Fast & Furious 7

Posted: 10th April 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Ludacris, Jordana Brewster, Djimon Hounsou, Jason Statham, Tony Jaa
Regia: James Wan
Durata: 140 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2015

VOTO: 

Con addosso un hype spropositato, mi ritrovo improvvisamente catapultato al multisala a vedere Fast and Furious 7. La sala è gremita e io ho un posto di merda.
Sono laterale e incredibilmente vicino allo schermo, la mia testa è iperestesa e contrasto la prospettiva sedendomi di sbieco sul sedile, tutto storto.
Gli occhi bruciano sin dai primi trailer, ma stoicamente resisto.
Sono convinto che ne varrà la pena.

Ed effettivamente il prologo sembra confermare il mio auspicio.
Statham apre il film con tutto il suo carisma, il suo grugno minaccioso e un centinaio di morti ammazzati.
Come visto nell’esaltante finale del precedente capitolo, Jason fa Deckard Shaw, fratellino molto vendicativo del villain Owen, che maledice a morte Toretto e co.

La trama non è nulla di rivoluzionario rispetto agli scorsi episodi.
Statham fa saltare la casa di Toretto e quest’ultimo gli vuole (giustamente) smontare la faccia a cazzotti.
Per fare ciò collabora con Kurt Russell, agente speciale piacione, che gli commissiona i soliti lavoretti da risolvere a suon di bolidi truccati ed evoluzioni rocambolesche.

Insomma, sempre la solita, pirotecnica solfa, godibilissima per carità, ma il mio hype sembra scemare una volta appurato che la sostanza, in fondo, non cambia poi tanto. La minestra, per quanto buona, dopo un po’ prende al cazzo.

Con questo non voglio dire che F&F7 sia un brutto film, tutt’altro.
È un action assai cazzuto, con almeno un paio di sequenze action da antologia, il solito ritmo indiavolato e tutto il corollario di macchine custom per i segaioli del tuning. Del resto, è da Fast 5 che la saga si mantiene su ottimi standard, iperbolici quanto volete, ma eccellenti per il genere.
Quindi, le uniche vere attrative di questo nuovo capitolo rimangono Statham supercattivo, di cui parlerò subito, e James Wan in regia, di cui parlerò dopo.

Allora, Statham bomba, nulla da dire. Avevo paura che la sua presenza fosse limitata a un paio di sequenze, invece è parecchio presente e molto disposto a fare a botte. Con un carisma smisurato, secondo forse solo a The Rock, ruba la scena a tutti quanti, sia che si tratti di pronunciare qualche battuta badass col suo sorrisetto beffardo, sia che si tratti di tirare calci rotanti o sprangate. Sotto questo punto di vista non c’è nulla da recriminare. Il cliffhanger pazzesco su cui si chiudeva Furious 6 ci aveva messo addosso un’esaltazione e un attesa insopportabili, ma siamo stati ripagati più che degnamente. Finalmente Jason ha nuovamente spazio in un film AAA capace di fare sfracelli al botteghino.

Il resto del cast è ok. Vin Diesel è sempre grosso e smanicato, anche se ormai fa un po’ tenerezza. Sta invecchiando e le sue masse non appaiono più impressionanti come quando io ero al liceo. Nonostante tutto, in questo capitolo torna a essere il vero protagonista, con più spazio in scena rispetto a chiunque altro. Se vogliamo, è giusto così. Inoltre, è così idolo da sposarsi in canottiera (no spoiler), e per questo ha tutta la mia ammirazione.
Il resto della gang fa il minimo sindacale. Tra i tanti spicca Tyrese, il negro simpa della compagnia, al quale sono riservati i siparietti comici, spesso molto divertenti. Ludacris sfoggia un insospettabile petto bomba e si unisce alla crew una afro hacker dal sexy culo (subito apprezzato da Tyrese, obviously).
C’è anche un cameo di Lucas Black, il gonzo di Tokyo Drift. A un certo punto i due film si intrecciano in maniera piuttosto riuscita, riordinando finalmente la continuità della serie, anche se l’inserimento di spezzoni del film del 2006 nel montaggio stona da pazzi, sia per la qualità video, sia perché Lucas in un’inquadratura ha 24 anni, in quella dopo ne ha 33 (e ne dimostra 40).

