Never Back Down 3 – Mai arrendersi

Posted: 21st June 2016 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Michael Jai White, Josh Barnett, Gillian White, Esai Morales, Stephen Quadros, Nathan Jones, Amarin Cholvibul, Jeeja Yanin, Tony Jaa
Regia: Michael Jai White
Durata: 101 min.
Titolo originale: Never Back Down: No Surrender
Produzione: USA 2016

VOTO:

Se si escludono i film dell’orrore, non c’è niente di più estivo di un bel film di arti marziali vecchia scuola.
Michael Jai White sembra crederci ancora e, a distanza di ben 5 anni, riesuma la saga di Never Back Down firmando l’epilogo del trittico dedicato alle MMA.

Case Walker, dopo i guai con la legge del precedente episodio, è ridotto a sbarcare il lunario affrontando lottatori di bassa lega (in realtà il tecnico Ron Smoorenburg) sull’ottagono di qualche federazione minore. Incontra Brody (Josh Barnett, ex-campione UFC), che è in lizza per un grosso titolo e chiede a Case di allenarlo. L’avversario è il mostruoso Caesar Braga (Nathan Jones), microcefalo tutto muscoli che si incazza a morte e sfascia tutto se gli si chiedono le ragioni per cui ha massacrato di botte la moglie; un tipino rassicurante, insomma.

Brody e Case volano in Thailandia, la mecca delle arti marziali sin dai tempi di Kickboxer, di cui questo Never Back Down 3, sulle prime, pare essere una sorta di remake. Comincio a pensare infatti che Brody possa finire presto tritato fino da Braga e che Case lo debba vendicare dopo esseri allenato con qualche guru del Muay Thai. Ma in questo caso è Case il più tosto in circolazione, mentre Brody è un mentecatto che (autobiograficamente?) si gonfia di Testosterone e Winstrol, sperando di rimediare velocemente ad anni di eccessi che lo hanno reso moscio e lascivo (preferisce sollevare una puttana thai disteso sul letto piuttosto che affrontare il bilanciere su panca piana).

Case si distingue per i suoi metodi d’allenamento fuori dalle regole convenzionali e, dopo un’iniziale diffidenza, comincia a riscuotere seguito anche tra i marzialisti più giovani. Diventa quindi il sensei definitivo: abbronzato, carismatico e stondatissimo. Mentre i media locali intervistano il contendente al titolo, le telecamere indugiano sulla schiena esuberante di Case che sullo sfondo esegue i muscle-ups: l’audience è alle stelle.
Una tale popolarità fa sì, in un modo o nell’altro, che l’incontro finale si disputi proprio tra Braga e Case piuttosto che con il suo discepolo, ancora una volta in maniera anticonvenzionale, ma non starò qui a svelarvi né il come né il perché.

A un certo punto, proprio prima del match finale, appare un delirante Tony Jaa (nei panni di sé stesso) che ulula inspiegabilmente e vuole fare le foto insieme a Case, scambiandolo per Cuba Gooding Jr., metacinema puro.
C’è anche un cameo di JeeJa Yanin che si concede pure una breve scena di lotta contro un gaglioffo steroidato, per poi presentarsi vestita fighetta e con un taglio corto alla moda che le dà diritto a 100 punti extra di caparbietà.

Never Back Down 3 è il tipico “film di colpi” che negli anni ’90 avrebbe dominato i palinsesti e i videonoleggi. Adesso è quasi diventata roba di nicchia, solo per estimatori nostalgici come noi. Mantiene quella sgangheratezza tipica delle produzioni di vent’anni fa, cerca di infilare mille sottotrame inutili – non ultima quella amorosa -, intervallando tutto con sequenze di allenamento e con pedate nel muso ogni quarto d’ora, ma lo fa con un cuore tale che gli si perdonano tutte le imperfezioni di scrittura e i non rari momenti tecnicamente paratelevisivi.
Jai White, pur cominciando a mostrare i segni dell’età, è sempre colossale, muscolarmente esagerato e con un’agilità che fa spavento, considerata la stazza da oltre 100 kg. Non esegue il suo storico triplo calcio in volo (ricordate Blood and Bone?) ma, per l’occasione, ci dimostra l’utilità pratica dei kata, le “forme” delle arti marziali.

