiede insomma una struttura rodata ma poco originale, un background occulto abbastanza affascinante (quello dei siti internet snuff sul dark web) ma non approfondito appieno, un ritmo serrato e qualche momento di violenza efficace, senza sporcare troppo il quadro di liquami vermigli. Non è un capolavoro ma neanche un brutto film.
Onesto: una visione spensierata la vale sicuramente.

PRO
Buona tensione

CONTRO
Non il massimo dell’originalità

Hollywood Doping – Gli attori usano steroidi?

Posted: 16th August 2015 by Death in Dossier

Se leggete Death Row con assiduità, sarete sicuramente a conoscenza della mia ossessione per gli eroi muscolari dei film d’azione. Sono cresciuto con il mito di Stallone, Schwarzy, Van Damme, personaggi che superavano le avversità e le traversie della vita grazie a un cuore puro e a muscoli d’acciaio.
Quando valuto l’interpretazione di un determinato attore, quindi, sono piuttosto severo nei confronti della sua preparazione atletica per il ruolo. Anche se i vecchi critici tromboni la riterrebbero blasfemia, ché la recitazione è ben altra cosa, prepararsi fisicamente per un film richiede la stessa disciplina mentale necessaria per interpretare Shakespeare a teatro. L’ha detto Mickey Rourke, mica io, quindi state pure tranquilli che è così.

Molto spesso la body transformation di un attore fa notizia. Dal Robert De Niro di Toro Scatenato al Matthew McConaughey di Dallas Buyers Club, i tabloid e i siti web sono sempre pronti a indagare sui kg presi o persi per interpretare un determinato personaggio. Nel caso dei film azione, laddove è prevista una trasformazione di incremento massiccio di massa magra, l’attenzione si focalizza sulle routine di allenamento o sulle diete miracolose capaci di simili prodigi del corpo umano… ma non solo. Il vero argomento ricorrente, in questi casi, è sempre lo stesso.

L’attore in questione avrà o meno fatto uso di steroidi per trasformare il proprio corpo?

La domanda è annosa e oggetto di dibattito. Molte persone, ingenue, pensano che sia tutta una questione di dedizione, “è il loro lavoro, li pagano per farlo”, “seguiti e controllati come loro ci riuscirei anche io”. Molti qualunquisti, specie sul web, minimizzano la questione pensando sia sufficiente allenarsi tutti i giorni e seguire diete da fame per ottenere muscoli da sballo in un paio di mesi. Un simile regime, su un soggetto ipoallenato, avrebbe solo l’effetto di devastarlo fisicamente e mentalmente. L’over-training, il cosiddetto sovrallenamento, è il nemico numero uno di un atleta natural, aggirabile solo tramite integrazioni chimiche.
Ma allora, ribattono ancora i saccenti, perché questi attori, se è vero che si bombano, non ottengono il fisico dei culturisti professionisti?
Costoro non sono neanche a conoscenza del fatto che il doping non è un’entità univoca, astratta e onnipotente. Il cosiddetto “doping” sono farmaci, svariati e ognuno con un azione specifica, e ogni preparazione consta di diversi dosaggi a seconda delle evenienze. È innegabile che a Hollywood, nelle preparazioni delle star del cinema, dilaghi l’utilizzo di farmaci anabolizzanti, seppur in dosi largamente inferiori a quelle dei bodybuilders professionisti, questo è ovvio.

Non sono nessuno per giudicare i comportamenti altrui, né mi interessa farlo, ma il doping, per come la vedo io, è il fallimento di un atleta (oltre a essere un reato, ma questo sembra non capirlo nessuno). In questo caso però si parla di attori, pressati da contratti milionari e da produzioni pronte a succhiare il sangue o a fare terra bruciata, in caso di fallimento. Si tratta quindi di una sorta di male necessario, secondo un’ottica commerciale: immaginate se una produzione di un kolossal, specialmente cinecomics, dovesse ogni volta aspettare anni per permettere all’attore mammoletta di turno di forgiare un fisico muscoloso da supereroe. I tempi di gestazione diventerebbero biblici, per progetti che ora vengono sbrigati in qualche mese.

Siccome le esigenze di mercato vengono prima di tutto e la gente è affamata di film di supereroi, il doping viene impiegato tacitamente senza che nessuno batta ciglio, nascondendosi dietro innocenti coperture come lo spirito di sacrificio, gli allenamenti massacranti e l’aiuto di personal trainer preparatissimi. Stranamente nessuna celebrità divulga nello specifico le proprie routine o la propria dieta, o, quando lo fa, propina workout total body patetici e luoghi comuni nutrizionali buoni solo per abbindolare gli sciocchi, magari sotto compenso della rivista di fitness di turno.