Quindi, riepilogando. Canovaccio collaudato, anche se un po’ liso; personaggi iconici con braccia muscolose; finalmente un villain coi controcoglioni; abbondanza di pestaggi a mani nude; macchinoni da paura dei quali personalmente mi frega un cazzo ma su cui i tabbozzi sospirano sognanti.

Sembrerebbe che tutto l’hype che avevo addosso sia stato ripagato, no?

Invece ci sono delle innegabili magagne, la prima delle quali appare chiara dopo pochi minuti di visione.
C’è TROPPO POCO The Rock. Se non ricordo male, nello stesso periodo Rocky girava (quella merda di) Hercules, per cui doveva avere l’agenda piuttosto incasinata. Sicché, le sue apparizioni sono veramente centellinate, anche se di sicuro effetto. Lo scontro con Statham, ad esempio, è pauroso, ma è tanto potente quanto breve. Anche perché il momento più sugoso dello scontro, la Rock Bottom su un tavolino di vetro, ci era già stata spoilerata dal trailer.
Si poteva forse aspettare che Dwayne si liberasse da qualche impegno? Forse, ma la sensazione che ho avuto guardando il film è che sia stato fatto tutto e subito, in maniera quasi frettolosa. Poi magari sono troppo prevenuto io, però…

Poi c’è il discorso Kurt Russell, che è sicuramente un attore leggendario e ha una grande presenza scenica, però… chissenefrega? Sinceramente, quanti di voi avrebbero barattato Russell per avere un po’ più di screen time di The Rock? Io sì, al volo… non siate ipocriti. Con tutto il bene che gli voglio, l’avrei preferito in un episodio dei Mercenari.

C’è anche un breve (TROPPO!) catfight tra Michelle Rodriguez e Ronda Rousey. Ronda ha un abito che le mette in risalto le cosce-per-le-quali-uccideresti e picchia come un fabbro, fa un paio di grapples pazzesche e a un certo punto fa una mossa tutta strana in spaccata che per poco non ci rimanevo secco.

Detto ciò, voglio fare un annuncio. Ronda, ti amo. Sposami, cazzo. Fine annuncio.

Poi c’è quel buffone di Tony Jaa, tutto pasticciato da gangster asian che si riduce a fare la macchietta di quello che è, ovvero un acrobata della madonna e un gran marzialista. Purtroppo la sceneggiatura prevede che si meni con Walker (o meglio, con il suo stunt) per cui sembra sempre che abbia il freno a mano tirato. Avrei preferito magari uno scontro handicap, come quello di Joe Taslim nel 6, che avrebbe potuto mettere in risalto maggiormente le sue qualità.

Infine, come anticipato, due cenni su James Wan. Gran parte dell’hype che avevo era dovuto al fatto che in cabina di regia ci fosse uno dei più virtuosi della nuovissima generazione, ed ero pazzamente curioso di vedere cosa avrebbe potuto combinare alle prese con del materiale simile. Purtroppo sembra che Wan giri col pilota automatico, a parte un piano sequenza, un paio di inquadrature rotanti e qualche vertigo sparato a caso. Il resto è standard al massimo, con gli immancabili stacchetti dance sui culi in spiaggia e il montaggio convulsissimo al massimo. Inoltre, si vede troppo che gli manca totalmente la dimestichezza con le scene marziali. PECCATONE.

Ma aldilà di quelli che sono i miei personalissimi capricci, il film è godibilissimo, intrattenimento di qualità, e come sempre miriadi di grezzoni si sono precipitati in sala (occupando i posti migliori) e sborsando così tanto cash che F&F7 sfreccia spedito verso il miliardo d’incasso worldwide.

