Hunger Games

Posted: 19th May 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jennifer Lawrence, Elizabeth Banks, Woody Harrelson, Stanley Tucci, Wes Bentley, Lenny Kravitz, Leven Rambin, Jacqueline Emerson, Paula Malcomson, Isabelle Fuhrman, Donald Sutherland
Regia: Gary Ross
Durata: 117 min.
Titolo originale: The Hunger Games
Produzione: USA 2012

VOTO:

Death VS Hunger Games.
Perchè ogni promessa è un debito.

Siamo in un futuro distopico/despotico in cui l’America si chiama Panem e tutto va a puttane: ai piani alti della civiltà la gente si trucca da Boy George e veste roba che al confronto John Galliano confeziona grembiulini per la scuola. Al contempo, in periferia, la gente povera si spacca il culo spalando carbone in miniera.

Senza un reale motivo valido, ogni anno il “gran visir di mondo” organizza gli Hunger Games, giochi senza frontiere a cui son costretti a partecipare 24 pupilli, tra i 12 e i 18 anni, estratti a caso da ogni cantone del reame. La piccola Prim, la notte prima del sorteggio, ha un incubo in cui viene selezionata per partecipare al cimento. Nonostante le rassicurazioni materne – “è solo un brutto sogno” – la piccola viene puntualmente scelta. La sorella maggiore, Katniss, si immola al suo posto come volontaria.

Ai giovani raccolti e destinati alla “mietitura” spetta un periodo di preparazione allo show, durante il quale soggiorneranno in un albergo a 5 stelle extralusso, frequenteranno i talk show più alla moda e gozzoviglieranno con manicaretti e liquori giorno e notte, tantoché non proprio tutti sentono nostalgia di casa, benchè la morte possa ghermirli da un momento all’altro; meglio un giorno da ricconi che cento da minatore, o almeno così direbbero i partecipanti al casting del Grande Fratello. Il metaforone è così lapalissiano da perdere ogni potenza polemica. Le ricchezze promesse dalla notorietà valgono il prezzo della morte civile?
Ci sono anche persone disposte a mettere in gioco la propria dignità, godersi un effimero lusso materiale per poi morire nel dimenticatoio. O in mezzo ad una rigogliosa foresta, come i giovani partecipanti ai giochi, che almeno hanno l’attenuante della coercizione, non prima di un accurato trucco e parucco a cura del negro più stylish che ci sia, Lenny “mi bombavo Adriana Lima” Kravitz. Perchè ovviamente la mortale bagarre è trasmessa integralmente in diretta TV e bisogna esser sempre fighi.

Dopo la fase preparatoria, in cui un platinato Woody Harrelson riflette, tra un cognac e l’altro, sul prezzo della notorietà, sul voyeurismo morboso delle masse e sull’invasività del mezzo televisivo, arriva il turno di scendere in campo e mostrare i muscoli. Cosa che al regista Gary Ross, evidentemente spossato, non riesce. Storditi da una confusionaria telecamera a mano durante i momenti più concitati, sul punto di vomitare non per le sequenze di violenza (appena suggerite) ma per il mal di mare, lo spettatore finisce per non capirci più un cazzo. I giovani contendenti si trucidano l’un l’altro in maniera fredda e distaccata, pur gemendo o implorando pietà, ma incapaci di creare il pathos necessario a preservare l’interesse degli astanti. Non avendo neanche le palle di mostrare una goccia di sangue il film non può che finire bene, di modo che l’amore trionfa sul male e Katniss e Peeta, neo-innamorati per convenienza, assurgono a celebrità del momento.

Tra Stanley Tucci conciato da clown (ma sempre professionale anche nei ruoli più ingrati), fugaci comparsate di Thor senza meches bionde ed extension e un Donald Sutherland che vorrebbe autodisintegrarsi ad ogni inquadratura, si arriva alla fine spompati e senza aver provato un filo di empatia per ‘sti stronzi giovinastri che sotto sotto avranno anche loro combinato qualche marachella e dunque si meritavano di esser sorteggiati, perchè il candore assoluto e la virtuosità della protagonista finiscono per renderla più inumana dei suoi carnefici.