Essendo io il primo, ad apprezzare i film basati sui fumetti e a essere ossessionato dai fisici scolpiti delle star, mi rendo conto di foraggiare questo mondo.
Cercherò allora di analizzare la questione, con dei brevi identikit delle trasformazioni più clamorose degli ultimi 10 anni.
Quelle che leggerete di seguito sono solamente le mie personali considerazioni su fatti oggettivi, ma non ho alcun dato certo per determinare se un attore sia natural o meno. I dati riportati sono stati estrapolati da articoli, interviste o comunicati stampa, anche se in certi casi si potrebbe anche trattare di stunt pubblicitari per generare interesse attorno a un progetto. Quindi, concedete a tutti questi attori il beneficio del dubbio; io cercherò di essere più obiettivo possibile, voi potrete trarre le vostre conclusioni.
Iniziamo.

Christian Bale – Bruce Wayne/Batman in Batman Begins (2005)
Christian Bale proveniva da una condizione prossima alla morte, quella dell’insonne e scheletrico Reznik de L’uomo senza sonno, spaventosamente sottopeso di 28 kg. Nel giro di pochi mesi, Bale aveva guadagnato la spaventosa cifra di 45 kg (!!!) di massa per interpretare Batman nel reboot firmato da Christopher Nolan. Bisogna senz’altro specificare una cosa. Bale partiva da una situazione di estrema denutrizione (sul set del film di Brad Anderson era continuamente monitorato da un dottore, per scongiurare problemi seri di salute o addirittura la morte stessa) e non sarà stato difficile rimettere su decine di kg semplicemente tornando a mangiare regolarmente con una dieta da massa. In poco tempo Bale ha ripristinato il suo peso forma fisiologico e la sua costituzione atletica, considerato che è sempre stato un tipo piuttosto allenato (basti pensare al fisico scultoreo del suo Patrick Bateman in American Psycho). Il suo Batman sfoggia una massa muscolare notevole, ma anche una percentuale di grasso corporeo non così bassa da evidenziare striature o addominali squartati. Si mormora che Bale fu costretto addirittura a scendere leggermente di peso, poiché stava diventando troppo grosso per entrare nella tuta del cavaliere oscuro. Visti i brevi tempi intercorsi, il sospetto di qualche aiutino è senz’altro fortissimo, anche perché successivamente Bale ha affermato di essersi fottuto il metabolismo, a furia di fare tira e molla col suo fisico. È senz’altro noto che gli anabolizzanti causino squilibri ormonali gravissimi, soprattutto se combinati alle diete fuori di testa del buon Christian, che dopo Batman si era nuovamente rinsecchito per L’alba della libertà di Herzog. Perlomeno, quando Bale ha dovuto ingrassare spaventosamente per interpretare Rosenfeld in American Hustle, avrà senz’altro avuto la strada spianata…

Recupero fisiologico, bulking estremo e muscle memory... e altro?

Recupero fisiologico, bulking estremo, muscle memory… e qualcos’altro?

Gerard Butler – Leonida in 300 (2007)
Gerard Butler, corporatura snella da giovane, scolpito re spartano nella pellicola di Zack Snyder. Pare che l’intero cast venisse sottoposto a rigidissimi allenamenti giornalieri, poiché ognuno dei trecento spartani doveva sfoggiare addominali degni di un re. In realtà, in parecchi piani ravvicinati è evidente come gran parte degli addominali fossero disegnati con la bomboletta spray, e pure Butler, in certe scene, non fa eccezione. Gerard ha sicuramente sviluppato un bel fisico muscoloso per il ruolo, anche una buona definizione dell’addome, ma credo che gran parte del lavoro l’abbia fatta il fotografo di scena, le bombolette e qualche ritocco in post-produzione. Non si tratta di una trasformazione così miracolosa da sospettare l’utilizzo di farmaci, anche se non è ben chiaro quanti mesi di allenamento abbia impiegato per raggiungere quella forma. In ogni caso, poco tempo dopo, Butler ha sviluppato un’invidiabile pancetta da cheeseburger e birra, assolutamente naturale…