Una visione puramente estiva, rinvigorente per lo spirito e per il corpo, proprio come i capisaldi del genere.
Impossibile, dopo la visione, non sentire l’impulso di tirare qualche calcio rotante rischiando pericolosissimi stiramenti o fare le trazioni alla sbarra sotto il sole cocente del lungomare, per poi pavoneggiarsi in completa solitudine dei propri dorsali espansi.

PRO
Marzialismo in Thailandia, come ai vecchi tempi

CONTRO
Deliziosamente sgangherato

Disponibile su Amazon.it in DVD.

Friend Request – La morte ha il tuo profilo

Posted: 20th June 2016 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Alycia Debnam-Carey, William Moseley, Connor Paolo, Brit Morgan, Brooke Markham, Sean Marquette, Liesl Ahlers, Shashawnee Hall
Regia: Simon Verhoeven
Durata: 92 min.
Titolo originale: Friend Request
Produzione: Germania 2016

VOTO:

In questi tempi di estremo SOCIALismo generazionale, l’unico modo per spaventare i giovani sembra essere colpirli nel punto in cui son più vulnerabili: il loro profilo Facebook.
Dopo il non privo di spunti interessanti Unfriended, esce una nuova pellicola fortemente a tema social network, meno “sperimentale” nella messa in scena ma forse per questo potenzialmente più intrattenitivo: Friend Request.

Il film si apre con un forse scontato ma molto efficace montaggio che mostra a che punto si sia ridotta la vita, oggigiorno. Una raffica di “momenti indimenticabili” si sussegue al ritmo di un sognante pezzone pop e della compulsiva condivisione su Facebook di foto, video e tutto ciò che possa attestare quanto i protagonisti si stiano divertendo da pazzi, anche se più assorti a postare gli scatti che a godere di ciò che vi è ritratto.
Questa compagine di imbecilli, dunque, è all’ultimo grido e ben connessa.

All’università, però, c’è una darkettona senza amici che cerca in tutti i modi di conoscere la più bella del gruppo, Laura, attraente non tanto per meriti estetici quanto per l’invidiabile numero di contatti collezionati su Facebook, prossimo al migliaio. Le invia così una richiesta d’amicizia che viene prontamente accettata, più per pietà che per altro; in ogni caso, un passo in più verso il traguardo dei 1000 friends. La darkettona posta pure roba interessante, foto e filmati dark gothic pazzeschi, però è anche ossessiva da pazzi e stalkera pesantemente la nostra bellona che, dopo aver inutilmente cercato di risolvere la cosa con le buone maniere, dopo una terribile piazzata in pubblico, la cancella semplicemente dalle amicizie.

TRAGEDIA INSOSTENIBILE! La darkettona si suicida e maledice tutta la cricca d’amici, nonostante fosse in torto marcio. Attraverso una versione esotericamente modificata di Facebook, in cui il normale codice HTML viene sostituito da rune e altre amenità, comincia a tormentare uno a uno i membri del gruppo.
Costoro sono veramente dei geniacci: appurato che il male si propaga attraverso il computer, ‘sti imbecilli col cervello bruciato se ne rimangono tutto il giorno su Facebook a disperarsi e a temere per la propria incolumità. “Ommioddio, ci ammazzerà tutti!!!”, mentre surfano rapidi tra le finestre del browser, sperando forse di trovare la salvezza in qualche video di gattini pasticcioni. Salvezza che, irrimediabilmente, non arriva.
Siccome per questi deficienti buttare il PC nella spazzatura e uscire a fare una passeggiata rappresenta qualcosa peggiore della morte stessa, vengono sistematicamente sterminati uno dopo l’altro in maniere più o meno splatter.

La produzione europea del film, unita a un canovaccio non proprio intelligentissimo, mi aveva portato a credere che il film fosse una pataccata da quattro soldi, roba veramente infima da guardare digrignando i denti, solo per amor del genere. Invece la confezione tecnica, con mia somma sorpresa, è di tutto rispetto, con buoni effetti digitali e anche qualche scelta scenograficha affatto disprezzabile. Germania di solito fa rima con fiction scadente da prima serata infrasettimanale su Rai 2; invece la produzione di Unfriend (questo il titolo teutonico) è di livello internazionale, seppur vagamente paratelevisiva, ma comunque in linea con altri prodotti americani anche maggiormente pubblicizzati.

