Senza tregua 2

Posted: 28th September 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Scott Adkins, Robert Knepper, Rhona Mitra, Tamuera Morrison, Sean Keenan, Ann Truong, Adam Saunders, Troy Honeysett, Jamie Timony
Regia: Roel Reiné
Durata: 112 min.
Titolo originale: Hard Target 2
Produzione: USA 2016

VOTO: ½

Progetto un po’ particolare (e inaspettato), quello di rispolverare con un seguito l’ottimo Senza Tregua di John Woo, datato 1993. Un sequel a così tanti anni di distanza potrebbe rimarcare l’innegabile scarsità d’idee contemporanea, ma finché si producono ancora action con calci rotanti non ci si può lamentare, è tutto grasso che cola.

Più che di sequel, in realtà, si potrebbe tranquillamente parlare di remake, perché cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. No, non ci troviamo a New Orleans, il protagonista non è cajun e non ha il mullet lunghissimo e unto, ma anche se l’incipit è doverosamente variato, il succo del film rimane lo stesso.

Wes Bailor (Scott Adkins), noto sul ring come “il carceriere” (“jailor“, che fa rima n.d.), è un campione di MMA superforte che, nei primi minuti di pellicola, si deve scontrare a Las Vegas per il titolo mondiale. Polverizza di botte il suo contendente e, già che c’è, gli spezza il collo con un funambolico calcio volante.
Si scopre immediatamente dopo che i due lottatori, in realtà, erano amici fraterni. Wes è distrutto dal rimorso.
Certo, avrebbe dovuto pensarci prima di tempestare di calci pazzeschi il suo amicone, ma ormai la cagata è fatta.

Corroso dai sensi di colpa e allontanato dal circuito professionistico di serie A, Wes si ritrova in Thailandia a combattere sordidi incontri clandestini. Qui viene notato da Aldrich (Robert Knepper), procuratore squallidissimo che gli propone un ultimo grande incontro in Birmania, con una borsa in palio di mezzo milione di dollari.
La puzza di merda si fiuta lontano un miglio, ma Wes, a cui ormai frega meno che un cazzo, accetta.

Per sua sventura, si ritrova nel buco del culo del Myanmar, in una fitta foresta, inseguito da pittoreschi ricconi (c’è il nerd, il torero, il texano, la figa in latex…) in motoretta armati di balestra. Ebbene sì, l’incontro era solo una sonora presa per il culo, in realtà si tratta di una caccia all’uomo con le medesime modalità viste nel film di Van Damme.

Il film si articola dunque sul tentativo di fuga del nostro baldo protagonista, mentre questi laidi figuri cercano di fargli il culo in ogni modo possibile. Naturalmente, nonostante l’iniziale svantaggio, la situazione mutua in qualcosa di simile a Rambo, con i cacciatori che diventano gradualmente prede e finiscono scannati a colpi di machete o di calci in testa.

Senza Tregua 2 è un onestissimo film d’azione che peccherà anche nell’originalità del plot, ma si riscatta con un ritmo serratissimo e una cospicua quantità di combattimenti, esplosioni e tutte le belle cose divertenti che fanno felici gli action fan degli anni ’90.
Adkins non è Van Damme in quanto a carisma ma non è un problema; il buon Scott sta maturando come attore e anche se le giunture non sono più quelle di Undisputed 2, perché gli anni passano per tutti, rimane sempre capace di regalare brividi ipercinetici come, tra i tanti, due motociclisti disarcionati con un calcio in spaccata in volo e una resa dei conti improvvisata in un handicap match 5 contro 1 (tra i 5 spicca pura JeeJa Yanin con lo stesso taglio corto mostrato in Never Back Down 3).

Per i più feticisti, la cricca di aguzzini annovera tra le sue file anche Rhona Mitra (Doomsday) con top e pantaloni di pelle. Chissà che sudata.

La produzione, per un direct-to-video, è veramente eccellente. Ormai la qualità di questi prodotti destinati al circuito domestico sta raggiungendo degli standard veramente notevoli e il film non avrebbe sfigurato affatto, sul megaschermo di una multisala, soprattutto vista e considerata certa spazzatura uscita negli ultimi anni.
Roel Reiné, specialista del genere, non è John Woo – anche se prova a omaggiarlo girando una sua personalissima sequenza al ralenti con le colombe – ma dirige con grande mestiere e con buon senso tecnico coreografico. Nonostante la trama parrebbe dover escludere giocoforza scene di lotta (un calcio rotante non ha proprio la stessa potenza di un M16), con qualche stratagemma Reiné riesce a infilare almeno una decina di scontri one on one, permettendo ad Adkins di esprimersi al meglio e a noi di etichettare il film tra i martial arts flick sotto copertura.