Mickey Rourke – Randy “The Ram” Robinson in The Wrestler (2008)
Mickey Rourke è l’unico “puro” di Hollywood ad aver candidamente ammesso l’utilizzo di steroidi per prepararsi al film di Aronofsky. Ovviamente, cazziato a morte dal suo preparatore e dalla produzione, ha successivamente ritrattato dicendo di essersi confuso, essendosi riferito sbadatamente agli steroidi anziché alle vitamine (come no…). Rourke, nonostante i suoi 56 anni, aveva preso ben 15 kg di muscoli per interpretare il suo wrestler sul viale del tramonto. Un fisico senz’altro massiccio, specie considerata la sua scarsa forma fisica degli anni precedenti (ricordate la pancia gonfia in Sin City o Killshot?), anche se ricordiamo, negli anni ’90, i suoi muscoli enormi (bombatissimi) in Point Blank – A costo della vita. Guardacaso, proprio in una scena del film, Randy faceva scorta di steroidi da un culturista spacciatore che è stato, nella vita reale, realmente arrestato per traffico di sostanze anabolizzanti. Fate 2+2.
La cosa più bella è che ora Mickey, a 63 anni suonati, ha un fisico ancora migliore di quello del 2008! Scolpito, definito, con una percentuale bassissima di grasso, un ottimo fisico da fitness, evidentemente drug-free, contrariamente a quello dopato di 7 anni prima, che oltretutto gli causò degli squilibri metabolici notevoli. Nel giro di un anno, infatti, Rourke ingrassò spaventosamente arrivando a pesare 113 kg di lardo e persino a sospettare di avere qualche tumore maligno, da qualche parte. Ora sembra che abbia ritrovato la retta via, quella del fitness. Bravo Mickey.

Taylor Lautner – Jacob in The Twilight Saga: New Moon (2009)
Ho sempre parlato male di Taylor Lautner, perché un sedicenne con simili volumi, gonfi e sufficientemente definiti, ottenuti in così poco tempo, sono decisamente troppo sospetti. Lautner attribuisce tutto il merito ai suoi trascorsi come karateka, ma sappiamo benissimo che il karate non ha alcun potere ipertrofico, come disciplina allenante. Sappiamo inoltre come in America si faccia largo utilizzo di steroidi anche nei college e nelle scuole, magari somministrati dai genitori stessi, per far sì che il proprio pargolo possa primeggiare nelle discipline agonistiche e diventare un membro di spicco del club sportivo dell’istituto. Temo che Lautner abbia seguito lo stesso percorso. Un po’ di bombette, un po’ di allenamento e l’irsuto Jacob, celato nel primo capitolo da un camicione largo e coprente, è pronto per sfoggiare nel sequel il suo fisico plasticoso per far sognare le teenagers arrapate. Peccato che in seguito, negli scatti paparazzati fuori dai set cinematografici, Taylor mostri un fisico per nulla all’altezza del suo alter ego filmico, con un ventre sfatto e privo di six-pack, facilmente mantenibile con una buona dieta. Ma come? Il merito dei suoi muscoli non era tutto del karate praticato da ragazzino?

Hugh Jackman – Wolverine in X-Men Le origini – Wolverine (2009)
Hugh Jackman possiede una genetica pazzesca, ha una stuttura bellissima che lo fa stazzare imponente dal suo metro e 88 per un peso di circa 90 kg. Ha spesso e volentieri parlato del suo regime dietetico e dei vari workout condotti con un noto personal trainer drug-free. È anche uno dei pochissimi attori ad aver spesso mostrato degli spezzoni dei suoi workout, in cui esegue esercizi fondamentali per la crescita muscolare come lo stacco da terra (deadlift), di cui vanta un impressionante sub-massimale di quasi 200 kg. Considerato che il suo approccio all’allenamento e all’alimentazione è quasi maniacale e il suo fisico è molto definito, ma senza vantare volumi gonfi o ritenzioni sospette, credo che il buon Hugh possa essere molto probabilmente un atleta natural. Geneticamente miracolato, senz’altro, ma non vedo niente di così allarmante che mi possa far urlare al doping, a parte le svenature micidiali. Si tiene in forma tutto l’anno e, quando è il momento di tornare a vestire i succinti panni di Wolverine, attacca con la definizione e un po’ di pompaggio prima del ciak fa il resto per esaltare la sua vascolarizzazione bestiale.