Rimane la buona prova di Jennifer Lawrence, già in odore di oscar e sicuramente più espressiva di Kristen “voglio il cazzo” Stewart, l’esuberante presenza metrosexual di Kravitz e lo spauracchio di una proliferazione smodata di sequel, visto che la saga cartacea prosegue per altri due libri (si parla già di “nuovo fenomeno Twilight” – non a caso ho citato la Stewart – ed io rabbrividisco).
Il film, presumo come il libro, porta avanti un messaggio obsoleto e senza nerbo. Giovenale, col suo “panem et circenses”, aveva già capito tutto 2000 anni prima della “Panem” di Suzanne Collins. Io invece preferisco panem et salame, in barba ai “giochi della fame“.
Il resto lo sapete già.

PRO
La parrucca di Stanley Tucci

CONTRO
Mi toccherà recensire anche i sequel

American Pie: ancora insieme

Posted: 18th May 2012 by Sex Machine in Recensioni
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Interpreti: Jason Biggs, Alyson Hannigan, Thomas Ian Nicholas, Tara Reid, Chris Klein, Mena Suvari, Eddie Kaye Thomas, Jennifer Coolidge, Seann William Scott, Katrina Bowden, Eugene Levy
Regia: Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Durata: 113 min.
Titolo originale: American Reunion
Produzione: USA 2012

VOTO:

Ed eccomi qui, in un’insolita versione malinconica per via del film che poche ore fa ho visto, a mio parere la chiusura di un cerchio iniziato quando ancora andavo a scuola e questo genere era, per me teenager, il massimo che ci si poteva aspettare: c’erano culi, tette, ragazze di facili costumi, alcol a fiumi e storie di amicizia.
Il film che mi appresto a raccontare è ovviamente American Pie: ancora insieme… voi vi chiederete “perché vai a vedere ancora un film del genere, quando ne hanno fatto forse dieci versioni una più squallida dell’altra?”
La risposta è molto semplice: rivedere il trailer con i vecchi personaggi ha risvegliato in me certe emozioni e, chiamatela fottuta nostalgia, mi andava di chiudere un ciclo -sperando venga chiuso davvero- iniziato nel lontano 1999.

La storia inizia con il povero Jim che ormai ha tirato su famiglia e viene contattato dai suoi vecchi amici per la riunione degli studenti del loro liceo, un modo come un altro per capire chi è diventato qualcuno nella vita e chi invece si è ridotto una merda. Non sto ad elencarvi tutti i personaggi perché chi almeno una volta non ha visto un American Pie?
Comunque ci sono tutti, solo con tanto trucco in faccia in più per nascondere le rughe.
La minestra non è cambiata; c’è sempre qualche culo, un paio di tette sode e qualche nuova tecnologia come facebook e iPhone, tanto per far capire che i tempi sono cambiati e i personaggi si devono adeguare al fatto che ormai non sono più i ragazzi del liceo che potevano trombarsi tutte come ai vecchi tempi.
Le gag sono le solite, fatte sempre nello stesso modo e ormai, visto che i personaggi li conosciamo bene, ci aspettiamo da loro i comportamenti e le loro battute tipiche, di cui solo alcune mi fanno appena sorridere, al contrario della sala che ride a crepapelle.
E allora mi chiedo, sono io che sono diventato un essere così merdoso che non mi diverte più nulla, anzi provo pena per i personaggi ormai stagionati che cercano di farci ridere con le solite scemenze, un pò come un pagliaccio triste consapevole che ormai le sue battute non fanno più ridere come un tempo? Non ho risposta, forse mi serve uno psichiatra…
Il film come tutti gli American Pie inizia spensierato e poi passa alla situazione disperata che riesce però a rigirarsi sempre in positivo per i poveri protagonisti.

Finalmente si accendono le luci in sala e io ed i miei compagni di avventura, anche loro tanto nostalgici, ci accorgiamo di una cosa:
La sala è piena di giovani con le loro giovani fidanzatine, avranno poco più di vent’anni e si alzano tutti davvero soddisfatti del film appena visto. Forse noi eravamo i più vecchi in sala e allora la cosa mi rende ancora più depresso, perché mi accorgo che sto invecchiando e il tempo passa tanto velocemente. Se avessi avuto la loro età forse mi sarei divertito di più nel vedere il film? Questa è una domanda che continuerò a pormi fino a quando non mi metterò a letto.
Devo concludere questo recensione con qualche perla? Direi proprio di no, si sono fatte ormai le 3 del mattino e domani mi aspetta una lunga giornata di lavoro, ma volevo solamente dire la mia, come al solito, senza troppi giri di parole.
Il film è il classico American Pie, non è una cagata ma si lascia guardare, diciamo per una piacevole serata di relax con gli amici. Poi se vi prende male come ha fatto con me portandomi una tristezza interiore… sono cazzi vostri!

