Hercules – Il Guerriero

Posted: 30th August 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Dwayne Johnson, Aksel Hennie, Rufus Sewell, Ian McShane, Joseph Fiennes, John Hurt, Rebecca Ferguson, Peter Mullan, Irina Shayk
Regia: Brett Rattner
Durata: 98 min.
Titolo originale: Hercules: The Thracian Wars
Produzione: USA 2014

VOTO: ½

È ancora Agosto ma io sono chiuso in casa, costretto a cagare acqua da una gastroenterite micidiale contratta chissà come. Sarebbe facile dare la colpa all’#ebola, top trend in questi ultimi giorni, ma io ritengo la visione di Hercules, proprio la sera prima del fattaccio, come la causa più probabile.

Non serve ricordare quanto io stimi The Rock.
È l’unico action man rimasto in circolazione con il fisico e il grugno giusto per interpretare i vecchi personaggi di una volta, quelli tutto muscoli e cattive maniere.
Chi meglio di lui, allora, per incarnare Hercules, semidio, manzo totale, un vero distruttore. Se accantoniamo la pelosa parentesi Kevin Sorbo, solo i più grossi hanno ricevuto l’onore e l’onere di vestire i sudati panni del figlio di Zeus.

E infatti il trailerone faceva sperare grandi cose, si vedeva Hercules tutto oleato che prendeva a calci in culo il leone di Nemea, tirare schiaffi all’Idra e urlare “IO SONO HERCULES” col bicipite gigante in contrazione.

Poi inizia il film e le 12 fatiche (anzi, solo un paio) vengono ridotte a un paio di veloci flashback. Son passati 10 minuti e conto già 25 battute ironiche fuori luogo, il tipo di umorismo che starebbe bene in bocca a Sorbo ma non a The Rock. Passa un’ora e non è ancora morto nessuno: abbondano al contrario i dialoghi, perdo il conto delle gag e comincio a fiutare uno strano olezzo di merda. Eppure la gastroenterite era l’ultimo dei miei pensieri.

FINE PRIMO TEMPO

Sento echeggiare tra i sedili del multisala appellattivi come “orrendo” e “da serie Z”.

Io mi limito a scorreggiare in silenzio.

INIZIO SECONDO TEMPO

Le mazzate! Hercules e la sua cricca di superamici (tra cui spicca Atalanta, la versione fitness di Nicole Kidman) si picchiano con un esercito di tatuati. Hercules tira un sacco di castagne, poi ingroppa una biga e mena randellate a destra e a manca. I tatuati scappano.

Mi ero dimenticato di dirvi che Hercules qui è un mercenario perché si è cagato il cazzo di fare il buono. E anche perché accusato di aver trucidato moglie e figli, ma sarebbe uno spoiler rivelarvelo.

Salta fuori un magheggione totale inutilissimo per il quale Hercules avrebbe combattuto per la fazione sbagliata. Si mormora pure che Hercules sarebbe solo un fessacchiotto divinizzato da un attenta strategia di marketing ma mortalissimo come l’ultimo degli stronzi su questa terra, nonostante il fisico gonfiato.
Una figuraccia totale, insomma.

Allora nel finale gli viene data occasione di riscatto, nella fattispecie esibendo il frutto di tanti sacrifici compiuti sotto il peso della ghisa. Perché prendere a calci in culo un leone potrà anche essere una cazzata, ma alzarsi alle 4 del mattino per il workout (e quello di Rocky non è certo Zumba…), ingollare per colazione quello che io generalmente mangerei durante tutto l’arco della giornata, presentarsi sul set e passare ore sotto il trucco per poi agitarsi come un forsennato agli ordini di Brett “fail” Rattner… beh, quella è una faticaccia.