A proposito di citazioni, ho sperato fino all’ultimo che Adkins riproponesse l’ormai leggendaria miscela di pistolettate e calci rotanti sfoggiata dal Van nell’originale, o almeno il suo stile di tiro anticonvenzionale con la pistola girata all’ingiù e il grilletto frullato con l’indice (alzi la mano chi non ha mai provato a emularlo, in sala giochi…), però no, pazienza.

Comunque consigliatissimo.

PRO
Più un remake che un sequel, ma con molte più botte e combattimenti

CONTRO
Niente mullet unto, niente canottiere, niente serpenti morsicati…

Disponibile su Amazon.it in DVD.

Kickboxer: Vengeance

Posted: 22nd September 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Alain Moussi, Dave Bautista, Gina Carano, George St-Pierre, Darren Shahlavim,  Sarah Malakul Lane, T. J. Storm
Regia: John Stockwell
Durata: 90 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2016

VOTO:

Per scrivere la recensione di Kickboxer: Vengeance non posso, NON DEVO far riferimento al Kickboxer originale del 1989.
Inutile girarci intorno. Certi film non andrebbero toccati, son perfetti così come sono e i gusti difficili dei teenagers americani, causa principale di tutti questi remake e reboot, possono anche andarsene affanculo.

Eppure, si tratta di un progetto che sulla carta pareva potesse avere qualche punto di forza.
In primis, rispolverare Van Damme come moderno Xian e fargli allenare lo stesso Kurt Sloane che, quasi 30 anni fa, sfoggiava la sua faccia e i suoi muscoli, un cortocircuito meta niente male.
Poi, riempire il resto del cast con giovani promesse delle arti marziali e picchiatori dalla fama ben consolidata, in modo da assicurare quantomeno una qualità dei combattimenti superiore alla norma.

Insomma, doveroso scetticismo a parte, mi sono avvicinato a questo film con le migliori intenzioni possibili, tenendo bene a mente – lo ribadisco – di non doverlo assolutamente mettere a confronto con l’intoccabile prototipo.

Vengeance cerca da subito, saggiamente, di differenziarsi.
Inizia in medias res, con dei toni quasi noir (!), e si articola attraverso una serie di sconnessi flashback per narrarci la storia che tutti già conosciamo. Tong Po (un enorme e zeppo di tattoo Dave Bautista) è il campione indiscusso della muay thai clandestina e sconfiggerlo assicura la vincita di parecchie migliaia di paperdollari thailandesi; proposta allettante, ma i suoi avversari finiscono irrimediabilmente massacrati.
Eric Sloane (il compianto Darren Shahlavi, tragicamente morto ad appena 42 anni), campione di Global Karate o una roba del genere, si sente in grado di farcela, ma finisce col collo spezzato sul ring. Così il fratello Kurt (Alain Moussi), contravvenendo ai ferrei ammonimenti della polizia locale, si rivolge a un santone locale delle arti marziali, il maestro Durand (Van Damme), per potersi vendicare di Tong Po in un incontro ufficiale.

Le prime sequenze colpiscono per l’interessante tentativo di cambiare setting, ma incredibilmente, nonostante le coreografie di lotta siano decenti, una regia incomprensibile e un montaggio ai limiti dell’amatoriale rendono gli scontri una vera pena per gli occhi, a dispetto dei validissimi nomi coinvolti: nel cast c’è anche George St-Pierre, e ci vuole una discreta dose di distorto talento, per farlo sfigurare in una scena di lotta.

Sbrigate le formalità narrative, si passa al fulcro del film, ovvero gli allenamenti sotto la severa egida di Durand.
Questa è la parte più corposa del film e anche la più riuscita. La regia migliora e il montaggio pure, Van Damme sprizza carisma tamarro da tutti i pori (anche se, inspiegabilmente, la sua performance è per buona parte doppiata da un volgare imitatore) e persino Moussi, a fronte di una personalità piuttosto debole, si riscatta grazie a un indiscutibile talento fisico e atletico. Oltre all’immancabile helicopter kick (qui in Italia “il 360”) che rese famoso il nostro belga preferito, si cimenta con buoni risultati anche in tecniche acrobatiche freestyle debitrici dell’insegnamento di Tony Jaa.