Ovviamente gran parte del clamore e del conseguente successo è dovuto alla prematura scomparsa di Paul Walker. Mi dispiacque molto, quando seppi della sua morte, perché trovai il suo incidente veramente beffardo. Ma non sono certo entrato in sala per vedere la sua “ultima, strepitosa interpretazione”, specialmente perché il suo personaggio è stato da sempre il più debole di tutti, sia fisicamente che come caratterizzazione.
Quindi, ben lungi dal voler pronunciare un obbligato elogio post-mortem, riconosco comunque il gran lavoro della produzione che si è trovata nella merda di dover terminare il film ovviando alla mancanza del suo co-protagonista, e apprezzo con sincero rispetto il tributo in suo onore con cui si chiude il film, veramente toccante e gestito con una leggerezza tale da schivare il rischio sciacallaggio. Insomma, si vede proprio che è una cosa sentita e non una bieca manovra di marketing. Inoltre, un finale così lieve e simbolico costituirebbe un finale perfetto per la serie, ma a quanto pare i motori sono già caldi per l’ottavo capitolo…

PRO
Entertainment macho all’ennesima potenza

CONTRO
Avevo aspettative troppo alte io?

Cinquanta sfumature di grigio

Posted: 16th March 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jamie Dornan, Dakota Johnson, Luke Grimes, Victor Rasuk, Jennifer Ehle, Eloise Mumford, Max Martini, Rita Ora, Marcia Gay Harden
Regia: Sam Taylor-Johnson
Durata: 125 min.
Titolo originale: Fifty Shades of Grey
Produzione: USA 2015

VOTO: ½

È solo grazie ai cinesi se riesco a vedere il film scandalo dell’anno.
Cinquanta sfumature di grigio si porta dietro uno strascico infinito di scabrose notizie da fine del mondo: donne che si masturbano in sala, sex toys ancora madidi di umori dimenticati nelle seggiole del cinema, amplessi interrotti dall’intervento della SWAT (o più plausibilmente dalle maschere del cinema, sempre che esistano ancora) e altre corbellerie assortite.

Mi appresto alla visione, quindi, assolutamente incuriosito da tale clamore mediatico.
Si parla di BDSM, frustini e manette, cose così. Nulla che una coppia un po’ annoiata non faccia nella regolarità della vita di tutti i giorni, ma il fatto che se ne parli un po’ ovunque, dai TG ai Social, tra i sedili degli autobus e durante alla ricreazione a scuola, mi fa sentire un po’ estromesso dall’attualità, dunque decido di capire che cazzo c’avranno ‘ste 50 sfumature di tanto particolare.

Premessa inutile ma doverosa: Guardo il film l’8 Marzo, convinto di attuare una sorta di inutile rivolta sociale.

La storia parla di Anastasia, studentessa impacciatissima che non ha mai chiavato perché aspettava la persona giusta. La persona giusta si rivela essere, dopo appena 5 minuti di film, Christian Grey, youngster rampante & magnate d’impresa, pianista provetto e pilota di caccia ecc. ecc., anche se non si capisce dove cazzo abbia trovato il tempo per imparare tutte queste cose, neanche trentenne.
Anche perché, aldilà delle altre abilità paventate solo a voce, la pratica a cui sembra dedicare la maggior parte delle sue energie (con tanti saluti all’azienda) è il sadomaso spinto, o, parafrasando l’uscita più (in)felice del film, lo “scopare forte”.

Perché sì, Chris è così gentleman che per sedurre la sexy Anastasia non trova di meglio da dire che “Io non faccio l’amore. Io scopo… forte!

IO SCOPO… FORTE!

Dopo essermi perso circa un quarto d’ora di pellicola, sopravvissuto a una crisi di riso isterico e un accenno di embolia, cerco di rientrare nei ranghi della sceneggiatura.
In pratica la storia è questa: Christian è invaghito di Anastasia ma lui non può amare, lui è un cyborg scopatore che mette sotto contratto le fighe con cui desidera intrallazzarsi. Vidimato il contratto, la figa di turno si stabilirà a casa Grey e, a mo’ di sex toy umano, dovrà sollazzare il bel Christian a comando nei suoi giochetti hot a base di frustini e dilatatori anali.

No, purtroppo i dilatatori anali me li sono inventati io.

E basta… mi aspettavo chissà cosa. Violenze, stupri, SCOPATE FORTI, e invece non c’è nulla di tutto ciò. Grey, piuttosto che un sadico sfruttatore maschilista, è tipo il fidanzato perfetto: è ricco, discretamente ganzo (anche se il fisico non è pompato a sufficienza, IMHO), premuroso, sempre presente e porcello il giusto per mantenere vivo il rapporto. Insomma, un paciocchino.