Per cui, tanta merda sul film, veramente una delusione, salvo giusto qualche momento sul finale e due scene sparse qua e là.
Ma tanto onore a The Rock, ogni film più grosso e incazzato, nella speranza che si riscatti presto da questo passo falso, ingrani la giusta marcia in Fast & Furious 7 e perché no, magari una particina in Expendables 4

PRO
The Rock rulla…

CONTRO
…ma il film è una sola

Anarchia – La notte del giudizio

Posted: 30th July 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Frank Grillo, Michael K. Williams, Zach Gilford, Carmen Ejogo, Kiele Sanchez, Zoe Soul, Nicholas Gonzalez, Edwin Hodge, Amy Paffrath, Keith Stanfield
Regia: James DeMonaco
Durata: 104 min.
Titolo originale: The Purge: Anarchy
Produzione: USA 2014

VOTO: 

In una delle mie ormai sporadiche comparsate al cinema, mi ritrovo al fresco del multisala a vedere Anarchia, il sequel de La notte del giudizio.
Ricorderete che il primo film mi piacque abbastanza ma trovai la scelta di contenere la vicenda all’interno di quattro mura molto limitante, viste le premesse.
Anarchia cerca in un qualche modo di rimediare a quell'”errore” e sposta l’azione nelle strade, durante le terribili 12 ore di sfogo annuale.

Una coppietta di sfigati sbroda con la macchina che manca appena mezz’ora all’inizio della mattanza, guardacaso proprio nel quartiere più merdoso della città. Parallelamente a loro, due ebony sfuggono a un commando di assassini superorganizzati e un macho convinto di essere Punisher gironzola per le vie della città armato fino ai denti.
Non serve dirlo, i loro destini si incroceranno e bla bla bla, bang bang.

Nonostante il film sia proprio quello che bramai l’anno scorso, mi ritrovo a fine visione con un retrogusto amaro in bocca. Mi spiego meglio.
Il film è ganzo e distruttivo ma per buona parte non assistiamo ad altro che alla cricca di sopravvissuti che cerca di scampare agli assalti dei balordi, ed è tutto troppo standard per i miei gusti. Spari, esplosioni, urla, qualche schizzo di sangue, ma è roba vista allo sfinimento e la palpebra comincia a calare.

Il film recupera nei momenti più insospettabili, tipo un sorprendente regolamento di conti in famiglia o quando un vecchio bacucco si immola in cambio di cash per farsi triturare fino da una famiglia di ricconi armati di machete. Personalmente avrei spinto a manetta sugli aspetti grotteschi della vicenda, che vengono appena suggeriti o troncati troppo in fretta (come la cicciona predicatrice pazza con megafono e M16).
Anche la critica sociale – non che me ne fotta granché – è ridotta a un binario ricchi VS poveri troppo scontato. Anzi, nel finale c’è pure una rivelazione che va a sputtanare un momento cardine della sceneggiatura, ma non penso che nessun’altro, a parte me che sono cagacazzo, ci farà mai caso.

Siccome c’è la probabilità che il brand venga serializzato, auspico almeno tre cose.
1) Che la saga non raggiunga le numerazioni vertiginose di Saw o Venerdì 13;
2) Che nel prossimo episodio si decida di ESAGERARE a livello di gore e splatter;
3) Che il prossimo, inevitabile sequel non segua le gesta delle Resistenza (cioè dei rasta armati di mitra) ma che ci mostri il punto di vista degli aguzzini.

È tutto.

PRO
Tanto caos

CONTRO
Poca sostanza

Blob – Il fluido che uccide

Posted: 23rd June 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Kevin Dillon, Shawn Smith, Shawnee Smith, Jeffrey DeMunn, Donovan Leitch, Ricky Paull Goldin, Billy Beck, Candy Clark, Beau Billingslea, Art LaFleur
Regia: Chuck Russell
Durata: 95 min.
Titolo originale: The Blob
Produzione: USA 1988

VOTO: 

Estate fa rima con film dell’orrore e recensioni stringatissime.
Colto da nostalgia fulminante, ieri sera mi sono risparato Blob – Il fluido che uccide, un film che da ragazzino mi aveva terrorizzato maledettamente. Rivedendolo a distanza di oltre 20 anni mi son reso conto del perché.