Postilla di Death, il cagacazzo
Visto che ormai mi sto specializzando in recensire i film senza averli visti, mi permetto di sprecare due paroline anche su questo.
Già, il film non l’ho visto perchè non me ne sbatteva un cazzo della solita operazione nostalgia. Stavolta non si parla di rivedere al cinema Stallone, Van Damme e soci, ma di spendere soldi per scenette pecorecce buone al massimo per una serata in TV. Non ho sentito assolutamente la necessità di chiudere un ciclo perchè per me il discorso poteva benissimo chiudersi negli anni ’90.
Starò diventando acido come il sangue di un Alien, ma va bene così. Il 1999 è stato una grande annata, ma erano 13 anni fa. Lo sa benissimo il cast intero.
I registi Hurwitz e Schlossberg hanno imposto alla produzione di avere il cast originale, altrimenti non avrebbero girato il film. Ma chi cazzo sono per permettersi di avere pure delle pretese?
Gli attori, dal canto loro, avrebbero accettato anche a costo della loro propria famiglia. Vi chiedete perchè?
Jason Biggs, protagonista del peggior Woody Allen degli ultimi 20 anni (in realtà è solo una frase ad effetto, Woody mi fa cagare a spruzzo sempre); Chris Klein, spaesato Charlie nel funesto sequel di Street Fighter; Alyson Hannigan, dopo Buffy il nulla; Sean William Scott, ha provato a fare il duro ne Il Monaco, fino a due mesi fa era succube dei cheeseburgers; Tara Reid, un tempo bomba sexy, combatte ora contro gli inestetismi della cellulite; Mena Suvari, in Edmond fa la troia, in Domino la rincoglionita, in Stuck la fanno a pezzi.
Devo aggiungere altro?

PRO
Per i nostalgici

CONTRO
La solita minestra

Chronicle

Posted: 17th May 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan, Michael Kelly, Ashley Hinshaw, Anna Wood, Joe Vaz, Roberts Matthew Dylan, Luke Tyler, Rudi Malcolm, Armand Aucamp
Regia: Josh Trank
Durata: 84 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Gran Bretagna, USA 2012

VOTO: ½

Pensavate di aver finito, ormai sazi, con i supereroi, vero?
E invece vi tocca anche il dessert coi supergiovani e la traballante telecamerina a mano, l’ideale per digerire.

Ci troviamo nella solita suburbia adolescente americana, quella che pensa solo al ballo di fine anno e a giocare a football, nonostante nei primi 5 minuti di film vengano citati a caso Schopenhauer e Jung, patetico tentativo di opporsi agli stereotipi inculcatici dai mille telefilm youngster.
Il protagonista è un nerd con problemi in famiglia che non ha altro di meglio da fare che filmare ogni istante della sua inutile esistenza e ciò che la circonda, infischiandosene di passare per uno stalker. Il suo unico tramite con la realtà concreta è il cugino, che è quasi più sfigato di lui se non fosse che fa il filo ad una blogger bionda, anch’essa col pallino delle riprese.

Durante un rave party, nonostante l’esubero di squinzie ingrifate e ubriache, i cugini vanno a fare un giro nella foresta assieme a un negro piuttosto popolare a scuola e trovano un buco nel terreno. Da perfetti pirla si addentrano nelle viscere della terra fino a trovare un qualcosa di misterioso e alieno che, dopo averli fatti strizzare un po’, li dota di mirabolanti poteri telecinetici.
Da quel momento in poi la vita per loro diventa uno spasso: si divertono a spostare i carrelli al supermercato, fare deragliare le macchine fuori strada e anche a rimediare un pò di pelo, benchè il più sfigato del gruppo, finalmente appartatosi con una redhead che “toglierebbe la cromatura anche al pomello del gancio del rimorchio“, si schizzi addosso dopo pochi secondi di “prima classe sukkia sukkia“.