Immancabili le citazioni e gli omaggi, variati quanto basta per non scadere nella mera riproposizione passo passo.
Ci sono le noci di cocco, c’è la piccola palma, i tre calci a gamba tesa ad altezza crescente, persino la scazzottata nel peggiore bar di Bangkok (no, niente Van Dance, anche se…). Manca però la straordinaria colonna sonora di Paul Hertzog a contrappuntare il tutto, sostituita da una becera e fuori luogo (ma, temo, più affine ai gusti contemporanei) soundtrack commercialona e rap.

Alain Moussi Kickboxer Vengeance kick calcio

Vi ricorda niente?

Prima di avvicinarci al finale c’è spazio anche per un breve momento pseudo-poliziesco, dove Van Damme ha modo di esprimersi sia dal punto di vista marziale (non vedevo Jean-Claude tirare così tanti calci rotanti in un film da molto tempo, ed è sempre un grande spettacolo) che da quello comico, con la sua mimica facciale e le sue movenze un po’ clownesche che hanno contraddistinto il suo decorso professionale recente, quello più autoironico e metareferenziale (a proposito, graditissimo il cameo di Michel Qissi che, incrociando brevemente il Van, gli sibila minaccioso “Ehi, ti sei dimenticato di me?”).

Arriva il combattimento finale, anch’esso rivoluzionato nella forma e nello stile, con i dovuti rimandi al passato.
Bautista ha un’ottima presenza scenica, inutile negarlo; è grossissimo, sinistro e anche piuttosto abile nei marzialismi, nonostante la stazza da colosso. Durante un incontro fa ballare i pettorali a ritmo, mentre in sottofondo tuona un minaccioso tamburo tradizionale.
Purtroppo la resa dei conti manca di pathos, non ha quel favoloso crescendo emotivo che aveva l’originale – e qui, ahimé, non posso non pensare al passato, anche se non dovrei – e pure la conclusione, a dir poco truculenta, sembra contravvenire a quel codice etico che caratterizzava i film d’azione di un tempo. Il desiderio di vendetta, la vengeance come motore primordiale dei film di arti marziali, passava gradualmente in secondo piano con l’accresciuta consapevolezza di sé, acquisita tramite il ferreo allenamento. Il protagonista, illuminato non dalla meditazione ma dal superfisico forgiato con l’esercizio più strenuo, diventava superiore al bieco istinto primario e, dopo una severa ma giusta lezione, graziava il suo contendente, nonostante le imperdonabili malefatte da esso commesse. Qui, sfortunatamente, si scade incivilmente nella legge del taglione, senza alcun rimorso né ripercussione legale o morale, neanche da parte di Van Damme, che mi stupisce non si sia lamentato con il regista per una scelta così grossolana, visto anche il suo recente attivismo sociale e umanitario.

Kickboxer: Vengeance, a ogni modo, è un film pesantemente imperfetto ma tutto sommato gradevole.
Scorre abbastanza bene e merita la visione anche solo per poter ammirare Van Damme finalmente in grande spolvero, finalmente calciatore come ai vecchi tempi, finalmente investito del degno risalto. Sconta alcune gravi(ssime) pecche, sia di scrittura che di realizzazione tecnica, un protagonista decisamente anonimo e la mancata valorizzazione di nomi altisonanti (Bautista in primis, ma anche St-Pierre o Gina Carano, incomprensibilmente ridotta a mero comprimario). E, soprattutto, sconta il fatto di chiamarsi Kickboxer, di per sé un peccato mortale.

Fosse uscito direttamente in home video, avrei forse potuto valutarlo in maniera maggiormente positiva, sempre senza tenere conto che si tratta di un remake – continuo a ripeterlo allo sfinimento! Se il film si fosse chiamato Fighter’s Vendetta nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, almeno dal punto di vista concettuale -.
Perché altrimenti mi si obietterebbe di aver meglio valutato film oggettivamente inferiori come Six Bullets, e io non avrei proprio alcuna scusante. Ma siccome si tratta di una pellicola destinata al cinema, con un budget adeguato, sicuramente superiore ai soliti straight-to-video, e anche un tentativo di promozione abbastanza presente sui social, il voto va adeguato agli standard dei film per il cinema, non se ne scampa.

Per cui sentenzio in questo modo.
Kickboxer non andava rifatto. Che i produttori di Hollywood e dintorni se lo mettano in testa. I bei film di un tempo sono perfetti così. Preoccupatevi di rivalorizzarli con una re-release al cinema, o dedicandogli delle edizioni home video da collezione, ma lasciate perdere questa assurda mania dei remake. Paragonato al prototipo, Vengeance scompare sotto ogni punto di vista.