Nonostante si tratti di un remake e la trama sia la più classica possibile, da B-movie totale, l’odissea della cingomma rosa gigante convince tutt’oggi, nonostante l’età, per due validi motivi.

1) Gli effetti artigianali spaccano il culo ai passeri in volo. Mi dispiace ribadirlo ulteriormente, ma la CGI ha solo rovinato il genere più bello del mondo. Mi immagino un remake dove il Blob è digitale e impressiona non più di un culo sfatto in riva al mare.
Il Blob prostetico invece è disgustoso e vibrante, un enorme crème caramel fragoloso che ingloba tutto e tutti, senza scampo.
E da qui arriviamo al punto 2) e cioè che The Blob è splatter a calci in culo! Sfido io che da piccolo per poco non ci rimanevo secco. Qui c’è gente squagliata ogni 5 minuti, corpi fusi e compressi, masticati come un chewing-gum umano, un trionfo di corporalità distorta che se la gioca col finalone di Society.

E poi c’è l’imprevedibilità del classico film che se ne sbatte delle logiche di mercato. Il figo della situazione infatti finisce liquefatto dopo appena 20 minuti, lasciando le sorti del film sulle spalle del tamarrissimo Kevin Dillon (fratello di Matt), in blue jeans e chiodo di pelle.

La scena meta? Il Blob che irrompe in un cinema dove si proietta un clone sfigato di Venerdì 13.

La scena WTF? Sono indeciso tra il barbone sciolto su una branda d’ospedale, il cameriere triturato nello scarico di un lavandino o il bambino cagacazzo disciolto nelle fogne.

Cioè, insomma, cult totale.

Dirige lo specialista Chuck Russell, già in cabina di regia per Nightmare 3 (forse il sequel più riuscito, se si esclude il New Nightmare di Craven), quella bombetta di The Mask e L’eliminatore con Schwarzy.
Un tipo degno di rispetto, insomma.

Piccola curiosità: nel ruolo di un dottore c’è anche Jack Nance, l’indimenticabile Eraserhead del film di Lynch.

PRO
Il trionfo del make-up artigianale

CONTRO
Spero non ne facciano mai un ulteriore remake

Godzilla (2014)

Posted: 16th May 2014 by Death in Recensioni
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Interpreti: Aaron Taylor-Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Juliette Binoche, Sally Hawkins, David Strathairn, Bryan Cranston, CJ Adams
Regia: Gareth Edwards
Durata: 123 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2014

VOTO: ½

Sono rari i film capaci di trascinarmi in sala alla premiére.
Uno di questi sarà senz’altro Expendables 3, l’altro è stato Godzilla ieri.
Non posso definirmi un vero esperto del lucertolone, ma è uno di quei personaggi che un bimbo cresciuto tra gli ’80 e i ’90 incorpora nel proprio DNA automaticamente, quindi ero piuttosto gasato all’idea di un film col budget esagerato americano ma con le intenzioni di rispettare le origini puramente nipponiche della saga.

E senza mezzi termini sentenzio che Godzilla 2014 è una figata clamorosa, roba che emana una potenza tale che in alcune scene a momenti non mi mettevo a piangere dall’esaltazione.

DISCLAIMER: Questa “recensione” contiene SPOILER ABBESTIA

La trama è sempre quella, l’uomo è una merda e fa le cazzate nucleari e giustamente emergono dalle profondità della terra dei mostri enormi e nervosissimi a ricordarci che sì, forse siamo la specie col cervello più performante, ma siamo anche dei microbi cagati al confronto delle bestie primordiali.

Se già scontrarsi con un orso non dev’essere proprio una passeggiata (sempre che si sopravviva), immaginate quando da una grotta nelle Filippine sorge un insettone alato alto 100 metri con gli occhi di fuoco e tanta voglia di fare casino.