Anastasia invece è perennemente stralunata, si bagna al primo sguardo di Mr. Grey e geme a ogni sculaccione che impatta sulla sua chiappa. Alla fine sclera, ma mica ho capito il perché.

Forse perché le donne sono incomprensibili.
Travisano le attenzioni maschili, non colgono l’importanza di alcuni gesti ma si accaniscono a morte al primo fraintendimento. Anastasia non fa eccezione.
E anche un satanasso come Grey, quello che scopava forte, è ridotto all’impotenza dalla ragazza che ama.

PRO
“Io scopo… forte!”

CONTRO
Più casto di una puntata qualsiasi di Colpo Grosso

Taken 3 – L’ora della vendetta

Posted: 26th February 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Liam Neeson, Maggie Grace, Famke Janssen, Forest Whitaker, Dougray Scott, Jon Gries, Leland Orser, Sam Spruell, Jonny Weston, Andrew Howard
Regia: Olivier Megaton
Durata: 109 min.
Titolo originale: Tak3n
Produzione: Francia 2015

VOTO: ½

Taken 3, ovvero Io vi riritroverò.
Dopo aver appurato quanto Bryan Mills sia letale e decisamente suscettibile, si fa fatica a capire come possano i malavitosi di turno, in questo caso trafficanti russi, pensare di andare a rompergli nuovamente i coglioni. Vabbè.

La storia vede il nostro Bryan accusato dell’omicidio della moglie, così, a random. In realtà basterebbero un paio di rapide verifiche per scagionarlo all’istante, perché le incongruenze sono troppe e troppo evidenti.

Ma Bryan no, non ci sta, sapete come è fatto. Gli girano subito i coglioni, neutralizza i poveri sbirri incaricati di acchiapparlo e fugge velocissimo ad armarsi e a orchestrare il suo tremendo piano di vendetta.

Ovviamente, per i cattivi, finisce tutto in merda.

Il problema di Taken 3 è che ormai non se ne può proprio più.
Aldilà dell’implausibilità della vicenda (seriamente, chi cazzo va a pestare i piedi a un tizio che, da solo, ha sterminato in maniera brutale almeno 200 scagnozzi? Ricorda tanto la testardaggine dei punk con la cresta che sfidavano Ken il guerriero…), a latitare è pure il ritmo, stavolta con troppi dialoghi e meno sparatorie.

Ogni tanto ci si insegue in macchina a tutta birra, e talvolta ci si ricorda di dover ammazzare qualcuno, ma purtroppo Olivier Megaton sfancula tutto optando per un montaggio veramente troppo convulso. Ha rotto il cazzo, non riesce a mantenere un’inquadratura fissa per più di un secondo scarso, è una roba veramente fastidiosa da vedere.

Poi sì, Liam è sempre figo e minaccioso, per carità, ma al netto del plot convenzionale e delle scarne scene d’azione, non c’è nessun reale motivo per guardare questo sequel, a meno che non vi lasciate abbindolare dal plot twist finale intuibile già scorrendo i nomi del cast.

Riepilogando, il primo Taken era ottimo, ritmato, divertente e ignorante ma scaltro nell’aver affidato un ruolo da giustiziere skillatissimo a un volto inusuale come quello di Neeson; il secondo Taken era una stronzatona colossale, ma saltava in aria tutto e quindi alla fine ci si divertiva alla grande; questo terzo Taken, invece, sa di già visto, è prevedibile, spompato, appassionante come una televendita e perfino avaro di scene tamarre.

La speranza è che, come da catchphrase sul poster, tutto finisca qui.

PRO
Liam ci sa sempre fare

CONTRO
Senza nerbo, né idee

John Wick

Posted: 6th February 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Keanu Reeves, Michael Nyqvist, Alfie Allen, Adrianne Palicki, Willem Dafoe, Ian McShane, Bridget Moynahan, Jason Isaacs, Bridget Regan
Regia: David Leitch, Chad Stahelski.
Durata: 101 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2014

VOTO: 

Avevo lasciato Keanu Reeves in condizioni pietose nello scadente 47 Ronin (“il capolavoro del 2014″ solo a detta di un nostro carissimo fan/hater), e ne ero seriamente dispiaciuto, perché Keanu è sempre stato un tipo tosto e c’ha pure una vita personale parecchio disastrata, perciò empatia al massimo per l’interprete di grandi classici come Point Break, Johnny Mnemonic e l’essenziale trilogia di Matrix.