MA.

Io con Van Damme ci sono cresciuto ed è sempre un piacere, per me, vederlo in azione.
E in Kickboxer: Vengeance, di azione, ce n’è parecchia. Calci rotanti a tutto andare, il Van che fa lo splendido perennemente in canotta e con gli occhiali da sole, un paio di scontri dedicati girati finalmente in maniera decente e non con le scattose tecniche da DTV. Pazienza se Kurt Sloane è Van Damme, ma qui Van Damme è un altro.
Qualcuno potrebbe reputarlo un sacrilegio, una marchetta, la star decaduta che si svende per tentare un improbabile ritorno di popolarità. Forse averebbe ragione, ma chi sono io per dirlo?
Io sono un appassionato qualsiasi che vomita i suoi pensieri su uno scalcinato blog che non legge quasi nessuno, a parte qualche fedelissimo lettore. Generalmente, questi lettori affezionatissimi la pensano come me.
Allora, se di me continuate a fidarvi, accettate questa mia critica spassionata, che sintetizzo in una breve, schiettissima riga: il film non regge, ma Van Damme vale sempre la pena.

Fatemi sapere.

PRO
Van Damme finalmente in grande spolvero

CONTRO
Kickboxer non si tocca

Hollywood Doping – Speciale Justice League

Posted: 13th September 2016 by Death in Dossier

hollywooddopingjusticeleague3

A un anno di distanza dal dossier Hollywood Doping, il più completo speciale sulle trasformazioni fisiche degli attori hollywoodiani, ho deciso di rilasciare questa appendice per colmare qualche lacuna e trattare alcuni dei fisici più sorprendenti e chiacchierati dell’ultimissimo periodo.
In concomitanza con le riprese del film dedicato alla Justice League, diretto da Zack Snyder e basato sull’universo supereroistico DC Comics, andremo a parlare delle body transformations che hanno reso attori solitamente poco inclini alla prestanza fisica dei veri e propri supereroi muscolari.
Trasformazioni naturali o intervento farmacologico? Come sempre, questi dossier sono basati su personalissime supposizioni in base alle evidenze disponibili, quindi non si tratta di sentenze dal tono accusatorio né di condanne verso qualcuno.
Come sempre, la verità la sanno solo gli attori e i loro trainer…

BEN AFFLECK
Interpreta: Bruce Wayne/Batman
Altezza: 1.92 m
Peso: 98 kg
Rapporto HP: +6
Una delle sequenze di Batman v Superman che più ha colpito l’immaginario collettivo è quella in cui Bruce Wayne esegue un micidiale workout coi pesi per prepararsi allo scontro con il semidio di Krypton. Il Batman di Affleck ha una stazza impressionante e, in quanto a volumi, ricorda quello massiccio di Frank Miller, ma sappiamo che gran parte del merito va al costume pompatissimo. Ben ha sicuramente messo su un bel po’ di massa muscolare per prepararsi al ruolo, e la scena di allenamento lo dimostra. Ma è anche evidente quanto i suoi muscoli siano poco qualitativi e abbiano una definizione non proprio eccellente – esclusi gli addominali nel breve stacco sulle trazioni alla sbarra -, benché la ex-moglie Jennifer Garner vantasse, in un’intervista, un’improbabile bodyfat al 6%.
Il fisico di Affleck è perfettamente ottenibile in maniera naturale; Ben è molto alto e un po’ di bulking pesante lo fa subito stazzare come un armadio a due ante, ma, come detto, la mancanza di definizione e svenaggi alieni mi fanno pensare a un fisico natural piuttosto che a uno enhanced.

Affleck ha un fisico massiccio ma manca di definizioni innaturali.

Affleck ha un fisico massiccio ma manca di definizioni innaturali.