Dove il film crolla miseramente è nella sceneggiatura, che sembra un minestrone di tutto l’horror mainstream degli ultimi 15 anni, dalla struttura di stampo slasher alla sezione investigativa debitrice di The Ring e tanti altri.
I protagonisti, come già detto, si comportano in maniera assurda. Già lo spunto iniziale, con la darkettona incapace di farsi amico persino il metallino più sfigato del college, appare poco credibile: anche solo per il materiale creepy postato sul suo profilo, senz’altro più interessante delle infinite foto di party e vacanze che affollano le bacheche degli altri mentecatti, almeno qualche decina di sostenitori del macabro li avrebbe dovuti trovare, giacché il web si suppone essere il posto capace più di ogni altro di mettere in comunicazione gli animi affini.
Ma poi ancora una volta una soluzione facilmente risolvibile con una bella chiacchierata di fronte a una tazza di caffè degenera in merda in maniera troppo improvvisa. Si tratta forse di una critica velata verso l’incapacità di comunicazione tra i giovani, la totale mancanza di contatti umani nella società moderna? Io propendo più per la leggerezza di sceneggiatura, anche perché se la darkettona non si fosse uccisa la cricca di fessacchiotti avrebbe continuato a gongolare indisturbata nel proprio edonismo modaiolo e borghese.

Friend Request non è più infame di altre pellicole del genere. È sciocco, un po’ vacuo nonostante le buone intenzioni e puzza terribilmente di già visto, specie con il districarsi della storia. Però è tecnicamente realizzato in maniera dignitosa e, con l’aiuto di un buon subwoofer o dell’impianto audio del cinema, fa pure mollare qualche bella scorreggia umida di strizza durante i telefonati ma efficaci jump-scares disseminati qua e là.

Dimenticabile ma non insopportabile.
Solo per ossessionati dell’horror. D’estate va bene tutto.

PRO
Tecnicamente dignitoso

CONTRO
Tutto già visto e rivisto

Dread (Uncut edition)

Posted: 16th June 2016 by Death in Recensioni
Tags: ,

Interpreti: Jackson Rathbone, Shaun Evans, Jonathan Readwin, Hanne Steen, Laura Donnelly, Vivian Gray, Siobhan Hewlett, Sarah Ball
Regia: Anthony DiBlasi
Durata: 108 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2009

VOTO:

Tratto dal racconto omonimo di Clive Barker, contenuto in uno dei suoi Libri di sangue, Dread è un horror pressoché invisibile con uno spunto sufficientemente interessante da avermi spinto a recuperarlo, idolatria personale verso Barker a parte.

La storia è quella tutta matta di un collettivo di studenti che decide di condurre una tesi universitaria sulle paure ataviche e le fobie (per i non anglofoni, dread significa proprio “paura”). Ne esce fuori una sorta di documentario cinicissimo che cataloga interviste a studenti o imbecilli qualsiasi, che confidano i loro terrori più ancestrali di fronte al severo sguardo della videocamera digitale. Non mancano i poser che raccontano un mare di stronzate per fare gli esibizionisti ma, sgamati in pieno, vengono gonfiati di botte dal più manesco del team.

Siccome la mera confessione è troppo sterile per generare materiale accademico bomba, il manesco la butta di fuori e comincia a condurre personalmente dei terror-esperimenti dagli esiti veramente devastanti.
Costui è il primo a essere spanato nel cervello: quando era piccolo, un ceffo armato di scure fece irruzione in casa sua e gli massacrò i genitori di fronte, a colpi di accetta in testa; un buon segmento splatter.

Come sempre, quando si parla di Barker, gli ingredienti principali sono un corollario di perversioni, devianze assortite e sequenze non adatte ai candidi d’animo. Il progetto è evidentemente indipendente, a basso budget, e non brilla certo per estro registico (si mormora però che uno degli ultimi lavori di DiBiasi, Last Shift, sia un bel po’ ganzo) o per la messa in scena, anche se l’ambiente da sobborgo sordido o da stanzetta rancida di studente universitario fuori corso genera il giusto mood depressivo e decadente, esaltato dal forzatissimo filtro giallo/vomito e verdone/diarrea di cane.