Uscito come al solito in gran ritardo rispetto agli States, approda nei cinema questo John Wick, di cui avevo sentito parlare gran bene nelle rece d’oltreoceano. Il trailer era una bomba, per cui mi sono fiondato al cinema alla prima occasione di avere il biglietto scontato.

La storia è semplice. John Wick è un killer fortissimo che, parimenti al buon Keanu, sta passando un momento veramente duro: la moglie è morta dopo una lunga malattia e lui resta solo al mondo.
A peggiorare le cose si inseriscono dei mafiosi russi che, inconsapevoli di stare pestando i piedi alla persona sbagliata, lo randellano a sangue, gli rubano la Mustang del ’69 e gli ammazzano il cane, regalo dell’ormai scomparsa consorte.

Inizia l’apocalisse.

Anche se la sceneggiatura potrebbe apparire minimale – e lo è -, con il solito canovaccio vendicativo e i personaggi tagliati spessi, ci sono alcune finezze mica da poco, come la delineazione di un ambiente sotterraneo popolato di killers, codici e sistemi di pagamento in dobloni d’oro e peculiari locations come l’hotel che funge da quartier generale, tutto molto underground e affascinante.

Il resto è azione frenetica a palla: il film è diretto da due stuntmen (anche se uno non accreditato, per le solite stronzate burocratiche) e si vede. Coreografie di grappling indemoniato e headshots a raffica, pratica del quale il buon Wick sembra essere proprio patito. Reeves ha interpretato il 90% delle sequenze di azione in maniera egregia, s’è proprio ripreso alla grande. C’è chi critica questi stunt definendoli un po’ goffi, poco fluidi, ma ci terrei a far notare che, nella finzione scenica, John è reduce da uno iato di 5 anni, perciò è perfettamente plausibile che la sua forma atletica sia un pochino arruginita. Inoltre non c’è alcuna sequenza di allenamento, quindi non rompete le balle.

Il versante splatter è moderato, senza grosse esplosioni vermiglie, ma ci sono un bel po’ di schizzi di sangue e qualche pugnalata parecchio dolorosa: la violenza è perfettamente bilanciata, senza che si scada nel grottesco.

Ci terrei inoltre a precisare uno snodo importante della trama, in risposta (ancora) ai soliti criticoni del web incapaci di godersi una dignitosa visione pur di fare i bastian contrario della situazione (qui, lo ammetto, dovrei fare mea culpa anche io).

Si obietta il fatto che John, sicario tra i più letali in circolazione, si faccia malmenare senza opporre troppa resistenza da una cricca di inesperti gaglioffi russi.
Evidentemente i nostri amici criticoni trascurano il fatto che John, ormai solo al mondo dopo la morte dell’amata moglie, non voglia più vivere in questo merdoso mondo, e non posso dargli torto. Si arrende quindi al suo desiderio di oblio eterno, fino a ché non vede massacrato l’innocente cucciolo regalatogli dalla consorte (ok, questo è un po’ ruffiano, lo riconosco), unico appiglio verso la realtà terrena e una speranza di aldilà.

John allora capisce una grande verità, ovvero che in condizioni drastiche, quando ormai tutto sembra perduto, è l’odio a diventare il grande motore della nostra esistenza, ascendendo quindi a disintegratore mosso solo dall’impulso primordiale della distruzione e del giramento di coglioni (aka Vendetta).

Personalmente, ritengo John Wick come una sorta di The Wrestler per Keanu Reeves. È innegabile che gran parte dell’intensità della sua interpretazione sia dovuta alla sua rinascita, al tentativo di risalire la china dopo l’abisso della depressione.
Gli auguro il meglio.

Però già si mormora di un potenziale sequel, cosa che mi lascia un po’ perplesso.
Cosa potrebbero mai inventarsi per farlo incazzare nuovamente? Gli ammazzeranno di nuovo il cane? Gli cagheranno di fronte all’uscio di casa? Gli pisceranno nel serbatoio della Mustang?

Quale che sia la soluzione di sceneggiatura adottata, temo che un John Wick 2, pur mantenendo la stessa frenesia ipercinetica, non riuscirà a conservare la stessa tragicità (e genuinità) del prototipo.