HENRY CAVILL
Interpreta: Clark Kent/Superman
Altezza: 1.85 m
Peso: 92 kg
Rapporto HP: +7
Cavill è stato subito additato come bombato quando, in concomitanza con la lavorazione di Man of Steel, erano state rilasciate delle foto scattate sul set che lo ritraevano a petto nudo, pompatissimo e villoso, mentre espandeva dei dorsali spaventosi. Cavill già in Immortals (2011) aveva mostrato un bel fisico atletico e molto definito ma privo di masse importanti; per il reboot di Superman firmato da Zack Snyder aveva messo su un bel po’ di muscoli ma, a un’analisi più attenta, si trattava di massa “sporca”: definizione scarsa, tiraggio assente. Anche in Batman v Superman, nella breve scena a petto nudo, non si notano bodyfat sospette; inoltre, online sono presenti alcuni video workout dove Cavill mostra il suo regime di allenamento, che è tutto fuorché basilare: stacchi da terra, alzate pesanti, allenamento funzionale con grossi carichi. Proprio qualche giorno fa, Cavill è stato paparazzato in spiaggia a Miami dove mostra un fisico enorme, in massa pesante, con muscoli pienissimi ma senza la minima definizione. Abbiamo capito che, insomma, il grosso sul set lo fa il costume.
Senz’altro il buon Henry si è fatto un mazzo tanto per prepararsi, e considerato che la sua crescita è avvenuta nel giro di qualche anno e non in tempi record, unita a un bulking sporco e non a tiraggi disumani, nonostante il ruolo extraterrestre, mi sbilancerei maggiormente sulla sua naturalità.

Cavill è in bulking spinto ma, come Affleck, anche lui non presenta definizioni sospette.

Cavill è in bulking spinto ma, come Affleck, anche lui non presenta definizioni sospette.

EZRA MILLER
Interpreta: Barry Allen/The Flash
Altezza: 1.82 m
Peso: 72 cm
Rapporto HP: -10
Ezra Miller è un attore molto giovane, noto più per i suoi ruoli sbarazzini che per una particolare prestanza fisica. Notoriamente di corporatura molto esile, dalle foto della première di Batman v Superman si evince che il ragazzo si è sottoposto certamente a una dieta finalizzata all’aumento di peso, perché ha mostrato un collo più robusto e, soprattutto, delle gambe più tornite, anche se non è possibile valutarne in maniera accurata il fisico, interamente vestito. Stando alle dichiarazioni dei produttori, Flash avrà un fisico scolpito ma non massoso, molto shredded ma privo di volumi degni di nota.
Immagino che non ci sia altro da aggiungere, non ci sono le basi per sospettare niente, nel caso di Miller.

JASON MOMOA
Interpreta: Arthur Curry/Aquaman
Altezza: 1.93 m
Peso: 114 kg
Rapporto HP: +21
Momoa è una bestia, inutile girarci intorno. Dapprima deriso per aver osato profanare il ruolo che fu di Schwarzenegger, nel reboot di Conan The Barbarian, il ragazzo ha saputo tenere un basso profilo in preparazione per il ruolo di Aquaman che certamente lo lancerà alle stelle, da un punto di vista mediatico. Stazza imponente e con una muscolatura spaventosa, qualche tempo fa sono stati pubblicati su internet alcuni video tratti dalle sessioni di allenamento in preparazione alla Justice League. Momoa si allena con una foga veramente paurosa, tanto da essersi guadagnato il plauso di Lou Ferrigno in persona. Con un peso stimato di 114 kg, eseguire trazioni alla sbarra con sovraccarico da 40 kg è qualcosa di veramente bestiale, e i risultati si vedono. Privo di pump, Jason ha masse molto grosse ma non eccessivamente definite, all’apparenza quasi “morbide”, ma da pompato emerge una qualità muscolare veramente spaventosa.
Momoa è sicuramente predisposto dal punto di vista genetico; è naturalmente grosso e portato a sviluppare un fisico imponente, ma una qualità muscolare simile, su un soggetto che non si allena a livello professionistico ma in maniera a suo dire istintiva (anche se seguito da fior fior di preparatori), potrebbe essere quantomeno sospetta.

Momoa ha volumi massicci e una definizione paurosa, se contestualizzata alle sue misure.

Momoa ha volumi massicci e una definizione paurosa, se contestualizzata alle sue misure.

RAY FISHER
Interpreta: Victor Stone/Cyborg
Altezza: 1.95 m
Peso: 96 kg
Rapporto HP: +1
Ray Fisher è un attore pressoché sconosciuto. Con un grosso curriculum teatrale, è stato scelto un po’ a sorpresa per interpretare Cyborg, supereroe minore che, proprio per questo, probabilmente non avrà neanche un proprio film dedicato. Fisher sembra un ragazzone bello grosso ma non ha ancora avuto modo di mostrare il proprio fisico. In un video pubblicato su Instagram, lo vediamo eseguire uno stacco da terra con quasi due quintali, impresa decisamente notevole per un attore e non per un atleta professionista, ma allo stato attuale delle cose direi che non ci sono elementi sufficienti per azzardare un responso. Attendiamo le prime foto a petto nudo.