Il leitmotiv del film è ultra-naturalista, anti-nuclearista e promuove un ideale di totale sottomissione agli antichi, o almeno questa è la mia interpretazione. Con tutta la buona volontà, trovandomi di fronte un sauro alto come un grattacielo e coi quadricipiti grossi come due reattori, difficilmente mi verrebbe da pensare alla mia esistenza come un diritto inoppugnabile, tuttalpiù mi prostrerei alle sue zampe venerandolo come il più poderoso degli dei e mendicando qualche ulteriore istante di vita.

In ogni caso, la razza umana è testarda e cerca in tutti i modi di cacciare dal globo questi colossi millenari per affermare la propria supremazia terrestre, AKA la presunzione più totale. Fortunatamente il film è abbastanza sagace da far sì che ogni contrattacco umano finisca irrimediabilmente in merda, perché, ripeto, è naturale che così sia.

Ancora più sagace nel tratteggiare le motivazioni dei mostri come puramente istintive e perciò legittimandole in senso assoluto. Certo, MUTO (acronimo di Massive Unidentified Terrestrial Organism) spacca parecchia roba, ma il suo fine ultimo è solo quello di trovare un nido confortevole per la prole, come farebbe ogni buon genitore, difendendola dagli attacchi ostili dei soldatini cagacazzo che continuano a tirargli missili contro.

E anche Godzilla, che si fa attendere parecchio ma quando entra in scena è un tripudio, non ricopre il ruolo di salvatore dell’umanità perché voglia a tutti i costi salvare il culo a noi miseri e patetici mortali, ma semplicemente perché è un predatore e i MUTO gli stanno sulle balle, tutto qui.

Lo scontro tra le due specie viene rimandato per tutto il film, stuzzicando a morte lo spettatore che vorrebbe il fracasso ma si becca l’introspezione dei personaggi, ma questo teasing stranamente funziona e accresce a dismisura il piacere nell’epilogo in cui le bestie si menano come pazzi tra le rovine di una città diroccata. La fatality + ruggito tipico godzillesco è roba da pelle d’oca e urla in stile hooligans.

Sono anche contento che Bryan Cranston muoia in fretta, perché io sono alternativo e Breaking Bad va troppo di moda, ergo mi sta sul cazzo. Fanboys, SVEGLIA! Cranston non è il miglior attore sulla faccia della terra!
Molto buono invece Taylor-Johnson, pompatissimo e convincente anche se affranto per quasi tutto il film (e vorrei vedè…).

Ma il più convincente è ovviamente Godzilla, finalmente fedele al look originale e splendidamente tridimensionalizzato in digitale come esigono gli standard attuali.
Scansato il rischio pupazzone, restava giusto il problema di gestire al meglio la sua comparsa e, come già detto, il film costruisce in maniera perfetta una tensione crescente che esplode nella fragorosa bagarre finale. Nel caso ve lo chiedeste, sì, Godzilla spara il suo famoso ruttone atomico (realizzato in maniera intelligente e tutt’altro che cartoonesca) in un’altra sequenza degna di cori da stadio.

E poi basta, non c’è altro da dire. Non aspettatevi una cafonata alla Pacific Rim (anche se, va detto, qualche stereotipo c’è pure qui) ma un monster movie bello teso, forse pure un po’ prolisso, ma con un climax ascendente da mutande croccanti.

PRO
The King of Monsters

CONTRO
Non ammetterò mai che Cranston sia bravo

amazingspiderman2Interpreti: Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx, Dane DeHaan, Campbell Scott, Embeth Davidtz, Colm Feore, Paul Giamatti, Sally Field, Felicity Jones
Regia: Marc Webb
Durata: 142 min.
Titolo originale: The Amazing Spider-Man 2
Produzione: USA 2014

VOTO: 

Tutti i miei haters si aspettano che distrugga The Amazing Spider-Man 2 per potermi denigrare e io non posso che accontentarli, trattengo la diarrea da troppo tempo per non scaricarla in una simile occasione.
Non che lo faccia per partito preso, ma Spider-merd 2 è brutto davvero.