I tre novelli superman si dilettano anche a svolazzare in giro, in barba agli integerrimi controlli del traffico aereo post 11/9, mettendo in crisi un paio di ignari Boeing.
Dopo aver assistito ad una specie di interminabile spin-off di American Pie con i superpoteri (non manca niente: la megafesta, il contest annuale, le marachelle tra amici), finalmente il nerd sclera e il film diventa catastrofico.
Peccato che manchino appena 20 minuti alla fine del film, sicchè non rimane molto tempo per stupirci con gli effetti speciali. Il nerd ce la mette tutta a far saltare in aria più palazzi possibile e fa anche le mossette alla Dragon Ball, come quando i Saiyan scatenavano la loro aura potentissima, mentre l’esercito resta a guardare anzichè piantargli un bel pallettone in mezzo al cranio. L’inevitabile conclusione è che a risolvere i conti, l’avrete intuito, sia il cugino buono e sempre più innamorato della blogger bionda che nel frattempo filma tutto con la sua videocamerina scrausa che però ha una resa HD da paura, perchè è quello che state vedendo su schermo.

Però, e odio ripetermi, tutto questo l’ho già visto…
La parola Akira vi accende un lumicino nel cervello? Se no, guardatevelo: non ve ne pentirete. È tipo il film d’animazione giapponese più figo di sempre e anche la prova che i giapponesi, quando vogliono fare le cose per bene, le fanno, a costo di mandare sull’orlo della nevrosi 1.300 disegnatori costretti a turnazioni h24. E la sensazione è che Max Landis (figlio di John) e Josh Trank Akira l’abbiano visto più e più volte… Sentir lodare questo film per la sua originalità mi manda dunque in bestia, anche se oramai ci vuole veramente poco. Perciò, accattatevi Akira e grisate Chronicle: una volta viste le scorribande di Tetsuo, quelle del nerd con la videocamerina vi sembreranno un cartone per bambini.

E ora basta sia coi cazzo di palazzi esplosi, sia con la mania del found footage!
Se dei superpoteri vi tange sega ma vi interessano i gggiovani, domani recensione di American Reunion.

PRO
Meglio di un calcio in culo

CONTRO
Akira

Battle Royale

Posted: 9th May 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Tatsuya Fujiwara, Aki Maeda, Taro Yamamoto, Kou Shibasaki, Masanobu Ando, Chiaki Kuriyama, Sosuke Takaoka, Takashi Tsukamoto, Eri Ishikawa, Sayaka Kamiya, Asami Kanai, Takayo Mimura
Regia: Kinji Fukasaku
Durata: 114 min.
Titolo originale: Batoru Rowaiaru
Produzione: Giappone 2000

VOTO:

Ovunque mi giri, sento parlare di Hunger Games.
Hunger Games qua, Hunger Games là. Film scandalo, dicono. Il nuovo fenomeno cinematografico, ciarlano. Sarà una trilogia, minacciano.
Io però tutta questa novità proprio non la vedo. Sarà che già dopo aver visto il trailer in sala, mesi addietro, fiutai la puzza di plagio e il tanfo stantio dell’operazione commerciale: io quella trama l’avevo già vista e sentita.

Torniamo allora indietro di dieci anni, quando ero ancora un teenager in odore di diploma. La mia passione per il cinema truculento mi portava a emanciparmi dalla massa, rincoglionita a suon di commedie americane, e a scovare su internet i film più sugosi d’oltremare, ancora inediti in Italia. Devo a quel periodo numerose mutande cagate (Ringu e Ju-On, prima che diventassero “trendy” e supersfruttati) e un preoccupante feticismo per il sangue (Ichi the Killer, Versus, o l’infame serie Guinea Pig). Ero quello che in gergo si definisce un “creep” e non a caso prediligevo i Radiohead piuttosto che Nelly.

Proprio in quel periodo vengo a conoscenza di Battle Royale, controverso film di Kinji Fukasaku tratto da un romanzo di Koushun Takami, che suscitò così tanto scandalo in Giappone da provocare persino un’interrogazione parlamentare (o almeno così dice Wikpedia).
La trama è tanto semplice quanto memorabile: in un futuro molto prossimo il Giappone (rinominato Repubblica della Grande Asia dell’Est) è sotto la più stretta dittatura totalitaria. Per raddrizzare la schiena alle nuove generazioni di molluschi viene varato il Millenium Educational Reform Act (anche BR Act), legge che ogni anno costringe una classe di 3° media, sorteggiata casualmente a livello nazionale, a prendere parte al “Programma”. Confinati in un isola completamente evacuata, 42 studenti (21 maschi e 21 femmine) devono trucidarsi l’un con l’altro finchè non prevarrà un solo superstite.
La fuga non è un opzione: al collo dei partecipanti c’è un tecnologico collare esplosivo pronto a far sborrare le cervella dal cranio dell’incauto studente sorpreso a sostare troppo a lungo in una zona off-limits.
Monitorati giorno e notte dall’esercito e motivati/sbeffeggiati dal grande timoniere Takeshi Kitano, professore bullizzato anelante vendetta, gli studenti affrontano la prova più grande della loro vita, mentre sulla terraferma i familiari attoniti ma anche i comuni cittadini ricevono gli aggiornamenti a mo’ di striscia giornaliera, un pò come quelle del Grande Fratello dopo il TG.