JOE MANGANIELLO
Interpreta: Slade Wilson/Deathstroke
Altezza: 1.96 m
Peso: 107 kg
Rapporto HP: +11
Manganiello è l’ultimo arrivo nel cast e interpreterà Deathstroke, pericolosissimo nemico di Batman, nel film stand-alone dedicato all’uomo pipistrello diretto da Ben Affleck, anche se si mormora di una sua comparsata nel film della Justice League. Alcuni di voi ricorderanno Manganiello nel ruolo di Flash Thompson in Spider-Man di Raimi (2002), oppure a culo fuori e pieno di olio in Magic MikeMagic Mike XXL. La sua filmografia non è propriamente esaltante, ma uno dei motivi del successo di Joe è proprio il suo fisico pazzesco che, ci scommetto, verrà esaltato a dismisura in preparazione ai prossimi film.
Manganiello, che si sta già allenando duramente, come dimostrano alcune foto workout recenti, ha volumi e qualità decisamente sospetti per un naturale. Il rapporto HP così alto, unito a una definizione statuaria e a una qualità muscolare eccellente, fa pensare più a un light bomber che a un bulker sporco come Affleck o Cavill.

Manganiello: volumi e definizione. Troppo qualitativo?

Manganiello: volumi e definizione. Troppo qualitativo?

GAL GADOT
Interpreta: Diana Prince/Wonder Woman
Altezza: 1.78 m
Peso: 65 kg
Rapporto HP: -13
Per amor di completezza, includo anche Gal Gadot, anche se c’è ben poco da sospettare. Gal è sempre stata criticata, come scelta per interpretare l’amazzone più famosa dei comics. Di corporatura molto esile, la Gadot non riuscì a impressionare le masse neanche quando in Fast & Furious 5 le venne chiesto di sculettare in bikini per la telecamera, perché il suo culo non era grosso come quello delle mamasitas che impazzano nei video di MTV. Anziché deprimersi per le critiche ricevute, Gal si è messa d’impegno e ha cominciato a dedicarsi al fitness, pubblicando spesso aggiornamenti dei suoi allenamenti sui suoi profili social.
Il risultato è sotto l’occhio di tutti: pur non avendo ancora raggiunto masse importanti degne di un’amazzone, la Gadot ha sviluppato un bel fisico fitness che combina prestanza fisica e femminilità, rivelandosi una delle sorprese di Batman v Superman. E siccome, a giudicare dall’analisi dei social, il suo regime d’allenamento è tutt’altro che concluso, possiamo solo ipotizzare che il suo fisico sarà destinato a migliorare ulteriormente. Brava Gal!

Il culo di Gal Gadot non ha convinto gli appassionati: ecco perché l'attrice ci ha dato dentro con il fitness.

Il culo di Gal Gadot non ha convinto gli appassionati: ecco perché l’attrice ci ha dato dentro con il fitness.

Il film sulla Justice League sarà diretto da Zack Snyder e uscirà il 17 Novembre 2017.

Come precedentemente specificato, queste sono le mie considerazioni personali a riguardo delle trasformazioni corporee delle star, frutto di ipotesi e di elucubrazioni pseudoscientifiche, e come tali non possono essere assolutamente elevate a verità assoluta. Se le star di Hollywood facciano uso di steroidi o meno, esclusi casi conclamati  o ammissioni più o meno velate degli attori stessi , lo sanno solo loro e i loro personal trainer.

 

8mm – Delitto a luci rosse

Posted: 8th September 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Nicolas Cage, James Gandolfini, Joaquin Phoenix, Peter Stormare, Anthony Heald, Chris Bauer, Catherine Keener, Myra Carter, Amy Morton
Regia: Joel Schumacher
Durata: 124 min.
Titolo originale: 8mm
Produzione: Germania, USA 1999

VOTO: ½

8mm – Delitto a luci rosse (da non confondere con Omicidio a luci rosse, di De Palma) è uno dei primissimi casi in cui cominciai a dubitare della critica cinematografica specializzata. Ricordo molto bene, le recensioni dell’epoca. Su una delle principali riviste di cinema italiane, venne recensito con toni veramente catastrofici e valutato in maniera veramente esigua. Eppure la trama sembrava gagliarda, e anche i nomi coinvolti nel progetto non erano certo di serie C.