Sarà che la faccia da schiaffi di Andrew Garfield mi provoca una colica sin dai primi minuti, ma quel poco di hype che avevo (dovuto perlopiù a un trailer montato in maniera egregia… ma ci torneremo dopo) svanisce nella convulsa sequenza iniziale, dove un Giamatti al limite della parodia, in tuta da ginnastica e accento russo da barzelletta, si fa infinocchiare da un dinoccolatissimo Uomo Ragno che fa lo splendido di fronte alla folla in adorazione.

Mesi e mesi di immagini promozionali ci rivelavano che Giamatti avrebbe interpretato Rhino, ma finisce incaprettato dopo appena 10 secondi. Boh!
Durante il breve scontro, Spidey salva Jamie Foxx che stava per ricevere un taxi in piena testa. Per inciso, la testa di Foxx ospita un orrendo riportone gellato perché i produttori vogliono farci credere che Jamie, nonostante la mascella cesellata e il fisico da toro, sia un povero nerd impacciato.

Casa sua è pure peggio: dopo il salvataggio, Jamie va in fissa con il ragno al punto tale da tappezzare le pareti di sue immagini e fotomontaggi di scarsa qualità, in una scenografia che esteticamente ricorda il covo de L’enigmista nell’orrido (ma a me piace) Batman Forever.
Jamie, vessato dai suoi superiori, viene mandato il giorno del suo compleanno a fare una manutenzione straordinaria nei paraggi di alcune vasche contenenti anguille elettriche mutanti. Ovviamente ci finisce dentro perché nessuno dei suoi colleghi se ne sbatte di lui, al punto tale da preferirlo morto piuttosto che dargli uno straccio di aiuto. Un comportamento esemplare per il quale nessuno, neanche l’azienda, sembra pagarne le conseguenze.

Jamie diventa così Electro, un grosso puffo capace di sparare fulmini e saette e ricaricarsi infilando le dita nelle prese di corrente.

Pandemonio a Times Square, ma neanche più di tanto. Electro fa scattare qualche salvavita e tira giù un paio di insegne luminose prima di essere ridotto all’impotenza da un semplice idrante. Spidey dà il cinque ai pompieri e si sciacqua dai coglioni perché ha appuntamento con la sua figa, Gwen.

Nonostante Peter sia superdotato e Gwen una discreta topa, l’idillo tra i due non va tanto bene perché lui ha continue visioni del padre di lei che lo guarda serissimo perché boh, forse gli aveva giurato di proteggerla e bla bla bla, insomma, la stessa manfrina di sempre.
I due allora si mollano e Spidey comincia a stalkerarla dall’alto dei palazzi, cercando di trattenere l’impulso di schizzare il suo getto viscoso sopra di lei (la ragnatela… che avevate capito?).

Viene introdotto Harry Osborn, un Dane DeHaan che se mi pettinassi io così mi prenderebbero per il culo fino alla morte.
Harry viene a sapere dal padre Norman, ormai morente, che la sua famiglia è funestata da una maledizione terribile che li fa diventare verdi e con le unghie lunghe. Giuro che non ricordo benissimo le origini del Goblin fumettoso, ma così su due piedi quella filmica mi sembra una soluzione di sceneggiatura piuttosto stronza e sbrigativa.

In realtà c’è tutta una sottotrama riguardo il siero mutante di babbo Parker, strane sperimentazioni sui topi e computeroni supernascosti che rimangono in standby per oltre 20 anni, ma ve la risparmio.
Fatto sta che Harry, per non schiattare verdognolo e onicogrifotico, si spara in vena il siero tutto matto senza neanche controllare che l’ago fosse sterile.
E indovinate un po’?
Esatto, diventa il Green Goblin, non prima di aver indossato una supertuta high-tech casualmente riposta a due passi da lui.
Bisogna precisare che la trasformazione di Harry consiste nell’aver assunto un colorito giallognolo, che rispetto al verdone del padre è un miglioramento non da poco, avere i capelli cotonati all’insù e sghignazzare a raffica come il Joker, da bravo plagio quale è.