Inutile negarlo: i giapponesi, cinematograficamente parlando, hanno le palle d’acciaio. Apprezzo di loro la fervida fantasia e la totale mancanza di ritegno, sempre pronti a infarcire storie coraggiose di dettagli scabrosi, in culo alla morale comune. E così che si colpisce il pubblico, soprattutto uno studente di liceo che di punto in bianco si ritrova a fantasticare su un eventuale Programma coinvolgente la sua stessa classe. Cosa fareste al posto di Shuya e dei suoi compagni? Sareste pronti a sparare in faccia al vostro compagno di banco o tagliare la gola alla vostra fidanzatina pur di aver salva la pelle e ricevere l’encomio del leader maximo?

Guardo al presente e vedo Hunger Games. Noto una fotografia curata, pizzetti scolpiti in fantasie barocche e personaggi da circo, una protagonista caruccia e dei comprimari da cover di Vogue. C’è persino Lenny Kravitz e un budget infinitamente maggiore ma non fatico a immaginare uno svolgimento blando + un finale stucchevole. Dove sta il thrilling? Nel trailer odo molte urla, volti corrucciati ad ogni inquadratura e battute cariche di trasporto ma non scorgo lo stesso lirismo drammatico della testa di Yoshitoki che scoppia in un grottesco geyser di sangue.

Dove sta lo scandalo? Dove stanno le novità, le provocazioni? L’Implacabile Schwarzy già 25 anni fa mieteva vittime in diretta TV al Running Man, o ancora, in campo letterario, abbiamo già assistito all’apoteosi del cattivo gusto “realitysta” (non troppo distante dalla realtà) nell’Acido Solforico di Amélie Nothomb.
Io a vedere Hunger Games non ci vado. Ho mandato Sex Machine in avanscoperta, ve ne parlerà lui in tempi molto brevi.
Ma credo di non sbagliare se preferisco riguardarmi per l’ennesima volta la bomba atomica di Fukasaku, grisando ancora una volta l’ennesimo tormentone mediatico. Fidatevi di Death.

Qualora vi avessi incuriosito, sempre di Battle Royale esce nel 2003 il manga a cura dello stesso autore del libro e disegnato da Masayuki Taguchi: le ragazze hanno tutte le tette enormi e gli omicidi sono infinitamente più splatter: la cifra estrema dell’originale è esaltata allo spasimo. Io ne conservo gelosamente la collezione integrale, prima stampa italiana, edita dalla Play Press, Yuk yuk! I bimbiminkia invece si tengano i libracci di Suzanne Collins.

PRO
Estremo e sovversivo

CONTRO
Tirano più gli istant book

The Avengers

Posted: 4th May 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Samuel L. Jackson, Clark Gregg, Amanda Righetti, Gwyneth Paltrow
Regia: Joss Whedon
Durata: 140 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2012

VOTO: ½

Finalmente abbiamo visto The Avengers, con grande spiegamento di forze e con la bieca compiacenza di aver pagato un costo del biglietto irrisorio.
Se è vero che per ottemperare grandi responsabilità servono grandi poteri (non era proprio così, ma tant’è…), al dream team di supereroi Marvel rispondiamo con un équipe scelta di spregiudicati recensori, featuring il nuovo acquisto Karoni.
Questa recensione, diversa dalle altre esclusivamente per la particolarità dell’evento, è costituita dalle opinioni in combo di tutti questi sordidi figuri… cominciamo:

DEATH – Il nevrastenico
In concomitanza con l’uscita di Iron Man 2 espressi i miei timori sul progetto di fare un film sui Vendicatori, poichè avevo parecchie perplessità sul fatto che una tale joint-venture di super giullari potesse essere frullata a dovere in un unico film senza risultare indigesta. Il rischio carnevalata era altissimo ed ovviamente al kitsch non si sfugge. Ma dopo un inizio eccessivamente verboso, non appena la situazione comincia a degenerare in merda (come piace a me), il film ingrana la marcia giusta e stordisce lo spettatore con una raffica di CGI di qualità, esplosioni a pié sospinto, muscoli oleati, strizzatine d’occhio e gomitini ai fan più sfegatati. Sfortuna volle che i miei sensi ipersviluppati ancora una volta venissero messi a dura prova: al mio fianco ritrovavo un gruppetto di nerds che non hanno fatto altro che commentare a voce alta tutto il film, ora emozionandosi per quanto è figa Scarlet Johansson, ora per la spacconata del supercafone di turno. Io vi odio! Ma tutto sommato son riuscito a godermi lo spettacolo visuale al modico prezzo di una digrignata di denti.
Il problema di The Avengers, oltre al pubblico ineducato, è che per quanto la messa in scena sia potente e spettacolare la sceneggiatura può essere riassunta in una sola riga, ovvero
“Loki ruba il Tesseract ed evoca i Chitauri a fare casino sulla terra. Gli Avengers spaccano tutto e vincono”.
Inoltre la totale assenza di pathos (i nostri eroi sono praticamente invulnerabili e ai palazzi che collassano sotto i loro colpi nessuno presta importanza, inquilini esclusi, come fossero arredo scenico destinato al macero) danneggia gravemente l’impianto drammatico. Nel finale assistiamo ad una guerra dei mondi che potrebbe compromettere per sempre le sorti del pianeta terra, ma a noi spettatori non frega un cazzo, tutti impegnati a tifare per Hulk che prende a schiaffi gli alieni e a sorridere all’ironia birichina e un pò incosciente di Iron Man. Le scene d’azione sono da infogo totale, niente da recriminare, ma usciti dalla sala non rimane nient’altro che un pò di adrenalina residua. The Avengers è un enorme giocattolone, divertentissimo nell’immediato ma pur sempre un balocco: sconfitti i plasticosi Chitauri, non resta alla suprecricca che darsi un “high five” e andare tutti quanti a mangiare Kebab, la stessa sorte che spetta al pubblico più accondiscendente. Parliamoci chiaro. Non si pretende mica un Quarto Potere, Avengers tratta pur sempre di buffoni in calzamaglie ipertecnologiche che se le danno di santa ragione, e in questo senso è perfetto com’è. Un capolavoro del cazzo probabilmente, ma pur sempre un capolavoro nei suoi limiti specifici.
Io la mattina dopo la visione avevo già dimenticato quasi tutto il film, il che non è propriamente una buonissima cosa. Ma per distrarsi due orette e mezza è “il plus ultra“, ’nuff said.

Il Vendicatore che mi ha convinto di più: Hulk, perchè in fondo ci assomigliamo un casino. Non sono verde e così ipertrofico, ma mi esprimo volentieri a rutti e mi incazzo molto, molto facilmente.

PANZER GUDERIAN – Lo scettico
A me degli Avengers fregava poco che un cazzo, eppure sto qua a scrivere. Sono andato al cinema abdicando ad ogni sforzo intellettivo e mettendo in conto l’eventualità di addormentarmi. Solo il trash mi avrebbe tenuto sveglio sufficientemente per trarre la conclusione che i personaggi dei fumetti dovrebbero stare confinati nel loro habitat naturale: le edicole, così come i cani nelle gabbie di Green Hill. E invece si è fatto di tutto per gettarli in pasto alla massa degli homines videntes, incuranti di quell’elemento che più soffre dei tragici effetti da conversione: il costume da supereroe. Cap in borghese può fare il bello e cattivo tempo; è un figurino vintage che purtroppo perde buona parte del suo fascino quando indossa la maschera: il risultato estraniante della vestizione induce a pensare che sotto quel cappuccio stellato si celi la capoccia di Vinny di Jersey Shore, piuttosto che quella di Chris Evans. Ma l’oscar dell’orrido va assegnato di prepotenza alla coppia asgardiana Loki-Thor, che sembra riproporre il taglio clownesco dei mostroni dei Power Rangers, mentre per quanto riguarda il resto della squadra ci si è mantenuti sul sobrio. Occhio di Falco e la Vedova Nera si collocano in tale linea estetica, banalmente pellati in modelli fit per far risaltare curve e nervi scoperti. Le pesanti occhiaie vermiglie e i gonfi bicipiti madidi di sudore del primo inducono a pensare che, complice l’evocativo nome della compagna, lo spirito di sopravvivenza lo abbia costretto ad una indefessa pratica onanistica. Mi stupisco pertanto di come un uomo prossimo alla cecità possa eccellere nel tiro con l’arco… misteri dello S.H.I.E.L.D.! I misteri della Fede vengono invece scandagliati in maniera opportuna dall’unico Vendicatore a cui stringerei la mano: Cap. La sua ingenua retorica da war bonds e la sua camicia a quadri ne fanno un chiaro esponente valoriale di un conservatorismo retrò estraneo alla boria fracassona di un Tony Stark.