Hugh Jackman e il suo impressionante stacco da terra da 200 kg

Hugh Jackman e il suo impressionante stacco da terra da 200 kg

Chris Evans – Steve Rogers/Captain America in Captain America – The First Avenger (2011)
Evans aveva già interpretato un supereroe, Johnny Storm nei Fantastici 4, sfoggiando un fisico abbastanza atletico ma nulla di sorprendente. Peccato che, appena un paio di anni dopo, se ne esca fuori con una struttura pazzesca, petto ampio, deltoidi grossissimi e due braccioni svenati nella ormai celeberrima scena della trasformazione, in cui il secco Steve Rogers viene trasformato, tramite il siero del supersoldato (forse il Dianabol), nel Captain America, l’eroe più kitsch che ci sia. Se già per il suo Johnny Storm, asserisce Evans, per ottenere un fisico da spiaggia ci vollero appena un paio di mesi in cui, a giudicare dal video workout promozionale, si allenava con pesi da fighetta ed esecuzioni da cialtrone, figuriamoci allora per il Cap, grosso il doppio e qualitativo il triplo. Inutile negarlo, è fortemente sospetto l’utilizzo di qualche aiutino. Inoltre, Evans disse che quella della trasformazione fu la prima scena a esser girata, proprio perché gli era impossibile mantenere quella forma durante tutte le riprese. Muscoli così evanescenti, masse così poco definitive, esplose in poco tempo e scomparse ancor più in fretta… tutto porta verso una direzione. Quella del doping.

Chris Hemsworth – Thor in Thor (2011)
Hemsworth partiva con un fisico da mezza sega per poi tramutarsi, nel giro di qualche mese, nella divinità più grossa della mitologia nordica. Il suo possente Thor ha senza dubbio dei braccioni impressionanti (gonfi allo spasimo nella scena in cui estrae il Mjolnir dalla terra) e un petto vasto come l’intera Asgard. Abbastanza stranamente, questa forma così qualitativa si era già ridotta per The Avengers, dell’anno successivo, e per Thor: The Dark World, del 2013. Non basta. Nel film di prossima uscita Come ti rovino le vacanze, Hemsworth mostra un fisico smilzo, secco e senza forme, veramente impresentabile. Simili cali di forma, oscillazioni di peso e perdite di masse muscolari così repentine, fanno pensare a un fisico prettamente chimico, gonfio solamente grazie a (leggeri) cicli di farmaci anabolizzanti.
Anche perché Hemsworth, in un’intervista, attribuì il merito della sua trasformazione esclusivamente alle ingenti quantità di carne bianca ingerite tramite l’alimentazione, tanto da autodefinirsi “Il dio del petto di pollo”. Come no Chris, come no…

Tom Hardy – Bane ne Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012)
Tom Hardy, per interpretare Bane nell’ultimo capitolo della trilogia di Nolan, ha dovuto guadagnare 14 kg di peso in 3 mesi, partendo da una base senz’altro atletica (è un assiduo praticante di arti marziali miste MMA e si era già pompato per Bronson e Warrior) ma certamente non impressionante come il personaggio chiamato a interpretare. A una prima occhiata, nonostante l’enorme incremento di peso, Hardy non sembra dopato. È senz’altro massoso ma manca di quella qualità muscolare tipica dei bombati, per non parlare dei numerosi gruppi muscolari carenti, bicipiti e tricipiti in primis, senza contare le gambe, mai mostrate e quindi probabilmente sgonfie. Il problema sorge però nel giudicare le foto scattate sul set, ove Hardy mostra una schiena ampia ma devastata dall’acne, tipico side-effect del trenbolone o del testosterone, senza contare i trapezi veramente enormi, vero marchio di fabbrica di molti dopati.
Interrogato a proposito, Hardy scherzò asserendo di aver ingurgitato solamente Smarties per la sua preparazione al film, il ché equivale più o meno a una confessione… scherzosa, ma pur sempre una confessione.