La storia vede Tom Welles (Nicolas Cage), investigatore privato da quattro soldi, venire ingaggiato da una vecchia e ricchissima novella vedova. La donna, moglie di un magnate, ha rinvenuto nella cassaforte del marito un filmino molto più che zozzo: quello che sembrava iniziare come un semplice porno amatoriale culmina in realtà in una spirale di violenza splatter tragicamente realistica. Tom viene quindi incaricato di scoprire se il filmino in questione, registrato appunto su pellicola 8mm, sia uno dei famigerati snuff movie, leggendarie produzioni criminali dove la gente viene ammazzata per davvero.

Tom inizia così una ricerca ossessiva nei bassifondi delle principali città americane – Miami, New York -, spaziando negli ambienti underground del porno più clandestino, accompagnato da un cicerone d’eccezione: Max California (Joaquin Phoenix), strampalato commesso di un sexy shop.

L’argomento, specie perché trattato nell’era pre-internet, o quantomeno quando la sua diffusione non era massiva come ai giorni nostri, era maledetto, carico di quel fascino morboso che da sempre attrae gli amanti dell’horror e delle tinte forti. Uno dei principali motivi per cui rimasi così fascinato dal film, all’epoca, era il mitologico divieto ai minori di 18 anni (attualmente declassato ai 14) che campeggiava sul retro della custodia della VHS.
La lunga discesa all’inferno di Tom è un calvario che lo spettatore è costretto a patire in simbiosi, perché la messa in scena è solida, incredibilmente sordida e capace di regalare dei brividi di repulsione nei suoi momenti più efferati.
Lo snuff movie da cui parte la vicenda è veramente disturbante, pur non essendo eccessivamente grafico, anche se la reazione sopra le righe del “buon” Nicolas che strabuzza gli occhi durante la prima visione fa effettivamente sorridere  e allenta la tensione di una sequenza altrimenti quasi insostenibile.

Nonostante la performance non proprio sopraffina, Cage è perfetto per la parte.
Incarna il prototipo del padre di famiglia bonaccione e zeppo di buoni valori, abbastanza eroico per sporcarsi le mani con la merda ma altrettanto stupido da andare a pestare i piedi all’uomo sbagliato, nello specifico Dino Velvet (un incredibile Peter Stormare), vero e proprio artista del porno più estremo con velleità affini più a Wharol che a Siffredi.

Forse qualche dinamica nello svolgimento degli eventi appare un po’ forzata, come l’abusato stratagemma dell’indizio rinvenuto tramite zoom digitale del dettaglio più recondito nella pellicola, o il ritrovamento di un diario gonfio di info utili nello sciacquone del cesso, eppure, nonostante le 2 ore di durata, il film tiene botta fino alla fine senza mai un momento di stanca (anzi, certe scene sono una vera e propria cannonata… ricordiamo quella a ritmo di Come to Daddy di Aphex Twin) e culmina in un epilogo veramente liberatorio, croce e delizia del film.

Perché immagino sia stato proprio il finale, ad aver scatenato le critiche più inferocite dei recensori dell’epoca. Cage, l’avrete intuito, viene esasperato al punto tale da doversi fare giustizia da solo, senza estremismi alla Giustiziere della notte, per carità, tutto piuttosto realistico e credibile, ma è il concetto stesso di punire la violenza con la violenza che, probabilmente, sarà apparso troppo reazionario per i palati fini di chi probabilmente è troppo pieno di sé per cercare di empatizzare con una situazione che le persone comuni non potrebbero mai essere in grado di sopportare.

La morale mi imporrebbe di essere d’accordo con chi questo genere di vendetta la ripudia, ma è altresì vero che, pur sforzandomi, non riesco a trovare nessuna pecca nel pragmatico ragionamento del Tenente Cobretti, sputato in risposta all’ipocrita giornalista che lo accusava di modi troppo brutali.

La violenza è una merda, una vera merda. Ma di fronte al marcio più fetente della società, quello che origina dall’opulenza più sfrenata e dalla totale mancanza di rispetto per la vita umana, quello che, insomma, 8mm riesce con gran mestiere a evidenziare, non vedo altra soluzione sensata se non la repressione forzata con il pugno di ferro.

E pazienza se sarò impopolare, pazienza se non sarò politically correct.
Del resto, quando mai lo sono stato?

PRO
Solido e sordido

CONTRO
Cage non proprio al top

Disponibile su Amazon.it in DVD Import.