C’è una breve ma intensa sottotrama che riguarda una ragazza completamente deturpata su volto e corpo da macchie scure come la pece, il ché si presta bene a infilare anche un po’ di sensibilizzazione sociale verso il diverso e lanciare la solita frecciatina verso l’imperante indifferenza delle nuove generazioni di stronzi fighetti e superficiali.
L’epilogo è più che mai sventurato e culmina prima in una delle sequenze più dolorose del film, poi in un vero e proprio bagno di sangue assolutamente scorretto.
Ciò acuisce il disagio scaturito dall’empatia verso i fobici e dall’atmosfera opprimente che domina il quadro.
Non c’è redenzione, non c’è catarsi: a fine visione, la consapevolezza di non poter superare le vostre paure se non con la forza d’urto potrebbe far cadere i più sensibili di voi nello sconforto più totale.

Io sogghigno e, per naturale estensione, comincio a postulare un parallelismo – forse più aderente a Barker che al film – tra le paure più canoniche, come quella per le blatte o per i ragni, al vero terrore della mente, la paranoia, il cinema cerebrale che proietta per mezzo delle nostre sinapsi costanti e dettagliatissime visioni irreali di ciò che non vorremmo mai capitasse nella nostra vita, un vero e proprio delirio incontrollabile che culmina, irrimediabilmente, con l’avverarsi dei nostri incubi peggiori, poiché l’influsso della psiche sul nostro corpo indirizza inevitabilmente verso la cattiva strada. Sogghigno, dunque, per chi si reputa sventurato solo per dover sopportare qualche brivido scaturito dalla visione di un qualsivoglia rettile o insetto, o qualsiasi altra fobia che coinvolga un elemento concreto facilmente dominabile attraverso la forza o il ricorso alla violenza più estrema.
Sogghigno e rabbrividisco a mia volta, perché per la paranoia che mi costringe a giorni interi di stasi vegetativa e di torpore intellettivo non c’è violenza che tenga, se non quella definitiva e auto-inferta. Non sono sereno.

PRO
Malatissimo

CONTRO
Produzione non eccelsa

Disponibile su Amazon.it in DVD Import Uncut e Blu-ray Import Uncut.

Somnia

Posted: 10th June 2016 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Kate Bosworth, Thomas Jane, Jacob Tremblay, Annabeth Gish, Scottie Thompson, Dash Mihok, Kyla Deaver, Lance E. Nichols, Courtney Bell
Regia: Mike Flanagan
Durata: 97 min.
Titolo originale: Before I Wake
Produzione: USA 2015

VOTO:

Di Mike Flanagan avevo visto, qualche anno fa, l’interessante Oculus – Il riflesso del male, che per un motivo o per l’altro mi dimenticai di recensire. Se vi capita di recuperarlo, dategli pure un’occhiata perché è ganzo parecchio.
Riallacciandosi ai latinismi (ma solo in Italia, ché il titolo originale è Before I Wake) esce nelle sale nostrane Somnia, novello horror a tema onirico.

Thomas Jane e Kate Bosworth, per sopperire alla perdita del proprio figliolo annegato nella vasca da bagno (senza voler essere indelicato… ma come cazzo si fa???), ne adottano uno nuovo, Cody, biondino e corredato di un bel paio di occhiaie violacee.
Il bimbo non dorme la notte perché ha paura che un particolare boogeyman, L’uomo cancro, possa ghermirlo nel sonno.
Effettivamente bimbus ha una peculiarità particolare: mentre dorme, è capace di dare forma concreta ai propri sogni e i propri incubi, siano essi colorate farfalle o raccapriccianti mostri umanoidi mangiatori di carne.
Questo assunto di base permette già una facile lettura dei successivi sviluppi di sceneggiatura, specie della rivelazione finale, quindi non aspettatevi granché sul versante originalità.

Dove Flanagan riesce maggiormente, però, è nella gestione dei tempi e la strutturazione delle sequenze. Sappiamo già cosa succederà, ma il buon Mike ha la sagacia di metterlo in scena in maniera comunque coinvolgente, oscillando tra il toccante dramma familiare e l’angoscia per il prossimo terrore notturno. Particolarmente efficaci, seppur didascalici, i molteplici flashback esplicativi, in cui si accumulano le scene più disturbanti del film, sfruttando le potenzialità immaginative di una mente illibata – ma non per questo meno sinistra – come quella di un bambino.

Certo, magari qualche reazione dei personaggi potrebbe non apparire del tutto verosimile, o addirittura deprecabile. La Bosworth che sfrutta il figliolo adottivo come un decoder 3D On Demand (un ringraziamento a Steven per la citazione!), per farsi proiettare quello che vuole nella comodità del proprio salotto, è sufficientemente disumana da invalidare la successiva redenzione e l’inevitabile happy ending, che poi è happy ma con qualche riserva.