L'acne è un effetto collaterale dell'utilizzo di steroidi anabolizzanti

L’acne è un effetto collaterale dell’utilizzo di steroidi anabolizzanti

Mark Wahlberg – Daniel Lugo in Pain and Gain – Muscoli e denaro (2013)
Sin dai tempi in cui gironzolava in mutande Calvin Klein e si faceva chiamare Marky Mark, Mark Wahlberg ha sempre avuto un ottimo fisico da palestrato. Per Pain and Gain, vero film culto per ogni culturista con un briciolo di autoironia, ha però dovuto gonfiarsi di 18 kg in appena 7 settimane, partendo da una condizione più ipotonica del solito, a causa della sua partecipazione a Broken City, in cui interpretava un detective secco. Senz’altro, per la sua trasformazione, ha giocato un ruolo importante la muscle memory, ovvero la memoria muscolare grazie alla quale un muscolo impiega meno tempo a tornare in condizione di ipertrofia già avuta in precedenza. Durante le clip workout promozionali per il film, Wahlberg metteva in bella mostra anche i barattoloni della sua marca di integratori, Marked, che sicuramente lo aiutavano a completare i 12 pasti giornalieri previsti dal suo regime dietetico. E poi sicuramente la motivazione data dal non dover sfigurare di fronte a The Rock, il vero colosso del film, assolutamente impressionante. Nonostante Mark non appaia definito e striato, un simile aumento di massa muscolare in così poco tempo è comunque sovraumano, pur considerando le varie attenuanti sopra esposte.

Jake Gyllenhaal – Billy Hope in Southpaw – L’ultima sfida (2015)
Da noi non è ancora uscito ma Jake Gyllenhaal, nel trailer e nelle promo pic di Southpaw, mostra un fisico muscoloso, definitissimo e striato, che va a contrapporsi a quello smunto ed emaciato de Lo sciacallo, per il quale aveva perso 15 kg. Come per Christian Bale, anche per Gyllenhaal ha giocato un ruolo fondamentale l’incremento di peso fisiologico a seguito di una sconsiderata dieta dimagrante. Periodi di ipocalorica seguiti da altri di incremento calorico causano forti rebound metabolici in cui il corpo, sentitosi nutritivamente in pericolo, una volta alimentato a dovere è portato a sintetizzare in maniera potente testosterone e ormoni anabolici endogeni, al fine di sopravvivere. Ovviamente periodi prolungati di digiuno causano gravissimi stalli metabolici, quindi non è certamente un approccio affrontabile a lungo termine. Aldilà dell’ottima definizione, il boxer di Southpaw non presenta volumi tali da non essere raggiunti in maniera naturale. Si parla di 20 kg (di cui 15 recuperati dopo il precedente film, quindi solo 5 kg di guadagno effettivo) in 6 mesi di estenuanti workout pugilistici, ottimi per striare i muscoli, a cui va aggiunta la muscle memory dal precedente bulk per il film Prince of Persia, anche se si parla di qualche anno fa. Cifre per nulla fantascientifiche, credo proprio che il buon Jake possa essere annoverato tra le poche star “pulite” di questa rassegna.

Molto definito ma senza volumi eccessivi, un fisico potenzialmente naturale

Molto definito ma senza volumi eccessivi, un fisico potenzialmente naturale

Come precedentemente specificato, queste sono le mie considerazioni personali a riguardo delle trasformazioni corporee delle star, frutto di ipotesi e di elucubrazioni pseudoscientifiche, e come tali non possono essere assolutamente elevate a verità assoluta. Se le star di Hollywood facciano uso di steroidi o meno, esclusi casi conclamati (vi ricordate quando Stallone fu fermato in Australia con una valigia piena di fiale di GH?) o ammissioni più o meno velate degli attori stessi (Rourke o Hardy), lo sanno solo loro e i loro personal trainer. Appare comunque evidente come l’utilizzo di leggeri cicli di anabolizzanti sia la norma nelle grosse produzioni che necessitano di attori sempre al top della forma, anche senza alcun precedente sportivo. È senza dubbio una pratica dannosa, pur comportando rischi meno gravi per la salute rispetto ad assunzioni croniche e massicce, proprio in virtù della loro occasionalità. Anche se poi, come visto in molti casi, i muscoli guadagnati per la preparazione del film svaniscono come neve al sole e il fustacchione di turno ritorna a essere uno smilzo qualsiasi. Il cinema è innanzitutto finzione scenica, e altrettanto illusori sono i fisici delle superstar.
Del resto nessuno di questi nuovi attori ritrovatisi grossi in breve tempo, salvo rare eccezioni, ha veramente il culto del proprio fisico e la passione per l’allenamento, sicché è naturale che il loro pompaggio sia una questione prettamente professionale, economica, senza alcuna motivazione profonda dietro, contrariamente agli eroi dei film d’azione di una volta, come Sly, Arnold e Jean-Claude, che avranno indubbiamente ricorso anche loro all’utilizzo di sostanze anabolizzanti, ma hanno fatto del loro fisico scultoreo il punto di forza della loro carriera, senza mai rinnegare ciò che li ha portati al successo. Fisici imperituri, inossidabili nel tempo.
Doping escluso, è questo l’esempio che io voglio seguire.