American Ultra

Posted: 5th September 2016 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Kristen Stewart, Jesse Eisenberg, Walton Goggins, Connie Britton, Topher Grace, Tony Hale, John Leguizamo, Bill Pullman, Teri Wyble
Regia: Nima Nourizadeh
Durata: 99 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2015

VOTO:

Mike è il tipico giovinotto sfigato da provincia americana decadente. Gestisce un market perennemente deserto, indugia spesso e volentieri nell’uso di droghe e sogna di diventare un affermato fumettista disegnando le avventure di Apollo Ape, un gorilla spaziale ancora più sfigato di lui.
A modo suo, però, Mike è felice. Convive con la sua fidanzata Phoebe e sogna di sposarla, nonostante non abbia il becco di un quattrino e soffra di gravi crisi di panico che gli impediscono di sgabbiare dallo squallore della suburbe. Non può garantirle alcun futuro, ma il suo sentimento pare genuino e innocente, sicché la ragazza ricambia. Aww.

A interrompere l’idillio ci pensa un’agente governativo che, alla cassa del market, bisbigliando delle frasi apparentemente insensate, attiva il progetto “ULTRA”. Salta fuori che Mike è in realtà una specie di supersoldato fortissimo che boh, non ho capito bene né come né perché, ma pare esser stato programmato per fare il culo a chiunque gli si pari davanti. Mike disintegra due scagnozzi incaricati di prelevarlo e comincia così una caccia all’uomo piena di sparatorie, esplosioni, morti ammazzati e… momenti morti.

Sì, perché a un prologo intrigante e perfettamente ritmato allo scanzonato tempo dei videoclip più trendy, segue una parte centrale che è un vero legno nei coglioni. Partono gli spiegoni, i racconti, i flashback; il ritmo precipita vertiginosamente e l’ironia che caratterizzava la prima mezz’ora viene rimpiazzata da un pesante tentativo di fare i seri, con un intrigo alla Jason Bourne che mal si addice a una pellicola partita con altre premesse.

Jesse Eisenberg è pure convincente, a fare lo sfigo che si ritrova suo malgrado a spaccare i culi, e persino l’interpretazione di Kristen Stewart, altrove espressiva come un comodino (ricordate?), è tanto intensa quanto delicata, ma è la sceneggiatura a non premiare lo sforzo degli attori. Max Landis, il peracottaro a cui si deve il plagio di Chronicle e quell’altra mezza cagata di Victor Frankenstein, nonostante le inevitabili raccomandazioni di paparino John, forse dovrebbe cambiare mestiere, o quantomeno la gente dovrebbe svegliarsi ed evitare di acclamare a guru persone prive di talento o più semplicemente mediocri. Tutto questo clamore attorno a lui mi ricorda l’exploit di un’altra mediocre eccellente, Diablo Cody, fortunatamente sparita nel nulla.

Lo script, insomma, non sa dove andare a parare. È altalenante, alterna leggerezza a pesantezze insostenibili e immancabilmente l’attenzione dello spettatore va a farsi benedire. A poco serve la presenza di un tatuatissimo John Leguizamo, zeppo di stramberie e dotato di una spettacolare palestra casalinga al neon, o il “fascino” inquietante di Walton Goggins, che interpreta un killer con la ridarella. Pensate un po’ che alla fine sbuca persino fuori Bill Pullman, redivivo, ma ormai stai pensando ad altro, tipo che il caldo infernale di questi giorni mi fa puzzare le ascelle in maniera indecente.

Comunque, nel finale il film si ricorda di essere pop e riattacca con le battutine simpatiche e le sequenze action badass cool OMG troppo gggiovane, sicché l’interesse si rialza un pochino ma ormai è troppo tardi, e nonostante i titoli di coda siano animati in maniera simpatica (Apollo Ape si anima e fa a pezzi un bel po’ di scagnozzi cartoon) rimane l’amaro in bocca per la buona occasione sprecata.

L’unico momento veramente pregno, quello che mi è rimasto a fine visione e probabilmente perdurerà nel mio cuore, è quando Mike, strafatto di erba e sognante, azzarda un parallelismo improbabile tra la sua esistenza e quella di un albero sul quale è andata a schiantarsi una macchina, il genere di ragionamento che farei io nei miei momenti peggiori. Empatia al massimo per Max e per il suo interprete Eisenberg, quindi, ma scarsa considerazione per Max Landis e le sue sceneggiature finto-fighette men che modeste.

PRO
Personaggi a modo loro adorabili

CONTRO
Sceneggiatura confusa e priva di mordente

Disponibile su Amazon.it in DVD e Blu-ray.