Nel mentre, Peter scopre l’orrendo segreto dietro la sparizione del padre ma sembra sbattersene il cazzo, l’inquadratura dopo è a fare il buffone con Gwen all’Oxford University. E proprio nel momento in cui i due si giurano eterno amore capisci dove andrà a parare il film.
Combattimento finale, Spider-Man contro Electro in una centrale elettrica, gran spreco di effetti digitali e il supervillain, potenzialmente imbattibile, si fa fregare come un pirla. Morto Electro, diligentemente arriva Green Goblin, che ha aspettato in disparte il suo turno perché attaccare tutti insieme non è leale ed è anche un gran bordello da renderizzare al computer.

Colpaccione di scena finale che tutta la sala aveva annusato da mezz’ora in cui lo schizzo di Spider-Man impallidisce di fronte alle long distances di Peter North e il film prende un’improvvisa piega drammatica che stona dibbrutto rispetto al mood cialtronesco che la pellicola aveva tenuto fino a quel momento.

Prima dei titoli di coda (durante i quali è stato inspiegabilmente proiettato un teaser degli X-Men dove la mia dea Jennifer Lawrence fa la break dance in faccia a dei soldati) ritorna anche Giamatti che, dismessa la tuta Adidas, veste una corazzatissima armatura piena di missili e diventa Rhino, ma lo vedremo in azione nel sequel, se mai ci sarà.

Tirando le somme:

Ho cercato di scriverne il meno possibile, ma il film è quasi completamente incentrato sulla storia d’amore impossibile tra Peter e Gwen. Vi giuro che, nonostante ci siano ben tre villains disponibili, il loro ruolo è marginale al massimo e non combinano praticamente un cazzo, riducendosi a comparire di fila nel maldestro finale che, dopo 2 ore e passa di smancerie, cerca di infilare un po’ di azione fuori tempo massimo. In pratica – e qui mi riallaccio al discorso di prima – l’action è tutta nel trailer, non dico cazzate. Il resto sono paranoie, crisi di coppia, flashback brutti e qualche cazziatone di Zia May.

Webb si dimostra più pratico con le love story piuttosto che con le sequenze dinamiche che gli gira praticamente il computer. Il prologo del film, girato all’interno di un aereo con attori in carne e ossa, è infatti confuso al massimo, mentre le sequenze spettacolo paura sono interamente digitalizzate (almeno Raimi si sbatteva di fare qualche carrello volante per poi appiccicarci sotto lo sfondo o, viceversa, gli attori su campi girati in location).

L’orrido sottotitolo italiano non fa che peggiorare le cose, promettendo un nemico veramente poderoso, ma alla fine della pellicola non è chiaro quale sia il terribile potere di Electro.
Essere un burattino senza cervello nelle mani del Goblin? Avere un tema che sembra una musichetta da circo, solo un po’ più incazzosa (forse l’unica cosa che mi sia rimasta impressa)? Non combinare sostanzialmente un cazzo di veramente pericoloso per tutto il film? Farsi imprigionare da una squadra di soldati comunissimi e rimanere incatenato per quasi metà film?
Forse quello di non poter mostrare il cazzo blu, nonostante l’innegabile somiglianza con il Dottor Manhattan (plagio #2), e quindi dover calzare un’improbabile tutina attillata gentilmente offerta dalla Oscorp.

Se solo non mi fossi annoiato a morte durante la visione, probabilmente neanche mi sarei posto il problema.

PRO
Mi sono liberato l’intestino

CONTRO
Sceneggiatura disastrosa