Il Vendicatore che mi ha convinto di più: Captain America, perchè tra tutte le puttanate proferite dai più e davanti allo squallido spettacolo delle divinità asgardiane, è lui a pronunciare l’unica battuta intelligente del film: “Esiste un solo Dio, e sicuramente non si veste così”.

SEX MACHINE – Il satiriasico
Potrei cominciare dicendo che ormai tutti questi supereroi mi hanno spaccato la minchia ma l’idea di vederli tutti assieme mi ha incuriosito, perchè in fondo dopo essermeli sorbiti in tutte le salse singolarmente è giusto chiudere un ciclo. Ecco dunque motivata la mia presenza in sala per The Avengers.
Dopo questa piccola parentesi parliamo subito di cose serie, del resto non mi chiamo Sex Machine per nulla! Parliamo dunque del personaggio di Vedova nera che a mio parere non è un supererore proprio per un cazzo, visto che se la sua abilità è quella di estorcere informazioni ai cattivoni infinocchiandoli con le parole e sparare giusto ogni tanto qualche colpo di pistola, allora chiamate anche me supereroe perchè riesco a centrare la tazza del cesso da ubriaco… mi aspetto da un momento all’altro la chiamata di Nick Fury…
L’unico vero potere della Vedova Nera – un ruolo che calza a pennello a quella gran gnocca di Scarlett Johansson – è quello di farmelo diventare duro ad ogni scena in cui mostra quel suo bel culo sodo celato solo da una striminzita tutina in pelle!
Un’altro aspetto del film che mi ha fatto riflettere dopo la visione del film è il personaggio di Gwyneth Paltrow, Pepper, l’assistente di Iron Man che nelle poche scene in cui compare se ne sta sempre mezza nuda, con shorts che ne esaltano le cosce e i piedi scalzi… forse un messaggio subliminale per tutti i feticisti? Chi lo sa! Non ci è data risposta ma il sospetto è forte.
Tirando le somme il film mi è piaciuto assai e non posso nascondere che durante gli scontri finali gioivo come un bambino per così tanti effetti speciali, quindi non posso che ritenermi soddisfatto!

Il Vendicatore che mi ha convinto di più: Hulk, perché tra tutte le varie interpretazioni dell’omone verde, col suo modo semplice di spaccare il culo ai nemici, credo che questa gli abbia finalmente reso onore.

KARONI – L’analitico
Guardo Thor precipitare dentro una gabbia di vetro indistruttibile e mi ricordo quando da bambino vidi la stessa scena in un preistorico fumetto animato in TV (quelli che trasmetteva “Super Gulp“). Sono passati molti anni da allora, ma finalmente viene fatta giustizia e Thor, Capitan America e compagnia bella possono comparire tutti insieme sul grande schermo in un film di serie A. Un kolossal di effetti speciali in cui dei pagliacci vestiti da carnevale pestano dei mostri alieni per le strade ed i grattacieli di New York. Niente di peggio per un amante del cinema impegnato. Niente di meglio per i fans della “Casa delle Idee” che chiuderanno certo un occhio (come Nick Fury) per i costumi da discount di Thor e di Loki e per la faccia da bamboccio di Cap quando indossa la maschera (serviva un attore più mascellato). Ma il dinamismo e la spettacolarità dei fumetti Marvel sono resi alla perfezione e questo fa perdonare tutto il resto.

Il Vendicatore che mi ha convinto di più: Hulk. La sua apparizione si fa attendere ma una volta scatenato il divertimento è assicurato.

PRO
Best of Marvel

CONTRO
Sotto la CG, poca sostanza