PRO
Welcome back, Keanu

CONTRO
Trama minimale, ma anche sticazzi

Ouija

Posted: 22nd January 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Olivia Cooke, Daren Kagasoff, Douglas Smith, Bianca A. Santos, Ana Coto, Shelley Hennig, Matthew Settle, Vivis Colombetti, Robyn Lively
Regia: Stiles White
Durata: 89 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2014

VOTO: 

Ouija è il film dell’orrore sulla tavoletta spiritica prodotto da chi la tavoletta la fabbrica.
Sicché si fa l’equazione che i teenagers tonti, avendo visto quanto è ganzo rischiare la pelle evocando gli spettri, si fiondino dopo la visione nelle migliori giocattolerie ad accattarsene una.
Dal punto di vista del marketing, la strategia messa in atto per Ouija è ineccepibile.
Peccato che il film faccia cagare.

Il film si apre con una biondina che, dopo aver giocato forever alone con la tavoletta, sente l’impulso irrefrenabile di impiccarsi con le luminarie di natale. La scena dopo non è più natale, ma lei è morta davvero.
Grande cordoglio in famiglia, specialmente da parte della sorella che, incredula, decide di investigare. Quale modo migliore se non quello di fare la seduta spiritica con tutti gli amichetti? Ovviamente la tavoletta si rivela essere tutt’altro che collaborativa. I nostri bravi minchioni non tarderanno a morire, uno dopo l’altro, in maniera invero piuttosto anonima, e dopo essersi comportati nelle maniere più illogiche possibili.

A titolo esemplificativo, a un certo punto il macho del gruppo sta pedalando allegramente per andare chissà dove. Giunge a una specie di sotto passaggio, praticabilissimo, ma lui smonta dalla bici e procede a piedi guardingo, forse preoccupato dalla leggera penombra (la scena è ambientata in pieno giorno). Dopo aver intravisto una sagoma sfrecciare, il macho intima preoccupato il chi-va-là. È una ragazza in leggins che fa jogging. Ciò dovrebbe bastare a tranquillizzarlo, eppure lui è ancora lì, impietrito e tutto cagato che urla al nulla di rivelarsi. A quel punto un carrello pieno di monnezza si anima e fa un po’ di casino, doverosamente, giusto per dargli una lezione e fargli sgommare un po’ le mutande, perché il cagasotto se l’è andata proprio a cercare.

Cose così insomma, e se consideriamo che parte degli omicidi sono fuori campo, rimane veramente poco con cui divertirsi.
Ciliegina sulla torta, gli effetti digitali sono proprio pezzentoni. In compenso, uno degli attori si chiama Kagasoff (eh eh).

Ouija sconta una struttura terribilmente già vista, in film similari e non. C’è l’evocazione, la fase di indagine, poi salta fuori una bambina demoniaca e non manca l’incursione dalla vecchia pazza in manicomio. Oh, e anche il colpo di scena finale che avevano capito tutti già da un quarto d’ora.
Persino la tavoletta stessa è già usurata: Spiritika, Long Time Dead, appare persino in qualche Paranormal Activity.
Dunque, appurato che la storia è spompatissima e abbiamo a che fare ormai con un giocattolo, seppur fico e ben confezionato, temo purtroppo che il film non possa far paura ai maggiori di 10, forse 11 anni.

Sono passati i bei tempi in cui bastava una leggenda metropolitana, magari sentita fortuitamente a scuola, per terrorizzarci per settimane. Come quella vecchia storia secondo la quale, accendendo una candela di fronte allo specchio, rigorosamente a mezzanotte, vedresti la faccia di Gesù (?) e di Satana (!).

But the times they are a-changing, così chiunque oggi può acquistare la sua bella tavoletta Ouija direttamente su Amazon, o nel tepore del centro commerciale di fiducia, e provare il brivido sulla propria pelle o, più verosimilmente, la delusione cocente di non finire impiccato con le luminarie da nessun fantasma malefico.
Conseguenza diretta della commercializzazione massicia, il fascino misterioso celato dietro questo carismatico oggetto è presto svanito nel nulla, proporzionalmente all’efficacia di questo film.

PRO
Su Amazon sta a 19.99$

CONTRO
20 anni fa, forse…