Anche il buon Thom Jane, il Punisher più bistrattato della storia, pecca di presunzione nel momento in cui decide di affrontare Cancer Man a mani nude, memore del Balboa dei tempi migliori, a suon di pugni nei fianchi. Apprezziamo l’eroismo un po’ avventato, comunque.

Somnia rimane un horror di discreta fattura, affascinante come i bei vecchi B-movie horror di una volta, intrigante nonostante il tema non proprio inedito e capace di regalare qualche brividino inaspettato. Più derivativo, perde il confronto diretto con il predecessore Oculus, che vi caldeggio ulteriormente, ma conferma Flanagan come regista da tenere d’occhio.

PRO
Potenzialità immaginifiche

CONTRO
Non il massimo dell’originalità

Disponibile su Amazon.it in DVDBlu-ray.

La setta

Posted: 2nd June 2016 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Kelly Curtis, Herbert Lom, Mariangela Giordano, Carla Cassola, Donald O’Brien, Tomas Arana, Giovanni Lombardo Radice, Angelika Maria Boeck
Regia: Michele Soavi
Durata: 116 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Italia 1991

VOTO:

Film poco conosciuto nella carriera di Michele Soavi e nella cinematografia horror italiana tutta, La setta è uno strano connubio tra una pellicola demoniaca con figli di Satana (o meglio, del Shub-Niggurath di lovecraftiana memoria) annessi e uno showreel di tecnica registica fine a sé stessa.

A partire da una sceneggiatura di Dario Argento, che originariamente doveva pure dirigere, La setta (in inglese The Devil’s Daughter, alla faccia degli spoiler) vede una ragazza, Miriam (Kelly Curtis, sorella della più nota Jamie Lee), soccorrere uno strambo signore dopo un incidente stradale. Lo strambo signore, dopo aver blaterato un po’ di frasi inquietanti, schiatta nei sotterranei della casa che rivelano strane architetture dal sapore occulto. In pratica si tratta del solito mescolone satanista con la setta di turno, i “senza volto”, che cercano di far nascere l’anticristo, ovviamente tramite le ovaie di Miriam.

Soavi è un grandissimo e sottostimato regista: La setta, da un punto di vista puramente tecnico, è sensazionale. La camera vortica in ogni maniera, ci sono soggettive arditissime lungo tubi idrici che neanche Tsui Hark e il gusto per l’inquadratura è sempre spettacolare, soprattutto nelle sequenze più oniriche e deliranti che, ahimè, costituiscono sia il punto di forza che il limite maggiore del film.

Si ha come l’impressione che Argento volesse ricreare le atmosfere folli e incomprensibili del suo Inferno, senza però raggiungere quell’ermetismo surreale che rende imprescindibile il film del 1980. La setta, pur indulgendo spesso nel weird e nell’inatteso, ha il grosso difetto di avere una trama in fin dei conti lineare, inutilmente complicata e ingarbugliata a forza per raggiungere le (quasi) 2 ore di durata, nei momenti più fiacchi una palla mortale. Si gira a vuoto e di tanto in tanto si apprezza la perizia tecnica di Soavi, ma il plot non decolla mai e non riesce quasi mai ad appassionare.

Manca la violenza esplicita, manca una struttura e un ritmo tali da mantenere vivo l’interesse. Sì, ci sono un paio di ottime sequenze visionarie come quella in ospedale, dove una ragazza brutalmente massacrata a coltellate resuscita per maledire la protagonista, o quelle meravigliose – senz’altro uno degli apici del film – e oniriche con protagonista una mostruosa cicogna tutt’altro che affabile, o ancora il rito satanico finale al chiaro di luna (“Io giro la chiave!”; stupendo visivamente quanto doloroso a vedersi), ma sono guizzi di genio sparsi in una pellicola troppo lenta e sfiancante; non quel lento che costruisce tensione ma quel lento che ti obbliga a distrarti, sicché durante uno dei tanti momenti morti imbracci il basso e, continuando la visione con la coda dell’occhio, improvvisi una scala velocissima e senza senso, proprio come le sequenze migliori del film, di forte impatto ma prive di significato in un contesto più grande.

PRO
Ottima tecnica immaginifica

CONTRO
Inutilmente prolisso

Disponibile su Amazon.it in DVD.